
A Niscemi, in provincia di Caltanissetta (Sicilia), si è aperta una nuova frattura di circa 60 metri, a poca distanza dalla zona interessata da una frana di 4 km lo scorso 25 gennaio. A oltre sette mesi di distanza, dopo che 236 nuclei familiari sono stati costretti ad abbandonare le proprie case, il fronte franoso continua a muoversi: la frattura di 60 metri rientra comunque nella zona rossa, dove l'accesso è stato proibito proprio per motivi di sicurezza.
Sarà ora compito degli esperti verificare se questo evento corrisponda a una riattivazione della frana oppure sia da considerare un assestamento del terreno. Il territorio di Niscemi, comunque, è da tempo classificato come una zona a elevato rischio frane (livello P4, ossia una zona di pericolosità molto elevata): nel frattempo, il capo della Protezione Civile, Fabio Ciciliano, ha spiegato come oggi, in realtà, il fronte sia composto da tre distinti movimenti ed è quindi possibile che si verifichino delle fessurazioni, anche se le due frane più vicine al centro abitato sono pressoché ferme.
La nuova frattura di 60 metri e l'ipotesi di riattivazione della frana di Niscemi
Più nel dettaglio, la nuova frattura di circa 60 metri si è aperta in via Ustica, lungo il fronte della frana, sul versante sud-est della città. La spaccatura è visibile a occhio nudo e, come accennato, ricade all'interno della zona rossa e si trova a meno di 500 metri dal complesso scolastico San Giuseppe.
Quello che preoccupa è il momento in cui si è aperta la frattura: il terreno, infatti, ha ceduto in un periodo senza piogge. Lo scorso gennaio, invece, era stato proprio il maltempo una delle cause del dissesto, con l'acqua che si era infiltrata in un terreno già classificato a rischio elevato di frana.
Il sindaco di Niscemi, Massimiliano Conti, ha spiegato che l'obiettivo dell'amministrazione è capire se la spaccatura sia un semplice assestamento o il segnale di una vera riattivazione del fenomeno.
Per fare il punto della situazione, a Niscemi è arrivato anche Fabio Ciciliano, capo della Protezione Civile, che ha confermato come quella di Niscemi sia una «frana molto estesa, composta in realtà da tre distinti movimenti. È normale che si verifichino delle fessurazioni, per questo proseguono le attività di monitoraggio geologico, ma le due frane più vicine al centro abitato sono pressoché ferme».
L'attenzione, comunque, resta massima in vista dell'arrivo dell'autunno e di possibili piogge: la nuova frattura, comunque, non modifica il perimetro di sicurezza della zona rossa.
Gli interventi a sostegno della popolazione siciliana
Dal punto di vista degli interventi a favore della popolazione, lo scorso 4 agosto Ciciliano ha firmato l'ordinanza che disciplina il tema contributi: per i residenti sono stati stanziati 150 milioni di euro, di cui 75 milioni destinati agli indennizzi per le famiglie colpite e al piano di demolizioni, e gli altri 75 milioni riservati alle opere idrauliche e alla messa in sicurezza del versante.
L'ammontare del contributo per le famiglie sarà calcolato tenendo conto dei valori delle quotazioni immobiliari della Banca Dati dell'Osservatorio del Mercato Immobiliare dell'Agenzia delle Entrate e potrà essere concesso per:
- L'acquisto di aree alternative già individuate dagli strumenti di pianificazione urbanistica nel territorio del comune di Niscemi o, in mancanza di aree idonee, nel territorio dei comuni limitrofi, nonché costruzione di un immobile nelle medesime aree;
- L'acquisto di immobili immediatamente disponibili o di singole unità immobiliari, per destinazione residenziale o produttiva, situati nel territorio del comune di Niscemi o di comuni limitrofi;
- Il ripristino della funzionalità di ulteriori immobili, anche non danneggiati dal movimento franoso del gennaio 2026, che siano già nella disponibilità dei soggetti legittimati e ubicati nel territorio di Niscemi o di comuni limitrofi a far data dal 18 gennaio 2026.
Le caratteristiche del territorio di Niscemi
Va ricordato, comunque, che il territorio di Niscemi è da tempo conosciuto per essere una delle zone con più elevato rischio frane in Italia, già classificato dall'ISPRA come P4 (pericolosità molto elevata) e il rischio per gli edifici in prossimità della corona indicato come R3-R4 (elevato-molto elevato). La stessa zona colpita dalla frana di gennaio aveva già registrato un altro importante evento franoso nel 1997, il cui fronte si era parzialmente riattivato a inizio anno.
Il geologo Nicola Casagli, presidente dell'OGS (Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale), intervistato da Geopop a marzo 2026 aveva già spiegato che, a Niscemi, una stabilizzazione globale del fronte franoso tramite interventi strutturali non è tecnicamente conseguibile: questo perché la profondità delle superfici di scivolamento, il contrasto sabbie-argille e il ruolo dell’erosione al piede rendono di fatto irrealistica una soluzione risolutiva unica.
Proprio per questo, le principali alternative per la gestione del fronte franoso dovranno basarsi sulla convivenza controllata con la frana, oltre al monitoraggio continuo della frana, con rilievi geomorfologici, dati satellitari e strumentazione in sito.
A questo si dovrà aggiungere anche il controllo rigoroso delle acque, che è il vero nodo tecnico, con particolare attenzione ai sistemi di drenaggio urbano, captazione delle emergenze idriche e riduzione delle infiltrazioni, considerando l'arrivo della stagione autunnale e la maggiore probabilità di piogge.