
Ali Khamenei, nato nel 1939 e ucciso il 28 febbraio 2026 durante gli attacchi USA-Israele all'Iran, è stato la guida suprema dell’Iran dal 1989 alla morte. Vicino all’ayatollah Khomeini, prese parte alle proteste contro il regime dello scià sin dagli anni ’60 e alla fine del decennio successivo fu attivo nella rivoluzione islamica che instaurò la repubblica. Fu eletto presidente dell’Iran nel 1981 e guida suprema nel 1989. È stato sempre schierato su posizioni conservatrici e in politica estera ha seguito una linea antioccidentale. Come il suo predecessore Khomeini, si è scontrato con gli Stati Uniti e con Israele. Proprio gli americani e gli israeliani lo hanno ucciso in un raid aereo.
La gioventù di Khamenei e le tensioni in Iran
Ali Hosseini Khamenei è nato a Mashhad, seconda città dell’Iran per popolazione dopo Teheran, il 19 aprile 1939 in una famiglia di origine azera. Da giovane compì studi religiosi e frequentò le lezioni degli ayatollah (letteralmente “segni di dio”, cioè i maggiori esponenti del clero sciita), tra i quali Ruhollah Khomeini. Si distinse per l’atteggiamento anticonformista, essendo un fumatore e amando indossare i jeans.

Si interessò sin da giovane di politica e prese parte alle rivolte islamiche che scossero l’Iran nel 1963. Va ricordato che fino al 1979 nel Paese era al potere lo scià, un sovrano vicino all’Occidente che si contraddistingueva per l’approccio laico, ma anche per l’assolutismo, la corruzione e la dura repressione delle opposizioni. L’Iran era preda di forti tensioni politiche e sociali. Dopo il 1963 lo scià scatenò una durissima repressione. Migliaia di oppositori furono incarcerati, torturati e uccisi. Khomeini, diventato punto di riferimento degli oppositori, andò in esilio. Khamenei restò in Iran, fu incarcerato, ma fu rilasciato dopo poco tempo. Nel 1964 convolò a nozze e negli anni successivi lavorò come insegnante nelle scuole religiose di Mashhad.
La rivoluzione islamica
Le tensioni raggiunsero l’apice alla fine degli anni ’70. Dal gennaio del 1978 nelle città iraniane si svilupparono accese proteste di piazza, organizzate non solo da esponenti religiosi, ma anche dai movimenti laici di sinistra. Nel gennaio del 1979 lo scià fu costretto a fuggire e a cedere il potere. Fu instaurata la repubblica islamica, una teocrazia guidata da Khomeini, rientrato dall’esilio dopo la fuga dello scià. Khamenei ebbe un ruolo importante nella rivoluzione e si legò strettamente a Khomeini. L’ayatollah gli affidò un importante incarico, nominandolo guida delle preghiere del venerdì di Teheran. Nel 1981 subì un attentato dinamitardo, ma, sebbene ferito, riuscì a salvarsi.

Khamenei presidente dell’Iran
Nel 1981 Khamenei si candidò alla presidenza dell’Iran. Va ricordato che nella Repubblica islamica iraniana è prevista una sorta di diarchia tra due figure istituzionali: il presidente, eletto dal popolo a suffragio universale, e la guida suprema, un esponente religioso eletto dall’Assemblea degli esperti.
Khamenei fu eletto presidente con un’altissima percentuale di voti, superiore al 95%, e collaborò strettamente con Khomeini, che deteneva l’incarico di guida suprema. Fu rieletto nel 1985 per un secondo mandato.
Da presidente, guidò il Paese nella guerra contro l’Iraq, durata fino al 1988, e si interessò in prima persona di questioni militari.

L’elezione alla carica di guida suprema
Nel 1989, quando Khomeini morì, Ali Khamenei fu eletto al suo posto come guida suprema dell’Iran. Lasciò quindi la presidenza. La sua elezione fu contestata da una parte del clero sciita, perché Khamenei non era tra gli esponenti di grado più elevato (non deteneva, per altro, il titolo di ayatollah), al punto che, in un primo momento, la carica gli fu assegnata solo temporaneamente. Khamenei era però il leader che, sul piano politico, poteva garantire meglio la continuità con Khomeini. Perciò fu nominato ayatollah e confermato nel ruolo di guida suprema. Ha detenuto l’incarico fino alla morte.
Le scelte politiche di Khamenei
Khamenei era schierato su posizioni conservatrici. Nei suoi anni da leader ha raffozato il ruolo della guida suprema e ha sostenuto con decisione non solo l’applicazione della legge islamica, ma anche l’osservanza dei precetti religiosi, come l’uso del velo per le donne, che in Iran è previsto dalla legge. Si è schierato su posizioni molto conservatrici e retrograde su temi come i diritti degli omosessuali e l’emancipazione femminile. In politica economica, ha sostenuto una linea nazionalista, mirante a evitare la dipendenza dall’estero.

Khamenei ha guidato il Paese con il pugno di ferro. Nel corso degli anni in Iran si sono sviluppate numerose proteste contro il regime teocratico e contro la stessa guida suprema. Khamenei non ha esitato a ordinare di reprimerle duramente.
Discusso è il ruolo di Khamenei a proposito del programma nucleare iraniano (oggetto, come sappiamo, di forti tensioni internazionali, oltre a essere il motivo dichiarato degli interventi dei militari di Israele e degli Stati Uniti, incluso e l’attacco del 28 febbraio 2026). Nel 2005 Khamenei ha emesso una fatwa (parere giuridico non vincolante) che vieta la produzione di armi nucleari. Tuttavia, secondo l’interpretazione più diffusa, la fatwa non si applica ai Paesi islamici.
In politica estera, Khamenei ha sostenuto la linea antioccidentale del suo predecessore Khomeini. La tensione con gli Stati Uniti – anche per il sostegno americano a Israele e per le mire sulle risorse naturali iraniane, che è il terzo Paese al mondo per riserve di petrolio e secondo per riserve di gas naturale – è cresciuta enormemente. Periodi di relativa distensione si sono alternati a periodi di crescita delle tensioni, fino alla Guerra dei 12 giorni di giugno 2025 e agli attacchi del 28 febbraio 2026, nel corso del quale Khamenei è stato ucciso.