
Di recente nella parte occidentale dell’isola di Sumatra, alcuni ricercatori indonesiani hanno documentato qualche fioritura di una pianta che si nasconde in una liana. La Rafflesia hasseltii passa così la maggior parte della sua vita. Anni, a volte decenni, senza mostrarsi. Passeggiando nel sottobosco umido delle foreste di Sumatra, pur cercandola e passandoci davanti, con molta probabilità non vedrai niente. Non nel senso che è nascosta bene: proprio non c’è nulla da vedere. Nessuna foglia, nessun fusto, nessun segno che faccia pensare a una pianta. Non perché sia rara in senso stretto, ma perché non emerge inizialmente. Poi, a un certo punto, succede. Dal terreno compare un fiore enorme, carnoso, con un odore forte difficile da ignorare. Molto simile e imparentata con il fiore che ha ispirato il Demogorgone di Stranger Things, l'Amorphophallus titanum condivide con quest'ultimo una straordinaria convergenza evolutiva: entrambe imitano l’odore della decomposizione per ingannare insetti necrofagi e garantire l’impollinazione. Fioriture come quelle osservate sono eventi brevi ed estremamente delicati, che se non sei lì in quel momento rischi semplicemente di perdere, rendendola una specie molto complicata da studiare.
La Rafflesia è una pianta parassita di una liana
Dal punto di vista biologico, Rafflesia hasseltii è una pianta solo sulla carta. Non ha foglie. Non ha radici. Non ha un fusto. Non produce clorofilla, cioè quella sostanza che rende le piante verdi e permette loro di usare la luce per produrre energia. Senza clorofilla, la fotosintesi non è possibile. Per vivere, quindi, Rafflesia fa un’altra cosa: cresce interamente dentro un’altra pianta. L’ospite è una liana del genere Tetrastigma, una rampicante simile alla vite, che cresce nelle foreste tropicali. Rafflesia rimane sempre lì dentro: sfrutta i suoi tessuti per acqua e nutrienti e non emerge mai all’esterno, dall’inizio alla fine del ciclo vitale.
Gli studi di revisione pubblicati tra il 2015 e il 2016 alla Middle Tennessee State University mostrano che tutto ciò che non è fiore è ridotto a tessuti microscopici. Vengono chiamati endofita: in pratica, è la parte della pianta che cresce all’interno di un’altra pianta. Nel caso di Rafflesia, questo endofita si sviluppa direttamente nei tessuti della liana ospite e resta invisibile. L’unica cosa che vediamo, quando la pianta “decide” di mostrarsi, è il fiore e nient’altro.

Dove vive Rafflesia hasseltii
Per molto tempo Rafflesia hasseltii è stata considerata una specie esclusiva di Sumatra. Solo in seguito si è capito che la sua distribuzione è un po’ più ampia e include anche alcune aree del Borneo occidentale, come il Sarawak e il Kalimantan. Non significa che sia comune: al contrario. Le popolazioni sono poche e molto isolate.
Un lavoro pubblicato nel 2019 da ricercatori del Research Center for Plant Conservation and Botanical Gardens di Bogor e della Gadjah Mada University descrive il primo ritrovamento certo della specie nel Kalimantan occidentale. I nuovi avvistamenti nella Sumatra occidentale, riportati dal Badan Riset dan Inovasi Nasional (BRIN), vanno nella stessa direzione. Poche popolazioni, molto localizzate e una probabilità alta che molte fioriture passino inosservate. Non perché non ci siano, ma perché durano poco e avvengono in luoghi difficili da controllare con continuità.
Un fiore dalle enormi dimensioni
Quando il fiore si apre del tutto, le dimensioni colpiscono subito. Nella maggior parte dei casi il diametro è compreso tra 30 e 50 centimetri, anche se sono stati osservati esemplari più grandi. Nel Parco Nazionale di Tanjung Datu, i rilievi effettuati insieme ai ricercatori dell’Universiti Malaysia Sarawak hanno documentato fiori larghi tra 47 e 53 centimetri.
Il fiore è caratterizzato da cinque lobi carnosi, con al centro un disco che può arrivare a 27 centimetri di diametro. Nei fiori maschili sono state contate 25 antere, cioè le strutture che producono il polline. All’interno del fiore si trovano anche i cosiddetti processi, appendici carnose utili per riconoscere la specie, che in media sono 23 o 24.
Come viene studiata: misure, microscopi e lunghi appostamenti
Studiare Rafflesia hasseltii non significa fare esperimenti in laboratorio, ma aspettare. Gli studi disponibili sono quasi tutti basati su osservazioni dirette, misurazioni sul campo e analisi morfologiche dettagliate e i ricercatori devono armarsi di calibri digitali e misuratori manuali per misurare con precisione le varie strutture della pianta.
In uno studio del 202, per esempio, i ramenta, strutture interne fondamentali per distinguere le specie di Rafflesia, sono stati osservati al microscopio e misurati in millimetri: quelli inferiori raggiungono 9–10 mm, quelli intermedi 10–14 mm, quelli superiori sono più corti, tra 3 e 7 mm. Questo tipo di dati è essenziale perché la variabilità morfologica all’interno della specie è elevata e può facilmente portare a errori di identificazione.
Una riproduzione fragile e piena di incognite
Uno dei punti più critici emersi dagli studi di revisione è quanto poco si sappia della riproduzione di Rafflesia hasseltii. Durante le spedizioni sul campo, come nel lavoro pubblicato sul Malayan Nature Journal nel 2020, i ricercatori hanno seguito le piante per diversi anni, osservando 44 boccioli e soltanto 2 fiori aperti. È un dato che dice molto: la maggior parte dei tentativi non arriva mai alla fioritura. Le popolazioni mostrano un rapporto molto sbilanciato tra fiori maschili e femminili, e la mortalità dei boccioli è altissima.
Dati raccolti in diverse specie del genere Rafflesia indicano che i boccioli con diametro inferiore ai 5 cm hanno una probabilità di morte molto elevata, a causa di disturbi ambientali, umidità, predazione o semplice collasso fisiologico. Anche quando il fiore si apre, la finestra utile per l’impollinazione è brevissima: in alcune specie affini il polline resta vitale solo per 72 ore
Un importante indicatore dell'equilibrio forestale
Il recente ritrovamento a Sumatra ha portato con sé un messaggio chiaro: la conservazione di Rafflesia hasseltii non può prescindere dalle comunità locali. Il report del BRIN (National Research and Innovation Agency) sottolinea come la tutela del fiore passi dalla protezione della foresta, delle liane ospiti e dalla collaborazione con chi vive quotidianamente questi territori. Non si tratta solo di salvare una curiosità botanica. Rafflesia hasseltii è un indicatore ecologico estremamente sensibile: dove scompare lei, significa che l’equilibrio della foresta è già compromesso.