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23 Luglio 2022
18:00

Rigassificatori: cosa sono, a cosa servono e come funzionano le navi rigassificatrici

I rigassificatori sono impianti che permettono di trasformare il GNL in metano allo stato gassoso. Vediamo come funzionano e dove si trovano in Italia.

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Rigassificatori: cosa sono, a cosa servono e come funzionano le navi rigassificatrici
rigassificazione come funziona

I rigassificatori sono particolari impianti industriali che fanno parte del ciclo di produzione e trasporto di gas naturale. Nello specifico si tratta di strutture che permettono di trasformare il GNL (Gas Naturale Liquefatto) dallo stato liquido (utilizzato principalmente per agevolarne il trasporto) a quello gassoso (utilizzato per la produzione di energia), permettendone poi la sua successiva distribuzione all'interno della rete nazionale. Si tratta di una tecnologia che, nel corso degli anni, sta attirando sempre più interesse e anche l'Italia negli anni a venire aumenterà gli investimenti in questo settore.
Ma come funzionano esattamente questi impianti? Quanti sono i rigassificatori in Italia e dove si trovano?

Come funziona il processo di rigassificazione?

Il processo di rigassificazione prevede di trasformare una sostanza allo stato liquido (in questo caso metano) in una allo stato gassoso tramite la variazione delle condizioni di pressione e temperatura.
Più nello specifico, prima di avviare il processo di rigassificazione il GNL viene stoccato all'interno di appositi serbatoi in corrispondenza dei terminali di rigassificazione, mantenendolo a una temperatura di -162°C e a pressione ambiente. Il processo di rigassificazione vero e proprio viene effettuato attraverso uno scambiatore di calore. Come suggerisce il nome, questa tecnica permette di scambiare calore tra due fluidi – in questo caso GNL e acqua di mare. Ma come funziona esattamente?

Negli impianti di rigassificazione il GNL viene fatto fluire all'interno di una serpentina che, a sua volta, è immersa in una vasca di acqua marina a temperatura ambiente. La differenza di temperatura tra i due fluidi è sufficientemente grande da riuscire a riscaldare il GNL a tal punto da farlo ritornare gassoso e, quindi, renderlo pronto per essere immesso nella rete di distribuzione nazionale. In realtà il riscaldamento del GNL corrisponde a un raffreddamento dell'acqua marina che, per questo motivo, viene continuamente cambiata.
Attenzione: i due fluidi non entrano mai in contatto diretto perché sono separati dalla parete della serpentina.

I rigassificatori galleggianti

Le navi rigassificatrici, conosciute anche come Fsru o Rigassificatori galleggianti, sono un'alternativa ai classici impianti di rigassificazione on-shore e off-shore. Si tratta infatti di speciali navi che sono in grado di stoccare e rigassificare GNL direttamente a bordo, immettendolo poi nella rete nazionale. Come funzionano?
Per rifornire di GNL le Fsru vengono utilizzate delle navi metaniere che, accostandosi a queste imbarcazioni, ne riempiono gli appositi serbatoi tramite appositi sistemi di tubature in grado di far scorrere metano liquefatto a una temperatura di circa -160°C. Dopo essere stato caricato a bordo, il GNL viene stoccato in attesa del processo di rigassificazione – il quale, come visto in precedenza, viene eseguito grazie a uno scambiatore di calore. Una volta riportato il metano allo stato gassoso, questo viene immesso nella rete di distribuzione nazionale. Al momento esistono 48 navi rigassificatrici al mondo e, di queste, 25 hanno una capacità di stoccaggio compresa tra i 160 e i 180 mila metri cubi.

fsru nave
AB Klaipėdos Nafta, CC BY–SA 4.0, via Wikimedia Commons

Quanti sono i rigassificatori in Italia?

Attualmente il nostro Paese dispone di tre impianti di rigassificazione: Panigaglia (SP) e Livorno, sul Mar Tirreno, e Cavarzere, vicino a Rovigo, sul Mar Adriatico. Di questi, l'impianto di Panigaglia è on-shore (capacità annuale massima di rigassificazione pari a 3,5 miliardi di m3), quello di Rovigo off-shore (capacità annua 8 miliardi di m3) mentre quello di Livorno è affidato a un rigassificatore galleggiante, l'Fsru Toscana (capacità annua 3,75 miliardi di m3).
Come si può vedere anche dal grafico sottostante, la quantità di GNL importata da questi tre terminali è in costante crescita – se si esclude il picco negativo del 2020 legato alla pandemia. Tra i tre, quello con il contributo nettamente maggiore è quello di Rovigo, seguito a distanza dagli impianti di Panigaglia e Livorno.

Oltre a questi tre terminali già attivi, l'Italia si è dotata di altre due Fsru: la prima è la Golar Tundra, di proprietà SNAM. Questa nave ha una capacità di stoccaggio pari a circa 170 mila metri cubi, può operare anche come metaniera ed è in grado di rigassificare ogni anno circa 5 miliardi di metri cubi di gas naturale. Attualmente quest'imbarcazione non è ancora operativa e si ritiene che inizierà la propria attività attorno alla primavera del 2023, andando ad operare in Italia centro-settentrionale - ovvero laddove la domanda di gas è maggiore. Un possibile punto di attracco potrebbe essere Piombino, in Toscana, anche se non si tratta per il momento di una posizione confermata.

La seconda nuova nave rigassificatrice è la BW Singapore, sempre di proprietà SNAM e acquistata a inizio luglio 2022. Le caratteristiche sono pressappoco le stesse della Golar Tundra - cioè 170 mila metri cubi di stoccaggio e 5 miliardi di metri cubi di rigassificazione ogni anno - ma, a differenza della precedente imbarcazione, questa sarà probabilmente ubicata in prossimità di Ravenna e inizierà la propria attività da Fsru nel terzo trimestre 2024.

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Stefano Gandelli
Redattore
Sono un geologo appassionato di scrittura e, in particolare, mi piace raccontare il funzionamento delle cose e tutte quelle storie assurde (ma vere) che accadono nel mondo ogni giorno. Credo che uno degli elementi chiave per creare un buon contenuto sia mescolare scienza e cultura “pop”: proprio per questo motivo amo guardare film, andare ai concerti e collezionare dischi in vinile.
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