
In Mongolia, nel Deserto del Gobi, è stato ritrovato il più antico dinosauro pachicelofasauro. I pachicefalosauri sono tra i dinosauri più riconoscibili del Cretaceo inferiore (tra i 108 e i 115 milioni di anni fa). Si tratta di erbivori bipedi diffusi in Asia e Nordamerica, noti per il tetto cranico ispessito e arrotondato che poteva superare i 25 centimetri di spessore. Fino a poco tempo fa comparivano nel record fossile solo nel Tardo Cretaceo. Uno studio su un nuovo fossile, pubblicato su Nature con Tsogtbaatar Chinzorig dell'Accademia delle Scienze Mongola come capofila, cambia questo quadro.
Il fossile è un individuo giovanile di una nuova specie, Zavacephale rinpoche, dalla Formazione Khuren Dukh del Deserto del Gobi orientale. Le rocce che lo contenevano sono datate tra i 108 e i 115 milioni di anni fa: il nuovo studio è importante perché rivela che il Zavacephale è dunque il pachicefalosauro più antico mai scoperto, con un anticipo di almeno 14-15 milioni di anni sul record precedentemente noto. È anche il più completo: oltre al cranio con la cupola già formata, sono presenti vertebre, scapola, omero, elementi degli arti superiori, femore, tibia, gastroliti (pietre ingerite, probabilmente per sminuzzare i vegetali di cui si nutriva durante la digestione) e la coda. L'individuo, lungo circa 90 centimetri, era ancora in crescita ma mostrava già una cupola ben sviluppata.

All'interno del clade dei Pachicefalosauri, una delle caratteristiche che salta più all'occhio è proprio l'ispessimento delle ossa del cranio, con forme diverse a seconda della specie. Secondo i paleontologi, esso fu la risposta evolutiva a determinate dinamiche riguardanti la competizione sessuale. Un po' come gli animali moderni dotati di corna, probabilmente i pachicefalosauri combattevano fra loro "a testate", per conquistare le femmine.
L'analisi istologica della tibia e del tetto cranico ha dimostrato che questo individuo di Zavacephale aveva già raggiunto la maturità sessuale prima della piena crescita corporea. Gli autori lo interpretano come un'assenza di collegamento apparente tra maturità riproduttiva e somatica, documentato qui per la prima volta nei pachicefalosauri. Lo studio chiarisce anche come la cupola si sia evoluta: inizialmente l'osso frontale si ispessisce per primo, mentre la finestra supratemporale rimane aperta, uno schema che rispecchia le traiettorie di sviluppo note per i Pachicefalosauri del Tardo Cretaceo. Il nome che è stato dato al genere combina il termine mongolo zava con il greco cephale, "testa". L'epiteto rinpoche è un termine tibetano-mongolo che indica un essere spirituale prezioso.