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23 Aprile 2023
16:30

Sciagure aerospaziali, i principali incidenti avvenuti esplorando lo spazio

Fare l’astronauta è pericoloso: le navicelle spaziali sono macchine complesse e, nel caso di guasti o malfunzionamenti, gli equipaggi rischiano di perdere la vita. Lo stesso personale che lavora nelle basi a terra corre seri pericoli.

A cura di Erminio Fonzo
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Sciagure aerospaziali, i principali incidenti avvenuti esplorando lo spazio
incidenti missioni spaziali

Le missioni umane nello spazio comportano rischi significativi, perché spesso i guasti dei veicoli sui quali viaggiano gli astronauti non lasciano scampo. Da quando sono iniziati i viaggi spaziali, gli incidenti sono stati numerosi e talvolta hanno avuto esito tragico. Già durante la corsa allo spazio degli anni ’60 diversi astronauti persero la vita durante i test o in missione. Nel 1971, inoltre, si verificò un incidente mortale oltre i confini dell’atmosfera terrestre, che costò la vita a tre cosmonauti sovietici.

I disastri peggiori avvenuti in volo, però, sono quelli occorsi agli Space Shuttle americani, due dei quali sono esplosi e hanno provocato la morte dell’intero equipaggio. Sciagure ancora più gravi si sono verificate a terra per l’esplosione dei razzi in fase di lancio. Inoltre, secondo una teoria non provata l’Unione Sovietica avrebbe inviato astronauti nello spazio prima del volo di Juri Gagarin nel 1961, ma essi sarebbero morti in missione. In totale, gli astronauti morti durante i voli spaziali sono 19: quattro sovietici, quattordici statunitensi e un israeliano.

Placca commemorativa a Cape Canaveral (credit Simiprof)
Placca commemorativa a Cape Canaveral (credit Simiprof)

Gli incidenti durante la corsa allo spazio degli anni ‘60

La prima fatalità legata all’esplorazione spaziale si verificò in Unione Sovietica nel 1961, quando l’astronauta Valentin Bondarenko morì a terra nell’incendio di una camera a bassa pressione. Il primo astronauta americano a perdere la vita fu invece Theodore Freeman, perito in un incidente nel corso di un volo di addestramento nel 1964. Tre anni più tardi, negli Stati Uniti si verificò un incidente più grave: una navicella, poi ribattezzata Apollo 1, esplose durante un test, uccidendo i tre membri dell’equipaggio.

Gli astronauti dell'Apollo 1
Gli astronauti dell’Apollo 1

Anche negli anni successivi gli incidenti furono numerosi. Per rendere omaggio ai caduti, nel 1971 gli astronauti della missione Apollo 15, che raggiunsero la Luna, lasciarono sul satellite una statuetta, denominata Fallen Astronaut (l’astronauta caduto), in onore di quattordici loro colleghi morti negli anni precedenti per causa di servizio o per altre ragioni.

La statuetta Fallen Astronaut sulla Luna
La statuetta Fallen Astronaut sulla Luna

Incidenti negli anni '70

Negli anni ’70 le missioni spaziali continuarono a provocare vittime. Nel 1971 ebbe luogo l’unico incidente mortale al di sopra della linea di Karman, posta a 100 km di altitudine dalla superficie del mare, che per convenzione segna il confine tra l’atmosfera terrestre e lo spazio (gli altri incidenti in volo sono avvenuti sempre in fase di decollo o di rientro delle navicelle e quindi a quote più basse e non considerate "spazio", ma atmosfera terrestre).

I tre membri dell’equipaggio della navicella sovietica Sojuz 11 soggiornarono per tre settimane sulla stazione spaziale Saljut e il 29 giugno iniziarono i preparativi per il ritorno; la navicella, però, purtroppo, subì una depressurizzazione improvvisa, disperdendo l’ossigeno nello spazio. La Sojuz rientrò regolarmente sulla Terra, atterrando nel territorio dell’attuale Kazakistan, ma quando le squadre di recupero la raggiunsero si accorsero che i tre astronauti erano morti per asfissia. Fino a oggi, le tre vittime dell’incidente sono gli unici esseri umani morti nello spazio.

