
Con la fusione sempre più rapida dei nostri ghiacciai alpini, dovuta al riscaldamento globale, negli ultimi anni sono emersi innumerevoli reperti della Prima Guerra Mondiale, per esempio baracche, armi, vestiti e perfino resti umani. A questi si aggiungono ritrovamenti risalenti a epoche più recenti, come quello fatto in agosto 2026 sul Monte Bianco, dove i volontari hanno recuperato molti rifiuti di plastica e vetro degli anni Ottanta. Ritrovare questi oggetti non significa che la fusione del ghiaccio che li sovrastava abbia semplicemente riportato il ghiacciaio alle condizioni che lo caratterizzavano all’epoca a cui risalgono i reperti e che quindi l’attuale spessore dei ghiacciai sia tornato a essere lo stesso di un secolo fa. Questo perché, una volta caduto sulla superficie del ghiacciaio, un oggetto non rimane per sempre in quel punto. Inglobato nel ghiaccio, è trascinato dal movimento del ghiacciaio verso quote inferiori, dove le temperature sono più alte e prevale la fusione, che lo fa emergere. Questo processo naturale è accelerato dal cambiamento climatico, che rende la fusione molto più rapida.
I ghiacciai agiscono come nastri trasportatori
Per capire come mai veder emergere oggi antichi reperti dai nostri ghiacciai non significa che le loro condizioni sono semplicemente tornate a essere quelle di un tempo, bisogna prima comprendere la dinamica di queste masse di ghiaccio. I ghiacciai si formano grazie all’accumulo alle quote più alte di neve che nell’arco di dieci o vent’anni si trasforma in ghiaccio. La formazione del ghiaccio avviene in quella che è chiamata zona di alimentazione del ghiacciaio, dove la quantità di neve che si accumula in inverno supera quella che fonde in estate. La zona di alimentazione è situata al di sopra di una linea detta limite delle nevi persistenti, che la separa dalla zona di ablazione, a quote inferiori, dove si verifica una perdita di ghiaccio per fusione o passaggio allo stato di vapore. Se nel corso di un anno la quantità di neve e ghiaccio persa nella parte inferiore (ablazione) supera quella di neve che si è aggiunta alla parte alta del ghiacciaio (accumulo), il ghiacciaio si riduce e si dice che il bilancio di massa del ghiacciaio è negativo. È ciò che sta accadendo sempre più spesso ai ghiacciai di tutto il mondo a causa del riscaldamento globale. Inoltre, con l’aumentare delle temperature, il limite delle nevi persistenti sta salendo progressivamente di quota, quindi anche aree che prima erano di accumulo diventano di ablazione. La presenza di ghiaccio al di sotto di questo limite è dovuta al fatto che i ghiacciai non sono statici, ma si muovono verso valle per effetto della forza di gravità come giganteschi nastri trasportatori.

Perché riemergono reperti della guerra sepolti nel ghiaccio alpino
In passato gli oggetti che venivano persi o abbandonati ad alta quota sulle nostre Alpi, per esempio durante la guerra, venivano rapidamente sepolti dalle abbondanti nevicate invernali. La neve si compattava poi progressivamente sotto il peso degli strati soprastanti e subiva una serie di processi che la trasformavano in ghiaccio, inglobando ciò che conteneva. Nel corso dei decenni, i ghiacciai sono scivolati verso quote inferiori deformandosi e trasportando con sé gli oggetti inglobati, proprio come fanno con i frammenti rocciosi che erodono. Una volta raggiunta la zona di ablazione, la neve e il ghiaccio che li ricoprivano hanno cominciato a fondere. Lo spessore dello strato sotto cui erano nascosti è diminuito fino a esporli nuovamente. Questi reperti però non emergono nel punto in cui erano stati abbandonati, ma più a valle. Il processo oggi è accelerato dalla rapida fusione dovuta al riscaldamento globale, ma prima o poi i ghiacciai avrebbero comunque abbandonato ciò che trasportavano. In conclusione, il riemergere dei reperti storici non indica che in passato estensione e spessore dei ghiacciai, e quindi le condizioni climatiche, erano quelle di oggi. È invece la conseguenza delle dinamiche glaciali, accelerate dal cambiamento climatico in atto.