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26 Maggio 2026
11:30

Il Calderone è l’ultimo “ghiacciaio” degli Appennini: si è ridotto del 90% in circa 200 anni

Il ghiacciaio del Calderone è l'unico "ghiacciaio" appenninico e sorge sul versante settentrionale del Corno Grande, nel Massiccio del Gran Sasso in Abruzzo. Formatosi durante il periodo del Quaternario, a causa dell'innalzamento delle temperature medie oggi si è ridotto del 90% rispetto alla sua massima estensione, tanto che i glaciologi lo hanno riclassificato come glacionevato.

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Il Calderone è l’ultimo “ghiacciaio” degli Appennini: si è ridotto del 90% in circa 200 anni
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Un’immagine del ghiacciaio del Calderone nel 2023. Di L.V. – Opera propria, Pubblico dominio, Wikimedia Commons.

Nonostante cime irte e ventose e freddi ambienti glaciali siano quasi sempre associati all’immagine delle Alpi, è giusto ricordare che anche gli Appennini hanno il loro personalissimo ghiacciaio: il ghiacciaio del Calderone.

Il più meridionale d’Italia (e anche il più meridionale d’Europa se si tiene conto di certe convenzioni geografiche), il Calderone è, o per meglio dire “è stato”, uno storico ghiacciaio dell’imponente massiccio del Gran Sasso, a lungo studiato per il suo valore geologico e ambientale e per essere un vero e proprio “laboratorio naturale” che ci racconta in modo molto dettagliato la storia delle fluttuazioni climatiche che hanno interessato, e interessano tuttora, il nostro Pianeta. A causa dei cambiamenti climatici, il Calderone ha purtroppo perso quasi il 90% della sua superficie.

Dove si trova il ghiacciaio del Calderone

Il ghiacciaio del Calderone sorge, come abbiamo detto, nel cuore degli Appennini, in particolare nella sezione centrale dell’Appennino abruzzese, sul versante settentrionale del Corno Grande (2912 m s.l.m). Ci troviamo quindi in pieno Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, la terza area naturale protetta d’Italia per superficie che si sviluppa a cavallo tra le province dell’Aquila, di Pescara, di Teramo (Abruzzo), di Rieti (Lazio) e di Ascoli Piceno (Marche).

Il nostro “ghiacciaio” si trova però localizzato in una stretta conca ombrosa e riparata sul territorio abruzzese, a una quota compresa tra i 2650 e i 2850 m s.l.m. La caratteristica morfologia del versante roccioso, così come pure l’esposizione, hanno dato origine a un particolare ambiente che ha permesso alla neve, a partire dalle ultime glaciazioni del Quaternario, di accumularsi e di trasformarsi in ghiaccio perenne nel corso del tempo.

Perché è importante: condizioni geograficamente al limite

Prime testimonianze del ghiacciaio appenninico risalgono alla fine del Settecento, con l’ascensione al Gran Sasso del marchese Orazio Delfico, naturalista abruzzese che nel corso della sua impresa descrisse “una maestosa conca continuamente coperta di neve”. Nei successivi decenni, il progressivo diffondersi della pratica alpinistica e il consolidarsi di numerose discipline scientifiche e naturalistiche hanno acceso i riflettori sul ghiacciaio, che in breve tempo è diventato importante oggetto di studio da parte di geologi, glaciologi e climatologi italiani ed europei.

Il Calderone si trova, infatti, in condizioni geograficamente “al limite”: a quote cioè non particolarmente elevate e latitudini decisamente modeste, che rendono le temperature piuttosto miti e le cui variazioni, anche contenute, possono minacciare i delicati equilibri di un sistema glaciale.
Proprio per questo motivo, ghiacciaio appenninico è sempre stato un importante indicatore climatico della regione mediterranea.

Il ghiacciaio ieri, oggi e domani

Come abbiamo già accennato, il ghiacciaio del Calderone si è formato durante il Quaternario per poi fondere completamente al termine della glaciazione e riformarsi ancora una volta durante la piccola era glaciale, tra la metà del XIV secolo e quella del XIX, in cui ha raggiunto la massima estensione in epoca storica.
Da allora, il Calderone si è progressivamente ridotto con l’innalzarsi delle temperature medie globali e nel 2019 è stato definitivamente riclassificato: non più come ghiacciaio, ma come glacionevato, ossia un piccolo ghiacciaio dalla ridotta superficie e non più interessato dal lento scorrimento verso valle, moto caratteristico invece dei ghiacciai veri e propri.

Si stima che dalla metà dell’Ottocento a oggi, il Calderone abbia perso circa il 90% della sua superficie e, secondo le recenti proiezioni, il ghiacciaio fonderà quasi del tutto nei prossimi decenni, lasciando spazio solo a qualche nevaio ben protetto dall’ombra delle formazioni rocciose più elevate. L’intero sito continua però a conservare un grande valore scientifico: monitorare i cambiamenti dell'ex ghiacciaio consente infatti di continuare a studiare l’evoluzione climatica in atto e il suo impatto sui rilievi e sugli ambienti dell’Europa meridionale.

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