
Da mercoledì 8 luglio l'Italia è ufficialmente entrata nella morsa della terza ondata di calore della stagione estiva. L'espansione dell'anticiclone africano sta già determinando temperature elevate, con massime che toccano i 38-39°C su gran parte delle pianure del Centro-Nord. Le previsioni a medio termine indicano che non si tratterà di un fenomeno passeggero: l'attuale fase meteorologica estrema si preannuncia prolungata e, nonostante una leggerissima flessione termica attesa nel fine settimana, da lunedì il caldo tornerà a intensificarsi. La stabilità atmosferica insisterà sul bacino del Mediterraneo almeno fino al 18-20 luglio a seconda delle zone.
A rendere lo scenario meteorologico particolarmente gravoso sarà anche il fenomeno delle notti tropicali, ovvero quelle notti in cui la temperatura minima registrata dalle stazioni meteo non scende mai al di sotto dei 20°C. La persistenza del coperchio di alta pressione impedirà il naturale irraggiamento notturno del calore accumulato dal suolo durante il giorno, mantenendo tassi di umidità e temperature elevate anche nelle ore serali e notturne, aumentando la percezione del disagio bioclimatico.
Regioni italiane più colpite e temperature previste
La prima parte di questa ondata sta colpendo in modo diffuso le pianure settentrionali e centrali, ma la seconda e più intensa fase prevista per la prossima settimana sposterà il suo asse principale verso il Centro-Sud e le isole maggiori. In queste aree la risalita di aria calda subtropicale determinerà valori eccezionali: l'attenzione si sposta in particolare sulle zone interne della Sardegna e della Puglia ma in generale del Centro-Sud, dove il termometro potrà superare la soglia dei 40/41°C.
Guardando le carte dei principali modelli si può notare come siano previste isoterme straordinarie fino a +24°C e localmente +28°C alla quota di riferimento di 850 hPa (circa 1500 metri) nel periodo 13-17 luglio. Questo surplus termico strutturale fa sì che la medesima dinamica che vent'anni fa avrebbe portato una normale ondata di caldo con valori di +20°C o +22°C a 1500 metri, oggi si traduca in picchi estremi al suolo a causa del riscaldamento globale e del maggiore calore immagazzinato nei bassi strati atmosferici.

Europa nuovamente interessata da un'ondata di caldo anomalo, temperature oltre i 44°C in Spagna
L'anomalia climatica non risparmierà il resto del continente europeo e l'area del bacino del Mediterraneo occidentale. La causa sinottica di questa configurazione risiede nel posizionamento di una vasta area di bassa pressione isolata, definita goccia fredda, sull'Oceano Atlantico, a ovest del Portogallo e del Golfo di Biscaglia. La rotazione antioraria di questa struttura depressionaria funzionerà come una vera e propria catapulta termica, richiamando e spingendo l'aria rovente direttamente dal Nord Africa verso l'Europa.

Il flusso subtropicale investirà in pieno dapprima la Penisola Iberica con temperature massime pronte a toccare i 42-44°C tra Andalusia, Castiglia-La Mancia e Aragona. Dal fine settimana questa massa d'aria bollente si sposterà anche verso la Francia e la Germania: Parigi potrebbe tornare a sperimentare ancora una volta valori di 37/38°C per più giorni con il picco atteso lunedì 13, mentre nell'area intorno a Bordeaux e sulle aree centrali francesi si supereranno nuovamente i 40°C. Più a sud, la sorgente stessa di questa massa d'aria, tra Marocco e Algeria, farà registrare le temperature più alte dell'intera area, con punte massime pronte a spingersi fino a 48°C nelle aree sahariane e sub-sahariane prima che il flusso risalga verso le medie latitudini europee.
L'impatto sanitario e il comunicato dell'OMS
Le conseguenze al suolo di questa prolungata stabilità atmosferica e termica hanno spinto l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) a emettere una dichiarazione ufficiale molto netta. L'OMS ha evidenziato il grave rischio per la salute pubblica associato a questo fenomeno meteorologico esteso, avvertendo che settimane ancora più letali potrebbero prospettarsi per la regione europea se non si attiveranno tempestivamente misure di prevenzione.
I dati epidemiologici indicano che l'esposizione prolungata a temperature costantemente superiori ai 35-38°C, associate a tassi di umidità elevati che generano condizioni di afa intensa, incrementa in modo significativo lo stress cardiovascolare e i tassi di mortalità, specialmente tra i soggetti vulnerabili come anziani, neonati e persone affette da patologie croniche. I bollettini quotidiani emessi dal Ministero della Salute si basano proprio sulla traduzione di questi parametri fisici (temperatura, umidità e radiazione solare) in indici di disagio bioclimatico, al fine di allertare i sistemi sanitari locali prima che la struttura di blocco anticiclonico venga definitivamente spezzata.

Quanto durerà e quando finirà l’ondata di caldo
Per un cambio di scenario complessivo e un ritorno a temperature più miti bisognerà attendere, forse, l'inizio della terza decade di luglio, indicativamente dal 19-20 in poi. Le proiezioni modellistiche a lungo termine mostrano infatti un possibile cambiamento nella circolazione generale: quelle stesse depressioni atlantiche che fino a metà mese rimarranno isolate a ovest dell'Europa – fungendo da pompa di calore – potrebbero finalmente sfondare verso il cuore del Vecchio Continente. Se questa tendenza venisse confermata, l'ingresso di queste storpiature bariche porterebbe una maggiore dinamicità atmosferica, che si tradurrebbe in un primo marcato calo termico e nel ritorno di piogge e temporali su buona da parte d'Europa e nel Nord Italia.