31 Gennaio 2024
16:00

Cos’è il vaiolo delle scimmie e quali sono i sintomi: cosa dice l’OMS sul virus

In Italia sono stati registrati nuovi casi di vaiolo delle scimmie, una malattia infettiva che la comunità scientifica studia da più di 50 anni. Ecco cosa sappiamo della malattia e le linee guida dell'OMS.

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A cura di Arianna Izzi
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Cos’è il vaiolo delle scimmie e quali sono i sintomi: cosa dice l’OMS sul virus
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Immagine al microscopio elettronico di un virus Mpox. Credits: NIAID, CC BY 2.0, via Wikimedia Commons.

Negli ultimi giorni, in Italia si è tornati a parlare di vaiolo delle scimmie. La registrazione di 11 casi nella provincia di Firenze ha destato lecite preoccupazioni tra i cittadini. Il vaiolo delle scimmie è una malattia data da un’infezione virale di tipo zoonotico: significa che viene originariamente trasmessa agli esseri umani a partire da una (o più) specie animali. Il virus che provoca la malattia, chiamato Monkeypox virus, appartiene al genere Orthopoxvirus, lo stesso del quale fanno parte anche il virus del vaiolo umano e quello bovino. La malattia derivante dall’infezione virale viene abbreviata con la sigla Mpox.

Riprendiamo le linee guida dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) per capire meglio di cosa si tratta, come si trasmette il virus e qual è il decorso della malattia.

Come si trasmette il virus e quali sono i sintomi

La trasmissione avviene tramite il contatto diretto con la pelle delle persone già infette dal virus, attraverso lesioni che possono essere presenti sulle mucose (in bocca o sui genitali), e anche per via respiratoria. Per contatto diretto, l’OMS intende anche il parlare o respirare stando troppo vicini all’altra persona, i rapporti sessuali e il contatto di mucose, come nel caso di un bacio.

I sintomi del vaiolo delle scimmie appaiono in media dopo una settimana dall’infezione, ma possono cominciare anche prima oppure dopo i sette giorni (il range considerato, infatti, va da 1 a 21 giorni). Tra i sintomi più comuni ci sono: eruzione cutanea (molto tipica, con pustole, vescicole e croste), febbre, mal di gola e mal di testa, dolori muscolari, mal di schiena, affaticamento e linfonodi ingrossati. Nella maggior parte dei casi, i sintomi si risolvono spontaneamente nel giro di 2-4 settimane. In alcuni casi il vaiolo delle scimmie può comportare sintomi più gravi, dalle complicazioni importanti. Questo può accadere nei neonati o nelle persone con un sistema immunitario già compromesso.

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Monkeypox virus al microscopio elettronico. Credits: NIAID, CC BY 2.0, via Wikimedia Commons.

Com'è stato scoperto il virus

Il virus venne descritto per la prima volta nel 1958, scoperto in alcune specie di scimmie importate in Danimarca da Singapore. Nel corso degli anni ‘60, poi, vennero segnalati altri casi di vaiolo delle scimmie in animali tenuti in cattività negli Stati Uniti, nei Paesi Bassi e in Francia. Il primo caso registrato sulla nostra specie riguardò un ragazzo con sospetta infezione da vaiolo nella Repubblica Democratica del Congo nel 1970. Da allora, si registrarono casi sporadici di vaiolo delle scimmie in diversi Paesi dell’Africa occidentale e centrale, in zone tipicamente rurali e molto vicine alle foreste.

Dal sequenziamento dei campioni di virus raccolti, vennero distinti due diversi cladi (che possiamo immaginare come due gruppi distinti, aventi una stessa discendenza). Il clade I, che tra il 1981 e il 2017 causò diverse epidemie nella Repubblica Democratica del Congo e il clade II, che proprio nel corso del 2017 si scoprì essere il responsabile di una grande epidemia in Nigeria. I primi casi di Mpox fuori dal continente africano (più precisamente, fuori dai Paesi africani in cui il virus è endemico) vennero segnalati tra il 2003 e il 2022 in Europa, Nord America e Asia.

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L’epidemia in Europa e l'emergenza sanitaria

In particolare, il 13 maggio 2022 l’OMS ha dichiarato lo stato di epidemia da vaiolo delle scimmie (clade 2b) in Europa e qualche mese dopo, il 23 luglio 2022, in seguito all’aumento delle segnalazioni anche fuori dal nostro continente la dichiarazione di emergenza sanitaria pubblica di portata internazionale (PEICH, dall’inglese public health emergency of international concern). Quasi un anno dopo, il 10 maggio 2023, in seguito ai progressi compiuti nella lotta all’epidemia, il Direttore generale dell’OMS ha revocato lo stato di emergenza PEICH.

Al momento, i casi confermati di positività al virus Mpox nel mondo, a partire da maggio 2022, sono oltre 93.000, con 177 morti accertate. Nello stesso periodo in Italia si sono registrati 989 casi e nessun decesso.

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Andamento dei casi confermati di vaiolo delle scimmie nel mondo. Credits: Our World in Data; dati: OMS.

Trattamento e vaccino

L’obiettivo di un eventuale trattamento consiste nella cura dell’eruzione cutanea, dei dolori e dei fastidi causati dalle pustole e vescicole. Chiaramente, alle persone infette si raccomanda di isolarsi il più possibile, lavare spesso le mani e indossare una mascherina nel caso ci fossero altre persone nei dintorni, in modo da ridurre il rischio di trasmissione del virus. In caso di sintomi gravi si procede con il ricovero in ospedale.

Esiste anche un vaccino, utile nella prevenzione e nella protezione dalle complicazioni gravi da Mpox. L’OMS, tuttavia, consiglia il vaccino soltanto alle persone più a rischio di contrarre l’infezione.

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L'importanza della prevenzione

Come accade per altri virus e altre malattie infettive, ma non solo, a fare la differenza è sempre la prevenzione. Inoltre, conoscere e approfondire la storia, le modalità di trasmissione e i sintomi del vaiolo delle scimmie può essere utile a gestire correttamente le informazioni che leggiamo al riguardo e permettere a tutte le persone di comprendere, senza allarmismi, la natura di una zoonosi come questa.

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