
La Terra è stata colpita da una tempesta geomagnetica di categoria G4, considerata “severa” su una scala che va da G1 e G5, e iniziata intorno alle 20:38 (ora italiana) di lunedì 19 gennaio: a provocarla è stata un'espulsione di massa coronale (CME) prodotta dal Sole lo scorso 18 gennaio, associata a un brillamento di classe X1.9 (la classe più alta). Al momento, la tempesta resta di classe G4, ma le previsioni indicano che dovrebbe declassare a G3 nelle prossime ore.
Diverse testate giornalistiche hanno definito l'evento “la più forte tempesta geomagnetica degli ultimi 20 anni”, ma non è così: basti pensare che a maggio 2024 è stata raggiunta la classe G5. Quello che invece ha effettivamente registrato il NOAA è la più intensa tempesta di radiazioni solari dal 2003. Come riporta lo Space Weather Prediction Center, si tratta di un evento raro, i cui potenziali rischi ricadono principalmente sul funzionamento dei satelliti e sui sistemi di lancio spaziale.
Grazie alla tempesta geomagnetica si sono verificate aurore boreali a latitudini più basse del solito: nelle prime ore del mattino, infatti, i fenomeni aurorali sono stati avvistati in diversi Paesi dell'Europa centrale, tra cui Francia, Germania e Paesi Bassi, ma anche in alcune zone di Trentino-Alto Adige, Veneto e Lombardia. Al momento, sembra improbabile che il fenomeno si ripeta nelle prossime ore: le previsioni, però, sono difficile da fare e potrebbero rivelarsi non corrette.

Tempesta geomagnetica e tempesta di radiazione solare: i possibili rischi
Per capire i potenziali effetti della tempesta geomagnetica G4 e della tempesta di radiazione solare S4 dobbiamo prima capire la differenza tra i due fenomeni: per semplificare, la prima indica un disturbo del campo magnetico terrestre, mentre la seconda avviene quando una concentrazione elevata di protoni energetici è in arrivo vicino alla Terra.
Più nello specifico, una tempesta di radiazione solare si verifica quando grandi quantità di protoni ad alta energia, accelerati da brillamenti solari, raggiungono l’ambiente spaziale attorno al nostro pianeta.
Ecco perché gli impatti delle due tempeste saranno molto diversi tra loro: tempeste di classe G4 possono provocare anomalie per i satelliti artificiali in orbita attorno alla Terra e qualche difficoltà con il sistema GPS, ma alle nostre latitudini non producono effetti avvertibili dalla popolazione.
Quelle di radiazione solare, invece, possono provocare un aumento del rischio di esposizione alle radiazioni per gli astronauti, ma anche dei rischi per i satelliti, in particolare quelli in orbita geostazionaria, e per i sistemi di lancio spaziale. Al tempo stesso, il NOAA ha indicato tra i possibili effetti problemi alle comunicazioni ad alta frequenza oltre l'orizzonte nelle regioni polari.
Insomma, tra i disagi principali di questa tempesta S4 ci sono possibili ritardi della missione Artemis II (che riporterà l'uomo attorno alla Luna dopo 54 anni), la cui prima finestra di lancio è prevista tra il 6 e l'11 febbraio.
L'aurora boreale si vedrà di nuovo dall'Italia?
Ma, quindi, sarà possibile vedere nuovamente l'aurora boreale dall'Italia?
Innanzitutto, va specificato che il disturbo del campo magnetico terrestre si misura con un parametro chiamato indice Kp, che va da 0 a 9. Le tempeste geomagnetiche degli scorsi anni hanno testimoniato che, alle nostre latitudini, è possibile osservare dei fenomeni aurorali (come aurore rosse o archi aurorali) con un indice Kp di 7. Considerate che la tempesta geomagnetica più intensa registrata, conosciuta come “evento di Carrington”, fu talmente violenta da provocare aurore boreali visibili anche a Roma e a Napoli.
Tra le 22:00 del 19 gennaio e le 00:00 del 20 gennaio, l'indice Kp ha raggiunto il valore di 9-, ecco perché in alcune regioni del Nord Italia è stata visibile. Al momento, per le prossime ore è previsto un Kp che oscilla tra 6+ e 6-, per cui sembra improbabile che l'aurora boreale possa essere avvistata nuovamente questa notte alle nostre latitudini.
Attenzione però: non è detto che le previsioni dell'indice Kp si rivelino corrette. Tra l'altro per formarsi – e per essere visibili alle nostre latitudini – le aurore non solo hanno bisogno di un sufficiente disturbo geomagnetico, ma anche del giusto allineamento tra il flusso di particelle espulse dal Sole e il campo magnetico del nostro pianeta. Senza questo allineamento, infatti, le particelle semplicemente non riescono a penetrare nello “scudo geomagnetico”.