impianto termoelettrico

La guerra in Ucraina ha sconvolto i delicati equilibri geopolitici mondiali, causando scompensi anche sul fronte energetico italiano. A seguito degli ultimi eventi, il Consiglio dei Ministri ha ipotizzato la possibilità di riapertura in via momentanea delle centrali a carbone italiane per fronteggiare e tamponare una eventuali crisi neergetica che potrebbe colpire il nostro Paese. In questo articolo vi racconteremo cosa sono le centrali a carbone, dove si trovano in Italia e da quali Paesi compriamo la materia prima.

Cosa sono e come funzionano le centrali a carbone?

Le centrali termoelettriche a carbone sono degli impianti industriali in cui avviene la produzione di energia elettrica a partire dalla combustione di carbone. Concettualmente funziona così: il carbone viene bruciato per riscaldare l'acqua in un serbatoio, che genera vapore. Quest'ultimo, altamente pressurizzato, fa girare le pale di una turbina collegata a un generatore di energia elettrica chiamato alternatore

Quali sono le centrali a carbone in Italia e dove si trovano?

Le centrali a carbone in Italia sono sette, dislocate sull'intero territorio nazionale:

impianti a carbone Italia
in foto: Localizzazione delle centrali a carbone in Italia
  • Monfalcone (Friuli-Venezia Giulia) gestita da A2A;
  • Fusina (Veneto) gestita da Enel;
  • La Spezia (Liguria) gestita da Enel;
  • Torrevaldaliga (Lazio) gestita da Enel;
  • Brindisi (Puglia) gestita da Enel;
  • Fiume Santo (Sardegna) gestita da EP Produzione gruppo Eph;
  • Portoscuso (Sardegna) gestita da Enel.

Secondo il Piano nazionale integrato per l'energia e il clima (Pniec) redatto dal Ministero dello Sviluppo Economico, le centrali termoelettriche a carbone dovranno essere dismesse o convertite in centrali a gas naturale entro la fine del 2025.

Da dove si ottiene il carbone usato in Italia?

Il carbone è un combustibile fossile così come gas naturale e petrolio ma, a differenza di questi ultimi, è solido. Si origina da resti di piante e organismi vegetali del passato che hanno subito una serie di processi chimico-fisici che ne hanno trasformato la struttura. Avendo un alto potere calorifico, il carbone ancora oggi rimane una delle principali fonti di energia a livello mondiale.
Nel 2019 la produzione degli impianti a carbone copriva il 4,4% del fabbisogno energetico italiano grazie all'import di materia prima dall'estero.

carbone

Siamo andati a vedere i dati del Ministero della Transizione Ecologica nel resoconto sulla situazione energetica nazionale nel 2020, di cui abbiamo riportato alcune tabelle.
Come possiamo vedere nella Tabella 1, nel 2020 abbiamo importato il carbone principalmente da Russia, USA, Colombia e Australia, raggiungendo in totale quasi 7,1 milioni di tonnellate.

totale importazione combustibili solidi
in foto: Tabella 1: Totale delle importazioni di combustibili solidi per Paesi di provenienza (in migliaia di tonnellate). Fonte: MiTE

Nella Tabella 2, invece, possiamo analizzare i dati separatamente, scomponendoli per tipologia. Nel 2020 l'Italia ha importato 1,6 milioni di tonnellate di carbone da coke, 5,5 milioni di tonnellate di carbone da vapore e antracite e circa un migliaio di tonnellate di lignite e altri composti carboniosi.

importazioni combustibili solidi italia2
in foto: Totale delle importazioni di combustibili solidi per Paesi di provenienza (in migliaia di tonnellate). Fonte: MiTE

Perchè si propone di riaprire le centrali?

A seguito dell'invasione dell'Ucraina da parte della Russia e dello sviluppo di uno stato di emergenza internazionale, il Presidente del Consiglio Mario Draghi ha dichiarato – nell'informativa alla Camera sul conflitto tra Russia e Ucraina – la possibilità di riapertura in via momentanea delle centrali a carbone italiane. L'intento è quello di sopperire e colmare le eventuali richieste energetiche nel caso in cui la Russia dovesse ridurre le forniture di gas, riuscendo così a calmierare il prezzo dell'energia, sviluppando in tempi record quello che possiamo chiamare un "pronto soccorso energetico".

impianto carbone
Articolo a cura di
Nicole Pillepich