
Gli Stati Uniti sono famosi per gli immensi parchi naturali, i deserti e i grandi laghi, all'apparenza non intaccati dalla presenza dell'uomo. Gli sterminati spazi del Nord America hanno permesso infatti a importanti centri urbani di svilupparsi, spesso a distanze considerevoli tra loro, con migliaia di km2 di natura quasi ininterrotta a separarli. Purtroppo, la fame di risorse di città con milioni di abitanti spinge a sfruttare pesantemente il territorio, arrivando a modificarlo anche a centinaia di km di distanza. Il consumo di acqua di metropoli come Los Angeles, o agglomerati urbani come quello di Salt Lake City, può avere un impatto enorme sui laghi circostanti, al punto di portarli al prosciugamento, come è accaduto già negli anni Venti al lago Owens in California.
Un lago prosciugato non è però solo una "risorsa" esaurita, ma può trasformarsi in una fonte di inquinamento pericolosa per la salute dell'uomo. I sedimenti dei laghi, soprattutto se privi di effluenti, sono ricchi di metalli alcalini e di elementi tossici, come l'arsenico, che possono essere sparsi dal vento per centinaia di km, una volta esposti alle intemperie: un fenomeno difficile da contrastare, con enormi costi economici e sociali.
Il prosciugamento del Lago Owens
L'area di Los Angeles (LA) crebbe enormemente nei primi decenni del 1900: da 319.000 a 576.000 abitanti nel solo comune di LA, da 420mila a a 786mila abitanti considerando l'intera contea. Fornire acqua potabile per una popolazione in crescita costante portò le autorità locali alla ricerca di risorse sempre più distanti, e tra queste fu individuato il lago Owens, a circa 350 km dalla città (220 miglia).
Con una estensione storica stimata di circa 290 km2 (110 miglia quadrate), questo lago aveva una dimensione paragonabile a quella dei più grandi laghi italiani come il Garda o il Maggiore: in meno di 20 anni, però, fu completamente prosciugato, nonostante le proteste degli abitanti della vallata Owens ricordate ancora oggi come "Water Wars" e raccontate anche in un film del 1974, "Chinatown", con Jack Nicholson tra i protagonisti.
Il prosciugamento del lago non portò semplicemente all'inaridimento della valle: evaporazione e sedimentazione portano infatti all'accumulo di sostanze alcaline nei fondali dei laghi, che una volta lasciati "scoperti" dalla mancanza di acqua possono essere erosi e spostati dal vento per centinaia di km.
Il lago Owen divenne così la maggior fonte di polveri aerodisperse e PM10 degli USA, con effetti potenzialmente carcinogeni per gli abitanti delle aree circostanti. Decenni di battaglie legali e l'interesse dell'EPA (Environmental Protection Agency, l'ente di Protezione Ambientale americano) portarono infine all'approvazione di un gigantesco progetto, nato nel 1998 e a carico del Los Angeles Department of Water and Power, per mitigare l'erosione dei sedimenti.
Costato a oggi più di 2,5 miliardi di dollari, il progetto è un sistema di aree irrigate, vegetazione impiantata, aree coperte da ghiaia e pozze di "salty brine", soluzioni con concentrazioni estreme di sali dove l'evaporazione è controllata. Il consumo di acqua annuo, stimato per queste opere, è pari a quello di 240mila famiglie americane.

Il progetto ha portato alla formazione di un nuovo ecosistema nell'area, col ritorno di piante e fauna scomparse da decenni, ma l'opera è ancora molto fragile e soggetta agli "attacchi" di eventi climatici estremi: ad annate calde e secche si alternano periodi di eccezionali precipitazioni, che aiutano a coprire superfici maggiori, ma danneggiano anche infrastrutture e modificano la distribuzione della vegetazione, lasciando il lago "scoperto" nei successivi periodi secchi.
