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26 Luglio 2026
18:30

Mappata per la prima volta la faglia Nord Alfeo di 80km nel Mar Ionio: è responsabile di terremoti Md 6

È stata mappata per la prima volta ad alta risoluzione la faglia Nord Alfeo, che si estende per 80 km sul fondale del Mar Ionio al largo di Catania. La faglia è stata responsabile di violenti terremoti in passato e in base al nuovo studio è ancora attiva e potrà causarne altri di magnitudo intorno a 6.

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Mappata per la prima volta la faglia Nord Alfeo di 80km nel Mar Ionio: è responsabile di terremoti Md 6
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Il segmento della faglia Nord Alfeo mappata ad altissima precisione al largo di Catania. Credit: AGU

I ricercatori sono riusciti per la prima volta a mappare ad alta risoluzione la faglia Nord Alfeo sul fondale del Man Ionio. La faglia si trova al largo di Catania a oltre 1500 km di profondità e si estende per circa 80 km. Grazie a speciali robot sottomarini è stato possibile osservarla da vicino e ricostruirne la geometria, e con esperimenti in laboratorio e carotaggi risalire alla sua storia e ai suoi movimenti. Si è scoperto che lungo la faglia i blocchi rocciosi negli ultimi 16.000 anni si sono spostati di 3-6 m. La ricerca ha confermato che la faglia nel passato ha causato alcuni terremoti distruttivi nell’Italia meridionale e che in futuro potrà generarne altri di magnitudo intorno a 6. Conoscere il comportamento della faglia è indispensabile perché poco lontano, in Sicilia orientale, si trovano aree densamente popolate. Lo studio, pubblicato sulla rivista Tectonics, è stato coordinato da ricercatori francesi delle Università di Brest e Montpellier e italiani dell’Università di Catania.

Lo studio della faglia Nord Alfeo nel Mar Ionio

La faglia Nord Alfeo è una faglia attiva che fa parte del più ampio sistema di faglie Alfeo-Etna, lungo 140 km. Questo sistema si è sviluppato in un contesto tettonico caratterizzato dalla convergenza tra la placca africana e quella europea. Lungo la faglia, definita trascorrente destra, i blocchi rocciosi scorrono orizzontalmente uno rispetto all’altro, in modo simile a ciò che avviene per la faglia di San Andreas, in California.

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Il contesto tettonico della faglia Nord Alfeo. Credit: AGU

Anche se da tempo si conosceva l’esistenza della faglia, soltanto ora è stato possibile esaminarla in dettaglio grazie a moderne tecnologie. I robot sottomarini e avanzati sistemi acustici hanno permesso di ricostruirne la struttura tridimensionale con una risoluzione di 1 metro. Le indagini, che hanno interessato 15 km di faglia, hanno rilevato non solo fratture, ma anche rilievi e depressioni. Le mappe mostrano in particolare una piattaforma triangolare alta 100 m dove la faglia devia bruscamente, che costituisce una deformazione del fondale indice dei movimenti crostali in corso. Fratture secondarie e frane sottomarine confermano che il sistema di faglie è attivo. Le osservazioni sul fondale sono state integrate con esperimenti in laboratorio nei quali è stato simulato il comportamento di rocce e sedimenti marini. Questi hanno confermato il senso di movimento della faglia e i meccanismi che ne guidano l’evoluzione. Ulteriori indizi sono stati ricavati da carotaggi nei sedimenti marini, che conservano uno strato di lapilli emessi dalla violentissima eruzione risalente a 16.700 anni fa dell’Ellittico, un gigantesco vulcano alto circa 3600 m che sorgeva dove ora c’è l’Etna. Analizzando gli spostamenti che ha subìto lo strato, i ricercatori hanno verificato che da quando si è formato si è mosso di 3-6 m.

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Il segmento della faglia Nord Alfeo mappata ad altissima precisione al largo di Catania. Credit: AGU

Perché è importante conoscere le caratteristiche della faglia

Secondo lo studio, la faglia Nord Alfeo è una manifestazione della lacerazione laterale della placca ionica che sta sprofondando sotto la Calabria, un processo chiamato subduzione. Questa faglia è definita STEP fault (Subduction-Transform Edge Propagator), una categoria di faglie che si sviluppano ai margini delle zone di subduzione. Questo contesto tettonico presenta similitudini con l’area in cui la placca sudamericana sprofonda sotto quella caraibica e dove il 24 giugno si sono verificati disastrosi terremoti di magnitudo 7.2 e 7.5 in Venezuela. Basandosi sulle dimensioni della faglia e sugli spostamenti misurati, i ricercatori hanno stimato che la Nord Alfeo possa generare terremoti di magnitudo 6-6.3. Si ritiene che già in passato la faglia abbia causato terremoti distruttivi in questa regione che è caratterizzata da un alto rischio sismico (si pensi ai terremoti del Val di Noto del 1693 e quello di Messina e Reggio Calabria del 1908, che hanno causato migliaia di vittime). Di conseguenza, tenendo conto anche del fatto che si tratta di aree densamente popolate, conoscere nel dettaglio le strutture del fondale è indispensabile per prevenire e mitigare il rischio sismico dell’area.

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