Francobollo commemorativo dei tre astronauti morti
Francobollo commemorativo dei tre astronauti morti

I due disastri dello Space Shuttle

Dagli anni ’80 in avanti gli incidenti più gravi verificatisi in volo hanno coinvolto gli astronauti statunitensi a causa di due episodi legati agli Space Shuttle, navicelle riutilizzabili in servizio dal 1981 al 2011. Il primo incidente fu quello dello Shuttle Challenger, che il 28 gennaio 1986 esplose in volo, poco dopo essere partito, per il cedimento di una guarnizione di gomma. I sette membri dell’equipaggio persero la vita. Tra loro vi era un’insegnante, Christa McAuliffe, che era stata selezionata per tenere una lezione dallo spazio.

L'esplosione dello Shuttle Challenger
L’esplosione dello Shuttle Challenger

Dopo il disastro le altre navicelle Shuttle proseguirono le loro missioni, ma nel 2003 si verificò un altro incidente grave. Lo Shuttle Columbia si disintegrò in volo a 65 km di altezza, mentre rientrava da una missione durata due settimane. Anche in questo caso per i sette membri dell’equipaggio non ci fu scampo. Una delle vittime fu Ilan Ramon, il primo astronauta israeliano, che viaggiava con sei colleghi americani. Gli Shuttle continuarono a volare nello spazio fino al 2011, compiendo complessivamente 135 missioni, ma in seguito, anche a causa dei problemi di sicurezza, furono ritirati dal servizio.

Gli incidenti a terra

Gli incidenti con il bilancio più pesante non hanno avuto luogo a bordo dei veicoli, ma a terra, per l’esplosione dei razzi vettori. Sciagure del genere sono avvenute relativamente spesso anche nel lancio di missili militari, non progettati per le missioni spaziali, ma per attaccare il territorio nemico.

Tra le esplosioni legate allo spazio va menzionata quella verificatasi nel 1980 nel cosmodromo di Plesetsk, in Unione Sovietica. Un razzo, che avrebbe dovuto portare un satellite artificiale in orbita, esplose in fase di lancio, provocando la morte di 48 persone.

Memoriale alle vittime del disastro del cosmodromo di Plesetsk (credit Ssr)
Memoriale alle vittime del disastro del cosmodromo di Plesetsk (credit Ssr)

L’incidente più grave in assoluto, però, si è verificato in Cina nel 1996. Un razzo destinato a trasportare un satellite artificiale fu lanciato dallo spazioporto di Xichang, nella provincia del Sichuan, ma virò improvvisamente poco dopo la partenza, quando era ancora carico di carburante, e cadde sul villaggio di Mayelin, provocando un enorme esplosione. Le autorità cinesi dichiararono che le vittime erano sei, ma gli analisti occidentali ritengono che il numero sia sensibilmente più alto e corrisponda a centinaia di persone. Esplosioni simili si sono verificate in molti altri casi, provocando per fortuna un numero minore di vittime.

La teoria dei “cosmonauti perduti”

Merita un cenno una tesi piuttosto popolare tra i sostenitori delle teorie del complotto, secondo la quale, già prima del volo di Juri Gagarin (noto per essere stato il primo uomo nello spazio), i sovietici avrebbero inviato alcuni uomini oltre l’atmosfera, ma le missioni sarebbero fallite provocando la morte degli astronauti. La teoria si basa su prove molto poco consistenti, tra le quali alcune intercettazioni radio effettuate da due giovani radioamatori italiani, ed è in genere considerata priva di fondamento.

Del resto, è vero che l’URSS cercava di tenere nascosti gli incidenti che occorrevano ai suoi astronauti, ma è altrettanto vero che negli anni ‘90, quando il regime sovietico è crollato, gli archivi sono stati aperti al pubblico e si è venuti a conoscenza delle sciagure che le autorità sovietiche non avevano rivelato. Dei presunti “cosmonauti perduti”, però, non c’è traccia.

I fratelli Judica Cordiglia, i due radioamatori italiani che avrebbero intercettato le comunicazioni sovietiche
I fratelli Judica Cordiglia, i due radioamatori italiani che avrebbero intercettato le comunicazioni sovietiche
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