
Il periodo di fusione dei ghiacciai in Alaska dura sempre più a lungo a causa del riscaldamento globale. Lo rivelano analisi radar effettuate a partire da dati raccolti tra il 2016 e il 2024 con i satelliti europei Sentinel-1, da cui emerge che ogni aumento di 1 °C della temperatura media estiva fa sì che questi fondano per tre settimane in più all’anno. Inoltre, gli studi mostrano come un’ondata di caldo in passato abbia fatto perdere ai ghiacciai quasi il 28% in più della loro copertura nevosa rispetto agli anni normali. I dati dei radar, raccolti, sono stati analizzati dai ricercatori dell’Università Carnegie Mellon, in Pennsylvania, e dell’Università dell’Alaska Fairbanks. Il nuovo studio, pubblicato sulla rivista Nature, è importante anche perché mostra le potenzialità del radar ad apertura sintetica (SAR), che può monitorare i ghiacciai in modo costante e automatico tutto l’anno.
L’utilizzo dei dati forniti dai radar dei satelliti
I ghiacciai del pianeta stanno fondendo a un ritmo molto elevato a causa del riscaldamento globale, ma la nostra comprensione dei loro cambiamenti è limitata quando si utilizzano strumenti ottici tradizionali. I radar ad apertura sintetica dei satelliti Sentinel-1, che hanno fornito i dati su cui si basa questo studio, possono invece monitorare costantemente per tutto l’anno i ghiacciai. La loro tecnologia si basa sull’invio di impulsi di microonde verso il suolo da un aereo o da un satellite in movimento e sulla registrazione dei segnali riemessi dalla superficie terrestre. Il loro funzionamento, a differenza di quello dei sensori ottici, è indipendente dalla luce solare e dalle condizioni meteorologiche come nuvolosità e precipitazioni. Il risultato sono immagini ad alta risoluzione della superficie terrestre. I satelliti europei Sentinel-1 transitano sopra lo stesso punto della superficie ogni 12 giorni e, tra il 2016 e il 2024, hanno monitorato costantemente quasi tutti i ghiacciai dell’Alaska (circa 3000) con dimensioni superiori a circa 1,3 km. Questi radar hanno registrato anche per tutto l’anno la variazione del limite delle nevi persistenti, la linea che separa la zona di un ghiacciaio in cui la neve si accumula e si trasforma in ghiaccio, da quella dove il ghiaccio viene perso per fusione. Questa linea si sposta in risposta alle variazioni stagionali e al cambiamento climatico e con gli strumenti ottici era possibile individuarla solo alla fine della stagione di fusione, a fine estate o inizio autunno.

Che cosa hanno rivelato le immagini dei radar sui ghiacciai dell’Alaska
I ricercatori hanno utilizzato i dati dei radar per individuare il numero di giorni di fusione annuali dei ghiacciai. È risultato che ogni aumento di 1 °C della temperatura media estiva fa sì che questi fondano per tre settimane in più all’anno. Lo studio si è concentrato anche sugli effetti dell’ondata di caldo che dal 23 giugno al 10 luglio 2019 ha colpito l’Alaska, durante la quale le temperature hanno superato di circa 20 °C la media stagionale per circa due settimane. In base ai dati radar, i ghiacciai hanno reagito con un ritiro notevole del limite delle nevi, di oltre 100 m in altitudine. In questa occasione i ghiacciai dell’Alaska hanno perso quasi il 28% in più della loro copertura nevosa rispetto agli anni normali. Questo fenomeno dimostra come i ghiacciai siano estremamente sensibili alla variabilità climatica a breve termine. Grazie ai progressi tecnologici, in futuro sarà possibile migliorare le previsioni sull’evoluzione dei ghiacciai in risposta al riscaldamento globale.
