
L'Antartide è un deserto, ed è anche il più grande del mondo, con una superficie di circa 13,8 milioni di km2: avete letto bene. Nonostante l'immagine comune di un deserto sia quella di un paesaggio con dune di sabbia e temperature roventi, il continente antartico – ricoperto al 98% di ghiaccio e per questo il luogo più freddo del mondo – è classificato come deserto freddo. La definizione scientifica di questo ecosistema, infatti, non dipende dalla temperatura ma dalle precipitazioni: viene classificato come deserto qualsiasi territorio che riceva mediamente meno di 250 millimetri di pioggia (o neve) all'anno.
E l'Antartide rientra pienamente in questa soglia: come indicato dal Programma Antartico degli Stati Uniti (USAP), il continente registra in media 50 millimetri di precipitazioni l'anno (perlopiù sotto forma di neve) rendendolo di fatto il luogo più arido della Terra. E sull'Altopiano Antartico – la vasta area che costituisce l'entroterra del continente – le nevicate sono ancora più rare, con le temperature medie annue che scendono sotto i –57 °C.
Il motivo principale della scarsità di precipitazioni si spiega con un semplice principio fisico: l'aria fredda trattiene pochissimo vapore acqueo. Più l'aria è fredda, meno molecole d'acqua riesce a contenere in forma gassosa e, quindi, meno precipitazioni può produrre. L'umidità che riesce a raggiungere il continente proviene dalle zone libere dai ghiacci dell'Oceano Antartico e viene trasportata nella troposfera soprattutto attraverso il settore compreso tra la Terra di Wilkes e la Terra di Marie Byrd: questo spiegherebbe perché le regioni costiere registrano precipitazioni decisamente superiori rispetto all'Altopiano, che rimane quasi sempre asciutto.
A complicare ulteriormente il quadro ci sono i venti catabatici: correnti d'aria densa e gelida che, scendendo per gravità dall'altopiano interno verso la costa, si riscaldano per compressione diventando ancora più secche e capaci di far sublimare la neve prima ancora che tocchi terra, facendola quindi passare dallo stato solido direttamente a quello gassoso. Questi venti spirano in modo persistente tutto l'anno e rappresentano uno dei fenomeni atmosferici più estremi del pianeta, con raffiche che in alcuni casi superano i 300 km/h.
Una ricerca pubblicata sulla rivista Geophysical Research Letters ha dimostrato che questo meccanismo provoca la sublimazione di circa il 35% delle nevicate che cadono ai margini dell'Antartide orientale: la neve, in pratica, evapora nell'aria senza mai accumularsi al suolo.