
Il telescopio spaziale Neil Gehrels Swift Observatory della NASA ha ripreso temporaneamente le osservazioni scientifiche, nonostante sia ormai destinato a rientrare nell'atmosfera terrestre entro la fine del 2026. Il 26 agosto sono stati infatti riaccesi due dei suoi tre strumenti, il telescopio XRT nei raggi X e quello UVOT nell'ultravioletto e nel visibile, che erano stati spenti a febbraio per ridurre al minimo l'attrito atmosferico e guadagnare tempo in attesa della missione di salvataggio LINK. Il terzo strumento, il Burst Alert Telescope (BAT) nei raggi gamma, rimane per ora spento, ma la NASA spera di riportarlo alla raccolta dati nelle prossime settimane.
Il salvataggio, però, non avverrà. La navicella robotica LINK, costruita dalla compagnia privata Katalyst Space per raggiungere Swift, agganciarlo e riportarlo a un'orbita più alta, ha sviluppato seri problemi al sistema di controllo dell'assetto poco dopo il lancio del 3 luglio. La NASA e Katalyst hanno quindi rinunciato il 19 agosto al tentativo di catturare il telescopio.
Swift continuerà a condurre osservazioni scientifiche finché le condizioni orbitali lo permetteranno. Secondo le ultime stime della NASA, il telescopio dovrebbe raggiungere la quota critica di circa 300 km entro uno o due mesi. Non si tratta di una quota alla quale il satellite cadrà improvvisamente o smetterà automaticamente di funzionare, ma al di sotto di essa l'attrito con gli strati più esterni dell'atmosfera diventerà sempre più importante, rendendo le operazioni scientifiche più difficili e provocando una rapida accelerazione del decadimento orbitale. Senza la possibilità di rialzare l'orbita, il destino più probabile è quindi un rientro incontrollato e la disintegrazione nell'atmosfera entro la fine del 2026.
Perché Swift sta lentamente precipitando verso la Terra
Lanciato il 20 novembre 2004, Swift era stato progettato inizialmente per una missione primaria di appena due anni, ma dopo quasi 22 anni è ancora uno degli strumenti più importanti per lo studio dei lampi gamma o GRB, le esplosioni più energetiche conosciute nell'Universo, delle supernovae, delle stelle di neutroni, dei buchi neri e di numerose altre sorgenti variabili.
Swift si trova in orbita terrestre bassa e, a differenza di altri satelliti, non possiede un sistema di propulsione in grado di compensare autonomamente la perdita di quota. Anche a centinaia di chilometri dalla superficie terrestre, la rarefatta atmosfera produce un piccolo ma costante attrito che sottrae energia orbitale al satellite e ne provoca una lenta discesa di quota.
Negli ultimi anni questo processo è diventato molto più rapido a causa dell'aumento dell'attività solare che ha riscaldato gli strati superiori dell'atmosfera terrestre, facendoli espandere verso quote maggiori e aumentando di conseguenza l'attrito rispetto a quello previsto precedentemente dagli scienziati della NASA.
Come avrebbe dovuto funzionare la missione di salvataggio LINK
Per questo motivo, la NASA aveva assegnato a Katalyst Space un contratto da circa 30 milioni di dollari per progettare, costruire e lanciare in meno di un anno un veicolo robotico capace di raggiungere Swift e aumentarne l'altitudine. La missione di salvataggio LINK è stata lanciata il 3 luglio 2026 a bordo di un razzo Pegasus XL di Northrop Grumman. Una volta raggiunto Swift, LINK avrebbe dovuto avvicinarsi lentamente al telescopio, utilizzare i propri bracci robotici per agganciarlo e successivamente spingerlo verso un'orbita più alta, a circa 600 km di quota, simile a quella iniziale della missione.
