
Un nuovo complesso funerario monumentale del VI secolo a.C. è stato scoperto a Sirolo, nelle Marche, nell'area della necropoli picena del Conero. Il ritrovamento, emerso durante indagini di archeologia preventiva coordinate dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le Province di Ancona e Pesaro e Urbino e realizzate da ArcheoLab in collaborazione con il Comune di Sirolo, offre un'importante occasione per approfondire la conoscenza delle aristocrazie picene e della loro organizzazione sociale di almeno 2500 anni fa.
I Piceni erano uno dei popoli italici che popolava la penisola prima della conquista romana. Essi vivevano fra le attuali Marche e Abruzzo, e nel corso dell'età del ferro, tra il X e il III sec. a. C. svilupparono una civiltà originale e raffinata, che venne poi integrata con l'espansione romana. I Piceni erano noti per la loro tradizione guerriera, e per il loro animale totemico, il picchio, da cui derivavano il nome, rappresentato anche sullo stemma della regione Marche.

La scoperta di Sirolo ha permesso innanzitutto di reinserire nel suo contesto originario la celebre tomba del guerriero rinvenuta qui nel 2020. Il personaggio era stato sepolto con un ricco corredo composto da elmo, lancia, spada, pugnale, una brocca bronzea di tradizione greco-etrusca e un rarissimo diphros, uno sgabello pieghevole simbolo di prestigio nell'Italia preromana. Le nuove indagini dimostrano ora che quella sepoltura faceva parte di un più ampio sepolcreto gentilizio sviluppato attorno a una monumentale tomba principesca.
Al centro del complesso è stata individuata una grande sepoltura maschile contenente i resti di un currus, un carro a due ruote deposto probabilmente integro nella fossa funeraria. Il carro rappresenta uno dei principali simboli del rango elevato del defunto. Il corredo comprende inoltre un elmo, un'ascia e altre armi, oltre ad alcuni reperti ancora in fase di restauro che potrebbero offrire nuove informazioni sulle forme di rappresentazione del potere nel Piceno del VI secolo a.C.

Lo scavo ha rivelato anche una caratteristica finora inedita. Diversamente dagli altri grandi circoli funerari del territorio, delimitati da un fossato circolare, il nuovo monumento rinvenuto a Sirolo era circondato da una palizzata lignea, documentata da una regolare successione di buche di palo nelle quali erano stati deposti frammenti ceramici selezionati. Di particolare interesse sono anche alcuni grandi recipienti in lamina bronzea rinvenuti nella tomba principesca. Ancora sigillati da coperchi in ceramica, conservano materiale organico, frammenti ceramici e resti ossei animali, probabilmente collegati al banchetto funerario o a offerte alimentari destinate al defunto. Accanto alla sepoltura principale è emersa anche una ricca tomba femminile, con fibule con elementi in ambra ancora nella posizione originaria sulle vesti, resti di tessuti e calzature. Questi elementi contribuiranno a ricostruire le pratiche rituali e le modalità con cui il prestigio femminile veniva espresso nelle élite picene.

Secondo gli archeologi, il nuovo complesso monumentale amplia sensibilmente l'estensione conosciuta della necropoli del Conero e offre, per la prima volta, la possibilità di studiare un intero nucleo aristocratico, ricostruendone l'organizzazione, i rapporti gerarchici e il ruolo all'interno delle reti di scambio che collegavano il medio Adriatico con l'Italia centrale.
