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21 Aprile 2026
13:30

Il sottosuolo della Toscana nasconderebbe enormi serbatoi di migliaia di chilometri cubi di magma

Nel sottosuolo delle aree geotermiche di Larderello e del Monte Amiata, in Toscana, sono stati individuati enormi serbatoi di magma in un'area in cui non ci sono eruzioni da circa 200.000 anni. Si trovano tra gli 8 e i 15 km di profondità e hanno un volume di migliaia di chilometri cubi, paragonabile a quello che alimenta i "supervulcani".

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Il sottosuolo della Toscana nasconderebbe enormi serbatoi di migliaia di chilometri cubi di magma
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Fuoriuscita di gas dal sottosuolo nei pressi di Larderello.

In Toscana, nel sottosuolo di Larderello e del Monte Amiata, sono stati individuati enormi serbatoi di magma, molto più estesi e profondi di quanto si pensasse. Si trovano tra 8 e 15 km di profondità e potrebbero avere un volume di migliaia di chilometri cubi. Camere magmatiche di queste dimensioni sono paragonabili a quelle dei cosiddetti “supervulcani”, come Yellowstone. Questa grande quantità di magma, comunque, non costituisce un pericolo immediato. Si tratta di una scoperta incredibile in un’area che, pur essendo geotermica, non è interessata da attività vulcanica vera e propria da centinaia di migliaia di anni. A farla sono stati i ricercatori dell’Università di Ginevra, dell’Istituto di Geoscienze e Georisorse del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr-Igg) e dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), il cui studio è stato pubblicato sulla rivista Communications Earth & Environment.

La scoperta dell’enorme serbatoio di magma in Toscana

Le aree del pianeta in cui sono presenti “supervulcani”, che in passato hanno dato luogo a eruzioni violentissime con l’emissione di enormi quantità di materiali, presentano una morfologia superficiale e depositi vulcanici che le rendono ben riconoscibili. È il caso di Yellowstone negli Stati Uniti, Toba in Indonesia e Taupo in Nuova Zelanda. Grandi volumi di magma possono però trovarsi anche a grandi profondità in aree inaspettate, come quella della cosiddetta Provincia Magmatica Toscana (TMP). Qui la presenza di magma nel sottosuolo è testimoniata dai fenomeni vulcanici secondari, come i famosi soffioni boraciferi di Larderello, sfruttati per produrre energia geotermica. Tuttavia, non si conosceva la presenza di serbatoi magmatici di tali dimensioni. Le eruzioni più recenti di cui siamo a conoscenza sono quelle del Monte Amiata, vulcano estinto situato tra Grosseto e Siena, avvenute circa 300.000-200.000 anni fa.

"Sapevamo che questa regione, che si estende da nord a sud attraverso la Toscana, è geotermicamente attiva, ma dei serbatoi magmatici così grandi erano difficili da immaginare. Questo ritrovamento ha dello straordinario",

Spiega Matteo Lupi, uno degli autori dello studio.

La “radiografia” del sottosuolo: come hanno fatto

Per ricostruire la struttura del sottosuolo dell’area, i ricercatori hanno utilizzato la tomografia del rumore ambientale. Si tratta di una tecnica che consente di ottenere una “radiografia” della crosta terrestre utilizzando le vibrazioni che vengono prodotte continuamente dal vento, dalle onde oceaniche e dalle attività antropiche. Le onde che si generano si propagano all’interno della Terra con velocità diverse a seconda dei materiali che incontrano. I sismometri ne registrano i tempi di arrivo in superficie e quindi la velocità di propagazione. In questo caso una rete di 60 sismometri a banda larga ha rilevato un rallentamento delle onde a circa 10 km di profondità nella crosta. Questo tipo di comportamento ha rivelato zone di accumulo di rocce parzialmente fuse, corrispondenti a serbatoi magmatici. È stato così possibile ricostruire un’immagine tridimensionale della struttura del sottosuolo.

La scoperta dimostra innanzitutto l’efficacia di questo tipo di tomografia per esplorare il sottosuolo senza impatti ambientali e con bassi costi. Inoltre, la scoperta di sistemi magmatici profondi può risultare importante per la transizione energetica, dal momento che questi sono associati a materie prime critiche come litio e terre rare. Infine, l’individuazione di questi serbatoi consente di quantificare meglio il potenziale dell’area dal punto di vista della produzione di energia geotermica.

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Il modello del sottosuolo sotto Larderello, con i serbatoi magmatici. Credit: Nature
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