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16 Giugno 2026
16:30

Quanto guadagniamo all’ora in Italia, i dati Eurostat: 13,05 euro lordi, è meno della media europea

In Italia guadagniamo meno della media europea (13,05 lordi rispetto a 14,91 euro), ma la concentrazione di lavoratori nelle fasce salariali più basse è tra le più basse d'Europa (meno del 9%). Lo stato europeo migliore invece è la Danimarca con uno stipendio medio orario di 29,8 euro, mentre all'ultimo posto troviamo la Polonia con 6,9 euro all'ora di retribuzione.

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Quanto guadagniamo all’ora in Italia, i dati Eurostat: 13,05 euro lordi, è meno della media europea
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In Italia un lavoratore dipendente guadagna circa 13 euro lordi all'ora, secondo gli ultimi dati Eurostat disponibili riferiti al 2022. Al netto di tasse e contributi, la cifra si riduce generalmente a circa 8-10 euro netti all'ora, anche se il valore varia in base al reddito, al contratto e alla situazione fiscale individuale. Il dato italiano risulta inferiore alla media dell'Unione Europea di 14,91 euro lordi all'ora, ed evidenzia come il nostro Paese si collochi nella parte medio-bassa della classifica europea delle retribuzioni.

L'indagine di Eurostat (Structure of Earnings Survey) prende in esame le imprese con almeno 10 dipendenti attive in tutti i settori dell'economia, ad eccezione dell'agricoltura e della pubblica amministrazione/difesa, ed è quindi altamente rappresentativa del lavoro dipendente nel settore privato.

Lo stipendio medio orario di un italiano

Per confrontare gli stipendi tra Paesi diversi, Eurostat utilizza il salario lordo orario mediano, cioè la retribuzione che divide i lavoratori in due gruppi uguali: metà guadagna di più dello stipendio mediano e l’altra metà guadagna di meno. Si tratta di un indicatore spesso più rappresentativo della media, perché è meno influenzato dalla presenza di pochi stipendi particolarmente elevati.

Nel 2022 il salario lordo orario mediano in Italia è stato pari a 13,05 euro, contro una media europea di 14,91 euro. In altre parole, il lavoratore "tipico" italiano percepisce una retribuzione oraria inferiore di circa il 12% rispetto alla media UE.

Un dato più incoraggiante per il Bel Paese arriva però dalla percentuale di lavoratori a basso salario, definiti da Eurostat come coloro che guadagnano meno di due terzi del salario orario mediano nazionale. In Italia questa categoria rappresenta solo l'8,8% dei dipendenti, una percentuale tra le più basse dell'Unione Europea.

Il confronto con la retribuzione all’ora nel resto d’Europa

Le differenze salariali tra i Paesi dell'UE sono molto ampie. Nel 2022 i salari lordi orari mediani più elevati sono stati registrati nei Paesi del Nord Europa e dell'Europa occidentale:

  • Danimarca: 29,8 euro;
  • Lussemburgo: 24,0 euro;
  • Belgio: 23,8 euro;
  • Irlanda: 20,3 euro;
  • Germania: 19,4 euro;
  • Finlandia e Svezia: 19,3 euro;
  • Paesi Bassi: 19,0 euro.

All'estremo opposto della classifica europea, i Paesi con i salari lordi orari mediani più bassi sono:

  • Bulgaria: 4,1 euro;
  • Romania: 5,6 euro;
  • Ungheria: 5,7 euro;
  • Portogallo: 6,2 euro;
  • Croazia: 6,8 euro;
  • Polonia: 6,9 euro.

Il divario è notevole: il salario orario mediano della Danimarca è circa 7,4 volte superiore a quello della Bulgaria, il valore più basso registrato nell'UE.

Anche la percentuale di lavoratori a basso salario varia sensibilmente da Paese a Paese. Le percentuali più elevate (che indicano i Paesi con maggiore diffusione di lavoratori con uno stipendio molto basso) si registrano in:

  • Bulgaria (26,8%);
  • Romania (23,9%);
  • Lettonia (23,3%);
  • Grecia (21,7%);
  • Estonia (21,2%);
  • Cipro (20,0%).

Al contrario, le quote più basse di lavoratori a basso salario si osservano in:

  • Portogallo (1,8%);
  • Svezia (4,1%);
  • Finlandia (6,5%);
  • Italia (8,8%);
  • Slovenia (9,4%);
  • Francia e Danimarca (9,7%).

Questi dati ci dicono che la Danimarca rappresenta il caso europeo più virtuoso, in quanto combina salari mediani molto elevati con una bassa quota di lavoratori a basso salario. L'Italia, insieme ad altri Paesi come Francia e Slovenia, mostra invece un quadro diverso: gli stipendi mediani sono più bassi, ma la diffusione del lavoro a basso salario rimane relativamente limitata. Questo suggerisce che il problema italiano riguarda soprattutto il livello generale delle retribuzioni più che una forte concentrazione di lavoratori nelle fasce salariali più basse.

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