
Nella Baia di Gibilterra (anche detta baia di Algeciras) sono stati identificati 151 nuovi siti archeologici subacquei, con 34 relitti documentati in modo dettagliato che coprono un arco cronologico dal V secolo a.C. al XX secolo d.C. La scoperta – risultato del Progetto Herakles condotto dai ricercatori dell'Università di Cadice tra maggio 2020 e marzo 2023 – ha permesso di individuare anche i relitti di navi romane, medievali e moderne.
Fino al 2019, la baia di Gibilterra era quasi inesplorata dal punto di vista archeologico: dei 125 siti archeologici censiti nell'area, solo quattro si trovavano sott'acqua. E di questi, uno solo era un relitto: il relitto della Ballenera, un'imbarcazione del XVII secolo con ceramiche italiane a bordo. Il resto del fondale della baia, uno degli scali marittimi più trafficati del pianeta sin dall'antichità, era sconosciuto dal punto di vista archeologico. Nessuno lo aveva studiato in modo sistematico dalla metà degli anni Ottanta del secolo scorso.

L'elemento più significativo dal punto di vista metodologico è che la grande maggioranza dei ritrovamenti si trovava a meno di dieci metri di profondità, con alcuni direttamente raggiungibili dalla riva. Nella prima campagna di immersioni, in sole tre settimane, sono stati individuati 17 nuovi siti. Nei mesi successivi, operando senza necessità di imbarcazione di appoggio e a profondità tra i quattro e gli otto metri, il team ha localizzato oltre 80 siti esposti sul fondale.

L'abbondanza dei resti ha richiesto una strategia selettiva: documentare il massimo possibile nel minimo tempo e con il minimo impatto. Al termine della fase di lavoro sul campo, il bilancio complessivo era di 151 siti: 124 classificati come relitti, 7 punti di ancoraggio e 20 oggetti isolati, come ancore, frammenti ceramici, elementi di attrezzatura nautica. Di tutti questi, 34 relitti sono stati documentati con tecniche di dettaglio: fotogrammetria subacquea, video a 360°, modelli tridimensionali e planimetrie digitali. Solo in uno dei 151 siti si è ritenuto necessario effettuare uno scavo, optando per una strategia in generale meno invasiva possibile.
Il catalogo dei relitti ritrovati nella baia di Algeciras copre quasi tutta la storia della navigazione nello Stretto di Gibilterra. Il più antico è stato nominato Timoncillo I, datato al V secolo a.C., in piena epoca punica. Accanto a esso, altri sei siti dello stesso periodo confermano che la baia fu uno spazio di transito navale attivo molto prima dell'arrivo del dominio romano. Seguono navi romane, medievali, rinascimentali, moderne e contemporanee, tra cui imbarcazioni britanniche, spagnole, veneziane e olandesi.

Tra i ritrovamenti più interessanti c'è la cannoniera Puente Mayorga IV, un piccolo vascello da guerra spagnolo della fine del XVIII secolo. Si tratta di un tipo di imbarcazione leggera, progettata per manovre rapide: si avvicinava alle navi nemiche camuffata come un peschereccio, poi rivelava la propria identità aprendo il fuoco con i cannoni montati a prua. All'interno del relitto è stato trovato un cofanetto di legno a forma di libro, inizialmente interpretato come un possibile contenitore di documenti riservati. L'esame ravvicinato ha chiarito che conteneva due pettini di legno.
I ricercatori hanno segnalato anche rischi concreti per la conservazione del patrimonio. Quasi la metà dei siti censiti necessita infatti di protezione urgente. Le ancore delle grandi navi portacontainer che frequentano il porto vengono trascinate sul fondale durante le manovre, con effetti potenzialmente distruttivi su resti che si trovano nella baia. A questo si aggiunge la diffusione dell'alga invasiva Rugulopteryx okamurae, che sta ricoprendo i fondali e accelerando il degrado dei materiali. Fortunatamente un nuovo progetto volto esclusivamente alla conservazione del patrimonio sommerso è stato recentemente presentato.
