
Nei cieli del Centro Italia è stato avvistato un bolide molto luminoso che ha catturato l'attenzione di numerosi osservatori e generando decine di segnalazioni soprattutto da Roma. A registrare il passaggio della meteora, avvenuto la sera di domenica 14 giugno 2026 intorno alle 23:25 (ora italiana) sono state 6 camere della Rete PRISMA (Prima Rete Italiana per la Sorveglianza sistematica di Meteore e Atmosfera), il progetto coordinato dall'INAF, l'Istituto Nazionale di Astrofisica e sostenuto dalla Fondazione CRT.
In particolare, sono state le stazioni di Amelia, Civitanova Marche, Isola d'Elba, Gorga, Perugia e Roma a riprendere il fenomeno, permettendo agli esperti di avviare immediatamente i complessi calcoli necessari per ricostruirne la traiettoria e la curva di luce di questo bolide.
L'evento, tra l'altro, è avvenuto in una circostanza piuttosto singolare: proprio in quel momento, i membri della Rete PRISMA erano riuniti a Grosseto, presso il Museo di Storia Naturale della Maremma per celebrare i dieci anni di attività. La prima rilevazione della Rete PRISMA, infatti, risale al 27 marzo 2016, quando la camera ITPI01 avvistò il primo bolide del progetto.

Come tutti i bolidi, si trattava di una meteora particolarmente luminosa, cioè un frammento roccioso che attraversa la nostra atmosfera ad alta velocità: la sua magnitudine assoluta era di -8,5, un valore che lo rende estremamente brillante (più il numero è negativo, più l'oggetto è luminoso). Non a caso, si parla di “bolide” quando la luminosità della meteora supera quella massima di Venere (protagonista in questi giorni di un allineamento con Giove, Mercurio e una falce della Luna crescente), che è il corpo celeste più luminoso nel nostro cielo dopo il Sole e la Luna. Le meteore – e i bolidi in particolare – possono essere frammenti di asteroidi, di comete oppure di materiale artificiale, la cosiddetta spazzatura spaziale.
La traiettoria ricostruita dalle camere PRISMA mostra che il bolide ha seguito una direzione da sud-est a nord-ovest, apparendo inizialmente sulla verticale di Civita Castellana a circa 85 km di altitudine e spegnendosi poco più di 4 secondi dopo a nord di Orvieto.

Il dato più interessante evidenziato dagli esperti, tuttavia, riguarda la quota di estinzione, cioè l'altezza alla quale l'oggetto ha smesso di essere visibile perché si disintegra: in questo caso, il bolide si è estinto a 33 km di quota, un valore che si avvicina alla soglia di attenzione fissata dagli esperti di PRISMA a 30 km. Al di sotto di questa quota, infatti, aumentano significativamente le probabilità che qualche frammento dell'oggetto resista all'attraversamento dell'atmosfera e quindi cada al suolo, sotto forma di meteorite.
Un secondo parametro che ha attirato l'attenzione dei ricercatori è stata la velocità residua al momento della scomparsa, stimata in circa 5,5 km/s (circa 19.800 km/h): come evidenziato nel comunicato rilasciato da PRISMA, intorno ai 4 km/s scatta immediatamente l'entusiasmo degli esperti, perché una velocità bassa al momento dell'estinzione significa che l'oggetto ha dissipato molta energia cinetica nell'atmosfera senza disintegrarsi completamente, il che aumenta le possibilità che qualcosa abbia raggiunto il suolo. Con 5,5 km/s, il bolide del 14 giugno si colloca leggermente al di sopra di questa soglia ottimale, ma resta comunque un valore interessante.
Le speranze di individuare un possibile frammento a Terra, però, si sono ridimensionate dopo le stime della massa. Secondo i calcoli della Rete PRISMA, la massa residua dell'oggetto è stata stimata in appena 10 grammi, un valore molto lontano dai circa 100 grammi (dieci volte di più) che rappresentano la soglia minima per poter organizzare una campagna di ricerca con qualche possibilità concreta di successo.
Questo non significa che nulla sia sopravvissuto all'impatto con l'atmosfera: è possibile che un frammento di quelle dimensioni sia effettivamente caduto al suolo. Il problema è che una meteorite da 10 grammi è di fatto introvabile, a meno che non sia caduta in ambienti molto particolari come un deserto o l'Antartide, dove l'assenza di vegetazione e il terreno uniforme rendono possibile individuare anche oggetti minuscoli.
Nel contesto del Centro Italia, con la sua vegetazione e il suo terreno variegato, una ricerca di questo tipo sarebbe priva di prospettive realistiche. Per questo motivo, i responsabili della Rete PRISMA hanno deciso di non procedere oltre con le indagini sul campo.