Lo chiamano “periodo delle castagne”, e così come cadono castagne e foglie, anche i capelli abbandonano in massa la nostra testa. C’è da preoccuparsi? Assolutamente no. Si tratta di un fenomeno totalmente fisiologico, anche se ci sono pochi studi riguardo la stagionalità della caduta dei capelli. Uno de più citati è l’analisi dell’Ospedale Universitario e dall’Università di Zurigo, che ha rilevato un aumento dei capelli in fase di riposo verso luglio. Visto che questa fase dura circa 3 mesi, tra settembre e ottobre ci ritroviamo con un pugno di capelli in mano. Il motivo, ancora poco chiaro, potrebbe avere a che fare con la muta degli animali: in autunno ci sarebbe una perdita di capelli maggiore per far spazio a capelli nuovi e proteggere la testa dal freddo invernale. Del resto, winter is coming, anche per le nostre teste.
Una delle domande più frequenti su Google in questo periodo
Ogni capello segue un ciclo in tre fasi: anagen, la fase di crescita, che può durare anni; catagen, una breve fase di involuzione; e telogen, la fase di riposo. Quest’ultima dura circa 100 giorni, in cui il capello maturo resta ancorato al follicolo ma può essere spinto via dal nuovo capello in crescita (o da minimi stress meccanici) e cadere.
Conoscere questa ciclicità ci permette, contando quanti capelli si trovano in ciascuna fase in un dato momento, di seguire come cambiano le proporzioni nel corso dell’anno. In altre parole, di capire se, oltre al ritmo di ogni singolo capello, ne esista uno stagionale che li accomuni tutti. Una domanda talmente diffusa da diventare oggetto di un’analisi dei dati di ricerca di Google. In "Seasonal trends in hair loss: A big data analysis of Google search patterns and their association with seasonal factors", gli autori hanno rilevato che negli Stati Uniti, tra il 2004 e il 2020, le ricerche sulla caduta dei capelli diventano preponderanti proprio in vista dei mesi autunnali.

C'è un picco di capelli a riposo in estate
Lo studio più ampio sull’argomento, firmato da Kunz, Seifert e Trüeb, arriva dall'Ospedale Universitario di Zurigo. Tra il 2001 e il 2007 i ricercatori hanno analizzato il tricogramma (una tecnica in cui il dermatologo strappa con una pinzetta almeno 50 capelli e conta quanti si trovano in ciascuna fase) di donne che lamentavano caduta di capelli. Dopo aver escluso donne con diagnosi di alopecia o che prendevano farmaci che causano caduta di capelli, i ricercatori hanno analizzato i tricogrammi di ben 823 donne sane.
Dai dati, la percentuale di capelli in telogen raggiungeva un picco a luglio, con un secondo picco, più modesto, in primavera. Poiché la fase di riposo dura circa 100 giorni, ricordano gli autori, i capelli "fermati" a luglio cadrebbero, di conseguenza, proprio in autunno. Il minimo di capelli “a riposo” invece, arriva a fine inverno.
Questi risultati in realtà non sono una novità, ma sono comunque interessanti per l’ampiezza del campione. Certo, 823 donne sono comunque poche, ma sono comunque un campione abbastanza significativo. Lo studio, tuttavia, non ha seguito le stesse persone nel corso degli anni. Quindi, sebbene abbia raccolto una quantità considerevole di dati, ha semplicemente fatto una fotografia di quello che succedeva nei vari mesi, su donne diverse.
Diverse ricerche confermano il ciclo annuale del capello
Il trend stagionale però è abbastanza solido e confermato anche da studi più piccoli, come quello di Randall ed Ebling, del 1991. Seguendo 14 uomini per 18 mesi, i ricercatori hanno visto che verso marzo, il numero di follicoli in crescita superava il 90%, mentre a settembre aumentava la caduta.
Con ancora più pazienza, Courtois e colleghi, nel 1996, hanno fotografato la stessa porzione di cuoio capelluto di 10 uomini per un periodo fino a 14 anni. Il risultato conferma l’esistenza di un ritmo annuale, con il picco di capelli a riposo tra fine estate e inizio autunno, ma più sfumato di quanto sembri indicare lo studio di Kunz: infatti, l’alternarsi delle stagioni sembra pesare solo per circa la metà sui cambiamenti nelle percentuali di capelli a riposo, mentre l’altra metà dipenderebbe da altri fattori.
Le cause e le motivazioni sono ancora un mistero
Negli animali è comune cambiare pelliccia tra inverno ed estate, possiamo osservarlo anche in casa con i nostri gatti, e ciò dipende soprattutto dalle ore di luce. Secondo molti ricercatori, e come riportano anche Kunz, Courtois e Randall ed Ebling anche nell'essere umano il fotoperiodo e l'accorciamento delle ore di luce a disposizione, potrebbero regolare, attraverso l'asse ipotalamo-ipofisi, la produzione di ormoni steroidei e tiroidei, che a loro volta influenzano il ciclo del follicolo.
A volte si legge online che è lo stress a cui sottoponiamo i nostri capelli durante l’estate (caldo, salsedine, acconciature strette) a determinare questa maggiore caduta autunnale. Possiamo ipotizzare però che, essendoci già più capelli in fase telogen e pronti a cadere, aggiungere stimoli stressogeni non sia esattamente un toccasana. È una spiegazione plausibile, per la quale però non esistono dati concreti.
A cosa ci servirebbe fare la muta? Il gruppo di Zurigo suggerisce che conservare i capelli d'inverno ci protegga dal freddo e rimandarne la caduta a fine estate ripari il cuoio capelluto dal sole di mezzogiorno. Ma si tratta di ipotesi ancora da verificare.
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