Gagarin

Un ragazzo della campagna russa con delle capacità straordinarie venne catapultato nella più importante missione aeronautica del suo tempo: andare nello spazio. Le probabilità di trionfo erano bassissime, ma il talento del giovane Jurij Gagarin, l’ingegneria russa e un pizzico di fortuna hanno reso il volo dell’aprile 1961 un piccolo miracolo della storia. Ecco come avvenne il primo viaggio spaziale!

Il sogno di Gagarin

Difficile non ritrovarsi nelle parole di Jurij Gagarin, il primo uomo mai andato nello spazio.

Essere il primo a entrare nel cosmo, qualcuno potrebbe sognare una cosa più grande di questa?

Juri Gagarin

Il 27enne russo pronunciò queste parole poco prima di imbarcarsi sulla navicella Vostok 1: dalla sua voce trasparivano la responsabilità e l’emozione prima di un salto nel vuoto.
Perché di questo si trattava: le probabilità di sopravvivenza erano molto basse.

Un’infanzia povera nelle fattorie collettive, l’occupazione nazista e l’apprendistato da operaio in acciaieria l’avevano reso un uomo prima del tempo. Ottenuti ottimi voti nelle scuole serali, Jurij aveva preso il diploma di metalmeccanico, era entrato alla scuola di volo militare e aveva chiesto di essere destinato al programma spaziale: il sogno dello spazio bruciava dentro di lui con una forza incredibile. La corsa al cielo era iniziata negli anni Cinquanta, e nel 1957 i sovietici erano riusciti a mandare nell’atmosfera la prima navicella vuota, lo Sputnik, e la prima creatura vivente, la cagnolina Laika (anche se prima di lei erano morti nel tentativo diversi topi e macachi).

Per diventare il primo uomo nello spazio Gagarin si impegnò moltissimo, era consapevole di avere solo una chance.

Questo non gli impedì di avere una vita tutto sommato normale. Quando era ancora cadetto Jurij conobbe infatti la dottoressa Valentina Gorjaceva durante una parata per il primo maggio: erano gomito a gomito nella Piazza Rossa, e cominciarono a chiacchierare. Sei mesi dopo si sposarono e nel giro di qualche anno ebbero due bambine, Elena e Galina. Quelle bambine oggi sono la direttrice generale dei Musei del Cremlino e una professoressa di Economia: il nome di Gagarin vive ancora oggi in loro.

Juri gagarin
in foto: Foto di Juri Gagarin durante una conferenza stampa (credit: Finnish Museum of Photography).

Le prove per diventare astronauta

Ricordato come concentrato, esigente e resistente, Gagarin superò tutte le prove fisiche e psicologiche con il massimo dei voti. Non si lamentò mai, neanche quando venne messo per delle ore in una camera completamente silenziosa (detta “anecoica”, cioè senza eco) e fu sottoposto a test di ipossia in cui lo privavano progressivamente di ossigeno. Il medico lo descrisse come modesto, con un forte senso dell’umorismo, doti immaginative e un talento per il calcolo matematico: Yurij era il pilota che l’URSS stava cercando! Così venne selezionato come prima scelta per il volo spaziale.

Dall’alto Jurij lo definì “il pianeta azzurro”

“Cedro”, questo il nome in codice che Jurij si era scelto per la missione, partì nella mattina del 12 aprile 1961 da Mosca poco dopo le nove del mattino. Ancora non sapeva che il suo volo, due ore quasi perfette, sarebbe passato alla storia come un esperimento di grandissimo successo e il primo vero passo per la presenza umana nello spazio.

Il lancio consisteva in più step: una fase di propulsione, che prevedeva l’espulsione dei razzi laterali e il raggiungimento dell’orbita, un giro intorno alla Terra e il rientro. Gagarin completò in 108 minuti un’intera orbita ellittica intorno al nostro pianeta, superando i 300 chilometri di altitudine. Anche se era un pilota provetto il suo ruolo era quello di passeggero, perché la Vostok veniva controllata da un computer a terra. Atterraggio compreso: per il rientro si sarebbero accesi dei retrorazzi e lui sarebbe stato espulso con il paracadute per ritrovarsi vicino a Mosca. Una passeggiata!

Promosso al grado di maggiore mentre si trovava in orbita, Gagarin ebbe lo straordinario privilegio di osservare per primo la Terra dallo spazio: “Il cielo è molto nero, la terra è azzurra”. Bastarono poche parole per imprimere a fuoco questo momento nella memoria collettiva: la Terra sarebbe diventata da lì in avanti “il pianeta azzurro”.

Capsula Gagarin
in foto: La capsula che ospitò Gagarin durante il suo viaggio (credit: Alan Lee).

Il primato sovietico nella Guerra Fredda

Jurij atterrò sano e salvo, e cominciarono i festeggiamenti. Il volo era stato un trionfo e Gagarin divenne una celebrità a livello globale: per diversi mesi viaggiò in lungo e in largo raccontando la propria esperienza, e ancora oggi continuano a essere realizzati libri e film sulla sua vita (l’ultimo film, del 2013, è Gagarin. Primo nello spazio, del regista Pavel Parkhomenko). Sognare lo spazio divenne una possibilità per i bambini di tutto il mondo, e la corsa alla conquista del cielo salì tra le prime preoccupazioni nella gara tra le potenze della Guerra Fredda. Se l’URSS si era presa il primato della presenza umana nello spazio, gli Stati Uniti avrebbero dovuto portare gli umani sulla Luna prima di loro, e così accadde nel 1969 quando Neil Armstrong posò il suo piede sul suolo lunare.

Votato più volte nel parlamento dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, Gagarin continuò a partecipare attivamente all’addestramento del personale militare spaziale e contribuì ai progetti per realizzare un veivolo spaziale riutilizzabile – non troppo diverso da quello che sta facendo SpaceX in questi mesi!

Jurij non tornò più nello spazio e morì appena sette anni dopo il suo grande traguardo. Durante un volo a bordo di un caccia, infatti, lui e un istruttore aereo si schiantarono al suolo. Aveva 34 anni. La causa dell’incidente sembra fossero le cattive condizioni meteo, ma alcuni ipotizzano una brusca manovra di uno dei due piloti per evitare un ostacolo oppure una “non ben specificata” presenza di un secondo aereo. C’è persino chi pensa a un misterioso intervento del KGB: avete mai letto un memoir sulla Guerra Fredda? Ci sono più cospirazioni che persone.

Gagarin poster
in foto: Poster di Juri Gagarin del 1961 (credit: IISG).
Articolo a cura di
Redazione