31 Gennaio 2023
7:30

Risorgimento e unità d’Italia in sintesi. La storia di com’è nato il nostro Paese (1815-1861)

Breve storia dei fenomeni culturali, politici e militari che da inizio Ottocento costituirono il cosiddetto Risorgimento e sfociarono nella proclamazione del Regno d’Italia nel 1861.

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A cura di Erminio Fonzo
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Risorgimento e unità d’Italia in sintesi. La storia di com’è nato il nostro Paese (1815-1861)
Battaglia di Calatafimi (copertina)
Battaglia di Calatafimi (copertina)

Quando è nata l'Italia? Tutto parte dal Risorgimento! Il Risorgimento italiano è stato un movimento politico e culturale cominciato all'inizio dell'Ottocento, in particolare nel 1815 (se proprio dobbiamo trovare una data). Ha mirato a creare uno Stato italiano unitario, dato che allora la penisola era divisa in molte piccole e distinte entità politiche. Alcuni dei protagonisti principali del Risorgimento furono personaggi di cui oggi vediamo le statue in giro per le piazze di tante città italiane: Giuseppe Garibaldi, Vittorio Emanuele II, Giuseppe Mazzini e Camillo Benso, Conte di Cavour.

L'unità del Regno d'Italia fu proclamata il 17 marzo 1861 e segnò l'inizio della nostra storia come Paese. Tuttavia, il processo di unificazione non era ancora terminato (mancavano ancora il Lazio e il Veneto all'appello, ad esempio). Inoltre, anche nel corso del Risorgimento ci furono conflitti tra diverse fazioni, senza contare l'opposizione da parte di alcune entità politiche che non volevano rinunciare al loro potere. Ricostruiamone le tappe del Risorgimento in sintesi.

La penisola italiana nella prima metà dell’Ottocento

Per parlare del Risorgimento scattiamo prima una fotografia dell'Italia all'inizio dell'Ottocento. Dopo il Congresso di Vienna del 1814-15, la penisola italiana era così suddivisa: il Nord-Ovest era occupato dal Regno di Sardegna, guidato dalla dinastia dei Savoia; il resto del Settentrione faceva parte dell’Impero d’Austria; nell’Italia centrale si trovavano alcuni ducati, il Granducato di Toscana e lo Stato pontificio, governato direttamente dal Papa; il Mezzogiorno continentale e la Sicilia costituivano il Regno delle Due Sicilie, guidato dalla dinastia dei Borbone.

Italia dopo il Congresso di Vienna (credi bramfab)
Italia dopo il Congresso di Vienna (credi bramfab)

Le radici del Risorgimento

L’inizio del Risorgimento si può collocare nel 1815 e la fine nel 1861, con la proclamazione del Regno d’Italia, o nel 1870, quando fu annessa la città di Roma. Il termine, che esprime l’idea del “ri-sorgere”, è basato sulla convinzione, vera o presunta, che la penisola italiana avesse vissuto epoche di splendore (l’epoca di Roma antica, l’età dei comuni medievali, il Rinascimento) e che, dopo una fase di decadenza, dovesse riprendere in mano i propri destini. Ma perché ebbe luogo il Risorgimento?

Il Risorgimento fu originato dalla diffusione di nuove idee politiche, sorte tra Sette e Ottocento grazie ai movimenti culturali dell’Illuminismo e del Romanticismo. Le più importanti erano l’idea di nazione e il liberalismo.

rivoluzione francese

L’idea di nazione è il principio secondo il quale gli uomini che parlano la stessa lingua e hanno tradizioni e usanze comuni, e che quindi formano un popolo, hanno il diritto di costituire uno Stato indipendente. Nell’Ottocento l’idea si diffuse anche nella penisola italiana. Più precisamente, la convinzione che la Penisola costituisse un’entità culturale unica era stata avanzata da alcuni intellettuali sin dal basso Medioevo; nell’Ottocento si affermò il principio che tale entità dovesse costituire uno Stato. Da questo derivava anche l’aspirazione all’indipendenza dei territori soggetti all’impero d’Austria.

L’altra molla ideologica del Risorgimento fu il liberalismo. In alcuni settori della classe dirigente si affermò l’idea che il potere dei sovrani dovesse essere limitato da una costituzione che stabilisse le competenze dei diversi organi dello Stato (nelle monarchie assolute la costituzione non è prevista perché il potere del re, almeno in teoria, è illimitato). La richiesta della costituzione fu la principale ragione dei moti rivoluzionari fino al 1848.

bersaglieri risorgimento

Il processo risorgimentale fu portato avanti prevalentemente da alcune élite: intellettuali, borghesi, ufficiali dell’esercito, aristocratici illuminati. Solo in queste categorie, infatti, si erano affermati i principi del nazionalismo e del liberalismo. La grande maggioranza degli abitanti della Penisola, che lavorava nei campi e molto spesso era analfabeta,­ non seguiva le vicende nazionali. Il Risorgimento, perciò, non fu una rivoluzione del popolo nel senso classico del termine.

Le insurrezioni principali del Risorgimento

Nel corso degli anni ebbero luogo vari moti insurrezionali, la maggior parte dei quali non mirava all’unità nazionale, ma a ottenere la costituzione nel proprio Stato. Tutti i moti furono repressi. Tra i principali vi furono:

  • Moti del 1820-21 nel Regno delle Due Sicilie e nel Regno di Sardegna;
  • Moti del 1831 nei ducati di Modena e Parma e in alcuni territori dello Stato pontificio.

