
Domenica scorsa oltre 120 passeggeri sono rimasti a terra all’aeroporto di Milano Linate. Hanno perso il volo EasyJet diretto a Manchester. Come mai? A causa delle code chilometriche che sono state generate dall’adozione del sistema EES (Entry/Exit System), con cui l'Unione Europea ha sostituito il tradizionale timbro sul passaporto con un sistema informatizzato basato su dati biometrici, come impronte digitali e riconoscimento facciale. Il sistema di controllo, in vigore dal 12 ottobre 2025, è entrato nella sua fase di implementazione dal 10 aprile 2026 e non viene applicato ai controlli aeroportuali dei cittadini europei, ma solo quelli provenienti dai Paesi extra UE (quindi anche a chi proviene dal Regno Unito).
A Linate, il 12 aprile, tutti i passeggeri diretti a Manchester si sono trovati ad affrontare questa procedura per la prima volta: un passaggio che richiede diversi minuti a persona e che, moltiplicato per centinaia di individui, ha generato il “collo di bottiglia” che ha causato la perdita del volo per il 78% dei passeggeri diretti a Manchester. Il risultato è stato un progressivo accumulo di code, ritardi nell'imbarco e, infine, la partenza dell'aereo con decine di viaggiatori ancora fermi ai controlli. Quanto accaduto non è stato dovuto a un malfunzionamento del sistema, ma a una criticità che talvolta accade nell'implementazione iniziale di sistemi così complessi.
Il sistema di controllo digitale dei passaporti EES
Per capire cosa è successo davvero a Linate, occorre però entrare nel dettaglio del funzionamento dell'Entry/Exit System, l'infrastruttura digitale che sta sostituendo il controllo tradizionale basato sul timbro.
L'EES è un sistema informatico automatizzato progettato per registrare ogni attraversamento delle frontiere esterne da parte dei cittadini di Paesi terzi, vale a dire tutti i viaggiatori privi della cittadinanza di uno Stato dell'Unione europea o dei Paesi associati come Islanda, Norvegia, Liechtenstein e Svizzera. Il sistema è infatti attivo in tutti e 29 i Paesi appartenenti all'area Schengen. Si applica ai soggiorni brevi, fino a 90 giorni nell'arco di 180 giorni, calcolati sull'intera area in questione.
Dal punto di vista operativo, il sistema sostituisce completamente la logica del timbro fisico con una registrazione digitale centralizzata. Ogni ingresso, uscita o rifiuto di accesso viene salvato in un database comune accessibile alle autorità di frontiera: il passaggio alla frontiera non è più un evento isolato, ma parte di una cronologia digitale del viaggiatore.
Al momento dell'attraversamento, il sistema raccoglie diversi tipi di dati: le informazioni anagrafiche del documento di viaggio (nome, data di nascita), i dati relativi allo spostamento (luogo e momento di ingresso o uscita) e, soprattutto, i dati biometrici, come l’immagine del volto e le impronte digitali. Questi ultimi non vengono archiviati come semplici immagini, ma trasformati in “template biometrici”, ossia rappresentazioni matematiche utilizzate per confronti automatici rapidi e affidabili.
La procedura varia leggermente in base al tipo di viaggiatore. Chi necessita di un visto per entrare nello spazio Schengen ha già le impronte registrate nel sistema visti europeo (VIS), quindi l'EES conserverà solo l'immagine del volto. Chi viaggia senza visto, invece, deve fornire sia il volto sia quattro impronte digitali. In entrambi i casi, l'obiettivo è costruire un'identità digitale verificabile a ogni passaggio successivo.
Una delle funzioni centrali dell'EES è il controllo automatico dei tempi di permanenza: il sistema calcola la durata del soggiorno e segnala i cosiddetti overstayers, ossia i viaggiatori che superano il limite di permanenza consentito, eliminando la dipendenza da verifiche manuali e frammentate.
Sul piano tecnologico, molti aeroporti si stanno dotando di chioschi digitali self-service che permettono ai passeggeri di registrare in anticipo parte dei propri dati. Dopo questa fase, il viaggiatore si presenta comunque a un operatore, ma con il processo già parzialmente completato, riducendo i tempi del controllo umano.
I vantaggi teorici sono evidenti: controlli più rapidi (almeno sulla carta), maggiore tracciabilità dei movimenti e un rafforzamento della sicurezza. Il sistema consente di individuare identità false, monitorare i flussi migratori e supportare le indagini su reati gravi o su possibili atti di terrorismo, grazie all'accesso a dati strutturati e condivisi.
Perché i passeggeri del volo EasyJet Milano-Manchester sono rimasti bloccati
La transizione, tuttavia, non è immediata. L'EES è stato introdotto gradualmente e ha raggiunto la piena operatività solo nell'aprile 2026. Durante questa fase, alcuni valichi hanno continuato temporaneamente ad applicare anche le procedure tradizionali, creando una situazione ibrida. Il caso di Linate rientra proprio in questo scenario: un sistema pensato per aumentare l'efficienza nel lungo periodo, ma che nella fase iniziale richiede più tempo per ogni singolo passeggero.
La registrazione al primo ingresso richiede generalmente tra i 3 e i 5 minuti per passeggero. In condizioni normali può sembrare una tempistica trascurabile, ma che applicata a centinaia di passeggeri può comportare un aumento dei tempi di controllo notevole. A Linate, i passeggeri del volo di cui vi abbiamo parlato all’inizio erano considerati tutti “primi ingressi”: nessuno poteva usufruire di procedure rapide. Ne è derivato un accumulo progressivo aggravato da un numero limitato di postazioni biometriche e da una gestione delle code non ottimizzata.
Le testimonianze raccolte da diversi media britannici, tra cui il Mirror e la BBC, parlano di attese (in vari aeroporti) fino a due o tre ore nei momenti di punta, con disagi fisici legati anche al caldo. Alcuni passeggeri hanno perso il volo e sono stati costretti a trovare soluzioni alternative, sostenendo costi elevati.