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5 Ottobre 2026
9:46

A che punto siamo con la contraccezione maschile: i nuovi metodi su cui lavora l’OMS

C'è alto interesse per nuovi metodi contraccettivi, ma le sfide sono molteplici. L'OMS spinge la ricerca su tre fronti: ormonale, non ormonale (blocco della produzione o della funzione), occlusivo (gel iniettabile e reversibile). Tutti puntano a efficacia, sicurezza e reversibilità.

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A che punto siamo con la contraccezione maschile: i nuovi metodi su cui lavora l’OMS
pillolo

Oggi, se un uomo vuole prevenire attivamente una gravidanza ha a disposizione le stesse due opzioni su cui poteva contare suo nonno: il preservativo (i primi in lattice risalgono agli anni '20) e la vasectomia, un intervento chirurgico permanente. Secondo i dati di The Lancet, a livello globale, quasi la metà delle gravidanze (48%) non è pianificata e il peso della contraccezione ricade ancora oggi quasi esclusivamente sulle donne. Eppure, i numeri di Europe PMC dicono che in molti Paesi, oltre il 60% sarebbe disposto a provare un nuovo contraccettivo maschile (come pillole, gel o cerotti) e le donne si fiderebbero dei loro partner. Per trasformare questa volontà in realtà e sbloccare un mercato fermo da decenni, l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha pubblicato le sue prime linee guida globali (Target Product Profiles for novel male contraceptives, TPP NMC) per accelerare e standardizzare lo sviluppo di nuovi anticoncezionali per uomo. È una sfida scientifica non da poco, bloccare i milioni di spermatozoi che un uomo produce continuamente è ben diverso dal fermare un singolo ovulo mensile, ma segna un passo storico e decisivo verso una contraccezione finalmente condivisa.

Perché per l'uomo è più difficile: una questione biologica

Nel sistema riproduttivo femminile l'ovulazione è ciclica e produce in genere un solo ovulo ogni 21-35 giorni. La spermatogenesi (la produzione degli spermatozoi) è invece continua, dura da 60 a 80 giorni e ne produce di nuovi ogni secondo. Bloccare il rilascio di una cellula è un problema diverso dall'arginare una produzione che non si ferma.

produzione spermatozoo

Le sperimentazioni citate dall'OMS – tra cui quella di Gu pubblicata sul Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism nel 2009 e quella di Behre sulla stessa rivista nel 2016 – hanno stabilito che un metodo ormonale diventa efficace quanto un contraccettivo femminile solo quando la contraccezione scende a 1 milione di spermatozoi per millilitro o meno: una riduzione superiore al 99% rispetto ai valori normali. Deve anche essere reversibile, così che le persone a cui viene somministrata possano avere figli in futuro.

Il documento OMS organizza tutti i candidati in tre grandi famiglie, a seconda di dove colpiscono: metodi ormonali, non ormonali e occlusivi. Quelli sottoposti a studi più avanzati sono i metodi ormonali e i gel occlusivi del dotto deferente, tutti già dentro o in procinto di entrare negli studi di efficacia sull'uomo. La pillola non ormonale YCT-529 è promettente deve ancora dimostrare di funzionare sulle persone. Ma come funzionano nello specifico?

Spegnere la produzione: i metodi ormonali

La strategia più studiata è in linea con quella femminile: agisce sull'asse ipotalamo-ipofisi-testicolo (l'HPT, la "centralina" che governa la fertilità). Somministrando testosterone da solo o combinato con un progestinico, si sopprime il segnale ormonale (LH e FSH) che stimola i testicoli, la produzione di spermatozoi crolla e il testosterone esterno mantiene intatte libido e funzioni sessuali. Poiché le cellule staminali del testicolo non vengono toccate, alla sospensione la spermatogenesi riparte.

La ricerca più avanzata riguarda il gel NES/T (nestorone e testosterone), sviluppato da Population Council e dall'istituto statunitense NICHD. Già uno studio pubblicato sul Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism nel 2012, aveva mostrato che la combinazione dei due gel sopprimeva la produzione a un milione di spermatozoi per millilitro o meno nell'88,5% degli uomini. Il gel si applica ogni giorno su spalle e braccia, sopprime la produzione mantenendo normali i livelli di testosterone e ha concluso una Fase 2b su 462 coppie, il che lo rende il contraccettivo maschile sperimentale più avanzato mai testato.