I moti del 1848 e la prima guerra di indipendenza

Le insurrezioni più intense, però, furono quelle del 1848, finalizzate a ottenere una costituzione o l’indipendenza dall’Austria e che si svilupparono nel quadro di varie rivoluzioni che ebbero luogo in Europa. In Italia insorsero diverse città, tra le quali Palermo, Napoli, Roma, Milano e Venezia.

Particolarmente rilevante fu quanto accadde a Milano: gli insorti cacciarono gli austriaci nelle celebri Cinque Giornate e trovarono il sostegno del Regno di Sardegna, che dichiarò guerra all’Impero d’Austria. Iniziò così la prima guerra di indipendenza, alla quale in una prima fase parteciparono anche altri Stati italiani, che poi si ritirarono.

Nel 1849 l’Impero sconfisse i piemontesi e gli insorti, ristabilendo il suo dominio su Milano. Anche le altre insurrezioni furono represse e le costituzioni che i sovrani avevano dovuto concedere furono ritirate. Unica eccezione fu il Regno di Sardegna, nel quale lo Statuto albertino, emanato dal re Carlo Alberto, fu conservato dal suo successore, Vittorio Emanuele II, asceso al trono nel 1849.

Carlo Alberto di Savoia firma lo Statuto nel 1848
Carlo Alberto di Savoia firma lo Statuto nel 1848

Le correnti del Risorgimento

Dopo il 1848 l’idea dell’unità nazionale si diffuse in settori più ampi delle élite. Anche i simboli nazionali andarono incontro a una maggiore diffusione e iniziò a essere usata più frequentemente la bandiera tricolore. Tra i leader politici, però, vi erano posizioni diverse sul modo nel quale l’unità dovesse essere raggiunta e sul tipo di Stato da instaurare. Le principali correnti erano le seguenti:

  • Moderati: intendevano giungere all’unità con la diplomazia o con conflitti militari tra eserciti regolari, senza alcuna opzione rivoluzionaria. Volevano che l’Italia fosse una monarchia costituzionale guidata dai Savoia. Il principale esponente di questa corrente era Camillo Benso, conte di Cavour;
  • Democratici: intendevano giungere all’unità attraverso moti rivoluzionari che coinvolgessero la popolazione e desideravano instaurare la repubblica. Il principale esponente di questa fazione era Giuseppe Mazzini;
  • Neoguelfi: ritenevano che l’Italia dovesse essere una confederazione di Stati semiautonomi, presieduta dal Papa. Il principale esponente era l’abate Vincenzo Gioberti;
  • Federalisti: divisi in varie correnti, desideravano che l’Italia diventasse una confederazione di Stati. Tra gli esponenti più noti vi era Carlo Cattaneo.
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Gli accordi di Plombières

La corrente vincente alla fine fu quella moderata e l’Italia giunse all’unificazione prevalentemente per via diplomatico-militare. Dopo il 1848, infatti, il Regno di Sardegna si pose alla testa della lotta contro gli austriaci. Cavour, presidente del consiglio del regno di Sardegna dal 1852, intendeva estendere i confini del Regno a Lombardia e Veneto (non pensava in origine all’intera Penisola) e nel 1858 strinse degli accordi con Napoleone III, l’imperatore francese, nel corso di un incontro tenutosi nella cittadina di Plombières.

Napoleone III garantì il proprio aiuto in un'eventuale guerra contro l’Impero d’Austria, in cambio della contea di Nizza e della regione della Savoia, appartenenti al Regno di Sardegna. Dopo la guerra, il territorio italiano sarebbe stato riorganizzato, ma sarebbe stato ugualmente diviso.

L'Italia immaginata a Plombières (credit Xerse)
L’Italia immaginata a Plombières (credit Xerse)

La seconda guerra d'indipendenza e l’unificazione

Nel 1859 Cavour provocò una guerra contro l’Austria, passata alla storia come seconda guerra di indipendenza. La Francia intervenne e insieme ai piemontesi sconfisse gli austriaci in diverse battaglie, ma gli eventi presero una piega inattesa: nei ducati dell’Italia centrale si svilupparono delle insurrezioni e, attraverso dei plebisciti (una sorta di precursore dei referendum), fu dichiarata l’annessione al nuovo Regno che si stava formando al Nord. La sistemazione della Penisola stabilita a Plombières non si stava realizzando e, per tale ragione, Napoleone III si ritirò dalla guerra. L’Austria nel frattempo cedette a Cavour la Lombardia, ma conservò il Veneto.

La battaglia di Magenta durante la guerra contro gli austriaci
La battaglia di Magenta durante la guerra contro gli austriaci

Il Centro-Nord era stato unificato, ma mancava ancora il Mezzogiorno. Per annetterlo, nel 1860 ebbe luogo la cosiddetta "spedizione dei mille": un migliaio di volontari, guidati da Giuseppe Garibaldi, sbarcò in Sicilia allo scopo di fare entrare il Regno delle Due Sicilie nel nuovo Stato italiano. Ai garibaldini si unirono migliaia di volontari meridionali e l’esercito dei Borbone fu sconfitto in numerose battaglie combattute in Sicilia e nel Mezzogiorno continentale, provocando il crollo della dinastia.

Il 17 marzo 1861 nel Parlamento riunito a Torino fu proclamato il Regno d’Italia. Mancavano, però, alcuni “pezzi”, tra i quali il Veneto, che sarà annesso nel 1866, e il Lazio, che sarà annesso nel 1870.

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