Il progetto del lago Owen mostra, insomma, come un ecosistema gravemente turbato possa diventare così fragile da richiedere capitali enormi per salvaguardarlo, con risultati che possono essere messi in dubbio da una sola annata "sbagliata".
L’allarme per il Great Salt Lake a causa dello sfruttamento dell’acqua
Conoscendo la storia del lago Owens, gli USA non possono non guardare con estrema preoccupazione al destino di un lago ben più esteso, il Great Salt Lake nello stato dell'Utah. La sua estensione media, registrata nel periodo 1847-1986, è di 4400 km2(più di 10 volte l'area del lago Owens) con fluttuazioni abbondanti, dovute alla scarsa profondità e all'area pianeggiante e desertica che lo circonda. Il lago è infatti ciò che rimane del più esteso lago preistorico di Bonneville, oggi un deserto salato pianeggiante: l'area è famosa per le annuali gare del "Bonneville Speedway", competizione per record di velocità su terra, citate nel film con Anthony Hopkins, "Indian – La grande sfida".
Il lago è di tipo evaporativo, un bacino che riceve acqua da fiumi immissari o dalle precipitazioni atmosferiche ma non "scarica" le sue acque in altri fiumi. Questo tipo di laghi quindi perde acqua solo per evaporazione, aumentando nel tempo le concentrazioni di sali nelle sue acque e depositando progressivamente altri elementi, anche metalli pesanti nei suoi sedimenti: una situazione condivisa con altri bacini come il famoso Lago di Aral tra Kazakistan e Uzbekistan.
Le fluttuazioni periodiche già di per sé esponevano vaste aree di sedimenti al vento durante le stagioni secche, ma da decenni la situazione del lago è aggravata dal consumo di acqua delle aree urbane circostanti, in particolare Salt Lake City, sede delle Olimpiadi Invernali del 2002 e in futuro di quelle del 2034.
La città consuma il 17% delle acque sottratte ai fiumi immissari, ma il vero problema è dovuto alla forte vocazione agricola della Contea, che consuma un ulteriore 71% dell'acqua per coltivazioni come quelle di erba medica (chiamata anche alfalfa) usata come foraggio per gli allevamenti. La presenza di industrie minerarie, che sfruttano proprio i sedimenti accumulati nei millenni, aggrava ulteriormente la situazione.
Il Great Salt Lake tra pressioni industriali e programmi di ripresa
Come indicato nel 2022 da Joel Ferry, un legislatore della Utah House of Representatives, il Salt Lake è oggi "una bomba atomica ambientale": anni di grande piovosità come il 2023 riescono a contenere i danni, ma le azioni correttive sono già costate più di un miliardo di dollari e l'amministrazione Trump ha congelato altri 50 milioni di fondi, mirati a un programma di rifornimenti d'acqua.
Programmi locali per lo sfruttamento di acque sotterranee forniscono sussidi ai contadini, che rischiano però di dover abbandonare la coltura di alfalfa con un impatto enorme sull'economia collegata, dall'allevamento al supporto meccanico per lavorare i campi.
Limitazioni nell'uso dell'acqua impediscono l'ampliamento dell'estrazione di Litio, un metallo attualmente ricercatissimo per la produzione di batterie e visto sempre più come un asset strategico a livello internazionale: le pressioni dell'industria tendono a complicare ulteriormente gli sforzi dell'amministrazione per fermare il "dissanguamento" del Great Salt Lake.
Come evidenziato anche da uno studio della Brigham Young University, però, l'inattività potrebbe portare alla scomparsa del lago in 5 anni e colpire, oltre alla stessa agricoltura, anche altre industrie come il turismo sciistico. Altri studi hanno dimostrato gli impatti mortali della diffusione di polveri fini come PM10 o PM2,5 e di metalli pesanti e tossici come l'arsenico, che potrebbero incidere sulla salute degli abitanti delle aree circostanti se non addirittura di interi stati degli USA: una catastrofe ambientale di dimensioni enormi rispetto all'esempio, tristemente noto ai Californiani, del lago Owens.