Rendere gli spermatozoi non funzionali: metodi non ormonali

E se invece di spegnere l'intera centralina ormonale si colpisse un unico interruttore specifico? È la logica dei metodi non ormonali, che nel documento OMS si dividono tra chi arresta comunque la spermatogenesi con un bersaglio mirato e chi lascia gli spermatozoi al loro posto ma li rende non funzionali (inibizione della funzione).

Il candidato più "famoso", quello che i giornali chiamano "pillolo", è YCT-529. Si tratta di un antagonista del recettore alfa dell'acido retinoico (RAR-α), la via con cui la vitamina A dà ai testicoli l'ordine di produrre spermatozoi. Niente segnale, niente spermatozoi, senza coinvolgimenti di ormoni come il testosterone. I dati preclinici ottenuti dai modelli animali, riportati in uno studio su Communications Medicine del 2025, ha mostrato un'efficacia vicina al 99% e piena reversibilità; nell'uomo, il primo studio di Fase 1a su 16 volontari lo ha trovato ben tollerato fino a 180 mg, senza effetti avversi rilevanti. È ora in studi di Fase successiva per misurarne l'efficacia sull'essere umano.

L'altra grande categoria non ormonale colpisce la funzione dello spermatozoo (la sua capacità di muoversi, maturare o fecondare) invece della sua produzione. I bersagli allo studio sono numerosi: la proteina EPPIN, i canali ionici CatSper e SLO3 (che governano la motilità), le chinasi TSSK, e l'enzima adenilato ciclasi solubile (sAC). Su questi, però, il documento OMS spiega che l'efficacia è stata dimostrata solo in studi preclinici mentre studi clinici sull'uomo non sono ancora stati avviati.

Proprio dagli inibitori di sAC arriva l'idea più curiosa: una pillola "al bisogno", da prendere poco prima del rapporto. Il candidato TDI-11861, presentato nello studio di Balbach e colleghi su Nature Communications, non uccide gli spermatozoi ma li "paralizza" temporaneamente, agendo entro 30-60 minuti; nei topi maschi trattati non si sono verificate gravidanze e la fertilità tornava normale il giorno successivo. Nessun uomo ha ancora provato una contraccezione orale on-demand.

Bloccare il trasporto degli spermatozoi

La terza famiglia agisce sul dotto deferente (il condotto che porta gli spermatozoi dai testicoli verso l'uretra) iniettandovi un gel che lo ostruisce, impedendo il passaggio degli spermatozoi. È il principio della vasectomia, ma con un vantaggio decisivo: il gel, in teoria, può essere sciolto o "lavato via" per ripristinare la fertilità.

Il capostipite è il RISUG, sviluppato in India, dove è stata dimostrata l'efficacia in due studi pubblicati su Contraception nel 1993 e nel 1997, ottenendo azoospermia (assenza totale di spermatozoi nell'eiaculato) in tutti gli uomini trattati; da quel filone deriva il Plan A, che nel 2025 ha completato uno studio di Fase 1 su 20 volontari negli Stati Uniti. Il candidato più avanzato è però ADAM, l'idrogel a due componenti di Contraline, il cui sviluppo preclinico è stato descritto su Contraception nel 2025 e che è oggi in Fase 1. Il nodo resta la reversibilità che sull'uomo va ancora confermata.

Il documento OMS inserisce in questa famiglia anche un approccio farmacologico: il silodosin, un antagonista del recettore α1A già approvato dal 2008 per l'ipertrofia prostatica. Rilassando la muscolatura di dotto deferente e vescicole seminali, provoca aneiaculazione (assenza di eiaculato) pur lasciando intatti erezione e orgasmo. Una ricerca indiana pubblicata su World Journal of Urology nel 2020 ha riportato aneiaculazione completa in 63 uomini a 3 ore dall'assunzione e nessuna gravidanza in un anno ma, avverte l'OMS, sono dati che vanno verificati.

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Matteo Galbiati
Junior Content Editor
Sono diventato Content Editor di Geopop dopo una laurea in Biotecnologie Mediche e Farmaceutiche e un'esperienza da ricercatore tra biomateriali e colture cellulari, ho infatti lasciato il laboratorio per la mia passione: la divulgazione scientifica. Quello che era nato come un gioco sui social per raccontare le biotecnologie si è trasformato in una professione, consolidata da un Master in Comunicazione Scientifica. Sono anche un instancabile sportivo, con una passione che spazia dal calcio al basket, passando per la corsa, il tennis e il football americano. Una passione a 360 gradi che oggi unisco al mio lavoro, raccontando il mondo dello sport anche nei miei articoli.
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