Dopo il lancio, tuttavia, LINK ha sviluppato un malfunzionamento nel controllo dell'assetto, cioè nel sistema che permette a un satellite di stabilire e mantenere con precisione il proprio orientamento nello spazio. Il veicolo ha iniziato così a ruotare e le comunicazioni con la Terra sono diventate intermittenti. Gli ingegneri di Katalyst sono riusciti nelle settimane successive a ridurre la rotazione del satellite e a recuperare il controllo dell'assetto tramite un aggiornamento del software di volo. Il recupero non era però sufficiente a rendere sicura l'operazione di salvataggio di Swift, per cui la NASA e Katalyst hanno deciso il 19 agosto di cancellare definitivamente la fase di cattura del longevo satellite.

Swift è tornato a osservare il cielo dopo mesi di "ibernazione"
Prima ancora del tentativo di salvataggio ad opera di LINK, alla fine del 2025 la NASA aveva messo Swift in una sorta di stato di "ibernazione" il cui obiettivo principale era ridurre l'area del satellite esposta all'atmosfera, minimizzando così l'attrito. Durante questa fase gli strumenti scientifici del satellite erano stati spenti per favorire puntamenti che permettessero di mantenere Swift in configurazioni più aerodinamiche.
La strategia ha sicuramente dato i suoi frutti perché inizialmente si pensava che il satellite avrebbe raggiunto la quota di 300 km già durante l'estate, mentre le operazioni a basso attrito sono riuscite a prolungare la permanenza sopra questa quota fino all'autunno. Nel momento in cui però è diventato chiaro che LINK non avrebbe più tentato il salvataggio, non aveva più senso sacrificare completamente le osservazioni per conservare l'orbita.
La NASA ha quindi riacceso XRT e UVOT il 26 agosto, ottenendo già lo stesso giorno nuove immagini nei raggi X, tra cui quella del resto della supernova di Tycho nella costellazione di Cassiopea. Il BAT rimane invece spento, anche se il team della missione ha dichiarato di voler tentare di riportarlo alla raccolta dati nelle prossime settimane.
Quale sarà il destino di Swift
La quota di 300 km non è un confine fisico netto oltre il quale Swift precipiterà immediatamente, ma rappresenta una soglia sotto cui le operazioni scientifiche diventano difficili da eseguire e il tasso di discesa aumenta rapidamente per via della maggiore densità atmosferica e quindi di un attrito più elevato. Attualmente la NASA stima che il satellite raggiungerà questa quota entro uno o due mesi. Non esiste una data precisa né per la fine delle operazioni scientifiche né per il rientro atmosferico, perché il decadimento dipende anche dall'attività solare e dalle condizioni variabili dell'alta atmosfera.
La NASA prevede comunque che il rientro avvenga entro la fine del 2026. Sarà un rientro incontrollato, perché Swift non possiede il sistema di propulsione necessario per scegliere il momento e il luogo della caduta. La maggior parte dei 613 kg del satellite dovrebbe disintegrarsi e bruciare durante il passaggio ad alta velocità attraverso l'atmosfera, anche se secondo la NASA alcune componenti potrebbero raggiungere la superficie. L'agenzia considera comunque improbabile il rischio di danni alle persone.
Perché la fine di Swift rappresenta una perdita importante per l'astronomia
Swift non è importante soltanto per la quantità di dati raccolti in quasi 22 anni, ma soprattutto per la rapidità con cui reagisce agli eventi transienti. Il satellite è stato progettato per individuare un lampo gamma con BAT, determinarne rapidamente la posizione, ruotare il veicolo e osservarne il bagliore residuo con XRT e UVOT, inviando contemporaneamente un'allerta agli osservatori a Terra e nello spazio. Questa capacità è diventata particolarmente importante con lo sviluppo dell'astronomia multi-messaggera, nella quale gli stessi eventi vengono studiati contemporaneamente attraverso la radiazione elettromagnetica, le onde gravitazionali e altre particelle.
Dopo quasi 22 anni di attività contro i due inizialmente previsti, il fallimento della missione LINK ha trasformato questi ultimi mesi di osservazioni in una sorta di canto del cigno del satellite, in quella che con ogni probabilità sarà la fase finale della sua lunga e gloriosa missione.