
Birra di miglio, bevande fermentate aromatizzate e tecniche produttive sorprendentemente sofisticate: un nuovo studio pubblicato sul Journal of Archaeological Science: Reports getta nuova luce sulle abitudini alimentari e rituali della Cina antica durante il periodo degli Stati Combattenti circa 2300 anni fa(475-221 a.C.), una delle epoche più turbolente ma anche più innovative della storia cinese. Lo studio ha come capofila Ruru Chen, dell'Università di Xi'an.
La ricerca si concentra su Qin, il regno che pochi decenni dopo avrebbe unificato la Cina dando origine al primo impero. Analizzando residui organici conservati in antichi recipienti ceramici rinvenuti in contesti funerari e abitativi, gli archeologi cinesi hanno ricostruito le pratiche di produzione e consumo di bevande alcoliche di oltre duemila anni fa.
Le analisi chimiche hanno rivelato tracce di fermentazione a base di miglio, uno dei cereali fondamentali dell’alimentazione cinese antica. In alcuni vasi sono emersi anche residui compatibili con l’uso di orzo, frumento e piante aromatiche, segno che le bevande non erano semplici birre primitive, ma prodotti elaborati ottenuti attraverso ricette complesse.

Uno degli aspetti più interessanti dello studio riguarda il ruolo del qu, un agente fermentante tradizionale cinese ottenuto facendo sviluppare muffe, lieviti e batteri su cereali pressati. Questo sistema, ancora oggi utilizzato nella produzione di alcuni liquori asiatici come il baijiu, permetteva di trasformare gli amidi in zuccheri fermentabili senza necessità di maltazione, diversamente da quanto avveniva nella produzione della birra nel Vicino Oriente o in Europa.
Secondo i ricercatori, le bevande alcoliche avevano un’importanza che andava oltre la semplice alimentazione. I recipienti studiati provengono infatti anche da tombe aristocratiche, indicando un forte valore rituale e simbolico. Bere alcol durante banchetti, cerimonie e offerte agli antenati era probabilmente un elemento centrale della vita politica e religiosa dello Stato di Qin.
Le tracce chimiche mostrano inoltre che alcune bevande potevano essere filtrate o chiarificate, suggerendo tecniche produttive più avanzate di quanto si pensasse. Gli studiosi ipotizzano persino l’esistenza di produzioni specializzate destinate alle élite. La ricerca contribuisce così a ridefinire l’immagine della Cina pre-imperiale: non solo una società guerriera impegnata in conflitti continui, ma anche una civiltà tecnologicamente raffinata, capace di sviluppare conoscenze avanzate nel campo della fermentazione e dell’alimentazione.