
Con la cerimonia di chiusura delle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026, si conclude la prima grande fase dei Giochi. Ma le luci del Villaggio Olimpico e Paralimpico di Cortina restano accese, pronte ad accogliere gli atleti delle imminenti Paralimpiadi. Progettato da SIMICO – la Società Infrastrutture Milano Cortina che si occupa della realizzazione delle opere e infrastrutture legate ai Giochi – e situato a Fiames, il Villaggio è un insediamento completamente temporaneo che rientra tra le 98 opere connesse ai Giochi Olimpici di Milano Cortina 2026. In particolare, fa parte delle 31 opere legate all’evento olimpico, e non quelle cosiddette di legacy che comprendono le infrastrutture permanenti che resteranno in eredità al nostro Paese.
In questo caso il significato di temporaneo non rappresenta però un compromesso, ma un progetto complesso, in cui architettura, impiantistica e logistica sono state pensate fin dall’inizio per rispondere a una domanda chiave: come si costruisce qualcosa che deve funzionare come una città, ma solo per poche settimane?
Un’intera città “appoggiata” al suolo: caratteristiche del villaggio
Il villaggio sorge a Fiames, località situata circa 4 km a nord di Cortina, nell’area in cui sorgeva il piccolo aeroporto di Cortina, costruito in seguito alle Olimpiadi invernali del 1956 per garantire collegamenti aerei a cortissimo raggio con Venezia, Milano e Bolzano, ma chiuso già nel 1976 dopo alcuni tragici incidenti.
Per costruire il villaggio non c’è stato alcun lavoro infrastrutturale permanente. L’area è stata scelta proprio perché già segnata da un utilizzo passato e quindi adatta a ospitare un intervento temporaneo senza consumo di nuovo suolo. L’obiettivo non è quello di riqualificare creando qualcosa di stabile, ma usare uno spazio dismesso senza modificarne la natura, coerentemente con l’idea di reversibilità totale che guida il progetto.
Il villaggio è in grado di ospitare fino a 2.000 persone contemporaneamente tra atleti, staff tecnici e delegazioni. È composto da 377 mobile home per un totale di 1.400 posti letto e da circa 15.000 metri quadrati di strutture modulari per i servizi comuni, collegati da un sistema continuo di percorsi sopraelevati a circa 70 centimetri dal suolo, che non rappresentano solo un elemento di accessibilità: sono la vera infrastruttura nascosta del villaggio. Sotto le passerelle infatti corre una grande dorsale impiantistica che distribuisce acqua ed energia a tutto l’insediamento. La stessa dorsale collega il villaggio a un depuratore installato appositamente, che convoglia poi le acque nella rete fognaria della città.
In questo modo tutto ciò che serve a far funzionare la “città” resta invisibile, integrato, ma soprattutto rimovibile, senza scavi né fondazioni permanenti. Cavi, tubi e impianti sono semplicemente appoggiati al suolo. Anche la gestione energetica segue la stessa logica, senza alcuna infrastruttura permanente. Il villaggio è servito da una centrale termica a basso impatto ambientale alimentata a gas naturale liquefatto (GNL), dotata di rigassificatore. Una soluzione scelta per garantire affidabilità, continuità e comfort termico durante i Giochi, con un sistema capace di sostenere i carichi di una comunità numerosa e internazionale, ma destinato a essere smantellato una volta concluso l’evento.

377 mobile home: il cuore abitativo del villaggio
Il cuore abitativo del villaggio olimpico è rappresentato dalle mobile home, cioè unità residenziali prefabbricate. Ogni maxi caravan misura circa 8,60 per 4,50 metri ed è organizzato in due stanze, ciascuna con due letti, per una capienza massima di quattro persone.
Un elemento centrale del progetto è l’inclusività: una delle due stanze di ogni mobile home è completamente accessibile, ciò significa che circa il 50% dei posti letto complessivi è utilizzabile da atleti paralimpici, nonostante le Paralimpiadi prevedano la partecipazione di un numero di atleti circa 5 volte inferiore a quello delle Olimpiadi. Non esistono aree separate o soluzioni speciali: l’accessibilità è integrata nell’intero impianto abitativo.
Per evitare l’appiattimento visivo e mitigare l’impatto del villaggio nel paesaggio dolomitico, le casette hanno colori esterni diversi tra loro, che richiamano le diverse sfumature del legno. Allo stesso modo, sono state posizionate in modo asimmetrico tra loro per spezzare la regolarità tipica degli insediamenti prefabbricati. È un lavoro puramente di design che non ha alcun risvolto tecnico, ma fondamentale per rendere il villaggio meno invasivo e più coerente con il contesto naturale.
Come funziona la città e la vita quotidiana per atleti
La vita del villaggio non si esaurisce negli alloggi. Al centro dell’insediamento, nel punto più facile da raggiungere per tutti gli atleti, si trovano due grandi padiglioni dedicati ai servizi comuni, organizzati cromaticamente per renderne immediata la lettura. Il padiglione rosso ospita l’area food & beverage, con un’enorme mensa attiva 24 ore su 24 in grado di soddisfare le esigenze culinarie degli atleti che provengono da ogni parte del mondo.
Il padiglione verde è invece stato dedicato alle sale riunioni, fondamentali per le delegazioni che hanno bisogno di definire gli ultimi dettagli con i propri atleti prima delle gare, ma include anche palestre, lavanderie, spazi di servizio alla persona, luoghi per il culto religioso. È infatti previsto l’arrivo di atleti praticanti almeno 6 religioni diverse.

A supporto dell’intero sistema opera il logistic compound, l’area che gestisce flussi, operazioni e servizi essenziali. È qui che si coordinano forniture, manutenzione e attività quotidiane, permettendo alla città temporanea di funzionare senza interruzioni. Ma è anche il luogo che funge da grande magazzino e dove nelle settimane precedenti le Olimpiadi le varie federazioni hanno inviato i materiali necessari agli atleti per disputare le gare olimpiche, come bob, slittini e sci.
Cosa succede dopo i Giochi Olimpici: il modello per gli eventi futuri
Terminati i Giochi, il villaggio verrà completamente smontato. L’area di Fiames sarà restituita nelle condizioni originarie, senza edifici permanenti né infrastrutture invasive. Le mobile home, invece, avranno una seconda vita: rientreranno nel mercato ricettivo open air o potranno essere riutilizzate in ambiti sociali, con la definitiva destinazione d’uso che verrà ufficializzata nelle settimane seguenti al termine dei Giochi Paralimpici. In questo modo, il valore del progetto non si esaurisce con l’evento, ma si estende nel tempo, cambiando forma.
Il villaggio Olimpico e Paralimpico di Cortina d’Ampezzo, progettato per essere smontato senza lasciare traccia, non è solo un’infrastruttura pensata e creata per i Giochi di Milano Cortina 2026, ma un caso studio a livello mondiale in termini di sostenibilità legata ai grandi eventi.
