
Nei giorni scorsi decine di migliaia di persone hanno attraversato in poche ore il confine tra il Marocco e Ceuta, l'exclave spagnola sulla costa nordafricana. Ventiquattro ore dopo il governo italiano ha annunciato il ripristino dei controlli di frontiera con la Spagna, raccontato dai giornali come una "sospensione di Schengen": è in vigore dal 1° agosto e dura un mese. Il presupposto della misura è che da Ceuta possa muoversi un'ondata verso l'Italia. I dati di Frontex (l'agenzia europea della guardia di frontiera e costiera) quel presupposto non lo confermano: nella serie dei rilevamenti alle frontiere esterne dell'Unione europea un canale tra il Marocco e le coste italiane non compare quasi mai. Nel 2025 i cittadini marocchini rilevati sulla rotta del Mediterraneo centrale, quella che porta in Italia, sono stati 814 su 66.551: l'1,2% del totale.
Cos’è successo a Ceuta: 70mila migranti hanno attraversato il confine
Ceuta è una porzione di territorio spagnolo di circa 80mila abitanti circondata dal Marocco, separata dalla penisola iberica dallo Stretto di Gibilterra. Tra il 30 e il 31 luglio, secondo le autorità spagnole, circa 70mila persone hanno attraversato illegalmente il confine, molte a nuoto aggirando la diga frangiflutti, altre scavalcando le barriere. Madrid ha schierato l'esercito accanto alla Guardia Civil. Il bilancio delle vittime – al momento in cui si scrive – recuperate in mare ha superato le 80 persone.
Sulle cause si è discusso molto. A inizio luglio la Corte suprema spagnola aveva stabilito che chi viene intercettato in mare mentre cerca di raggiungere Ceuta e Melilla non può essere respinto in modo sommario verso il Marocco, e quella sentenza è stata indicata come fattore di richiamo. Ma le interviste di El País ai migranti arrivati in quelle ore hanno smentito la ricostruzione.
Restano invece senza risposta due domande sul comportamento del Marocco: perché nelle prime ore le forze di sicurezza abbiano lasciato avanzare gruppi molto numerosi verso la frontiera, e perché migliaia di persone partite da Casablanca, Rabat, Tangeri e Marrakech abbiano potuto spostarsi verso nord senza che venissero chiuse le vie di comunicazione. Nelle ore successive la maggior parte è rientrata in Marocco, anche per l'assenza di alloggi e assistenza: il centro di accoglienza di Ceuta è progettato infatti per circa 500 persone.
Perché il governo italiano ha deciso i ripristino dei controlli con la Spagna
La crisi diplomatica è cominciata la sera del 30 luglio, con un post di Giorgia Meloni sui social: "L'Italia non resterà a guardare", scriveva la presidente del Consiglio, annunciando la disponibilità a intervenire con strumenti straordinari, compresa la sospensione dello spazio Schengen con la Spagna. Poco prima si erano espressi nello stesso senso Matteo Salvini e Antonio Tajani, che ha collegato gli arrivi a Ceuta alla campagna di regolarizzazione varata dal governo spagnolo. Quel legame, però, non è provato: la regolarizzazione si era conclusa oltre un mese prima e i migranti arrivati in quei giorni non avrebbero comunque avuto i requisiti per accedervi.
Madrid ha reagito convocando l'ambasciatore italiano: il ministro degli Esteri José Manuel Albares ha parlato di aspettative deluse verso un Paese partner, da cui ci si attende "solidarietà europea e non demagogia partitica". Il premier Pedro Sánchez ha risposto pubblicando i dati Frontex sugli ingressi irregolari tra il 2021 e il 2026 e ricordando che il rispetto dei trattati e dei dati non è facoltativo. La decisione italiana è arrivata la sera del 31 luglio, dopo una riunione del Comitato di analisi sull'immigrazione e la sicurezza delle frontiere presieduta al Viminale dal ministro Matteo Piantedosi.
Cosa prevede davvero il ripristino dei controlli di frontiera con la Spagna
Formalmente non è stato sospeso alcun trattato. Il provvedimento applica il Codice frontiere Schengen – il Regolamento (UE) 2016/399, riformato nel 2024 dal Regolamento (UE) 2024/1717 – e in particolare la procedura che l'articolo 25 bis riserva agli eventi imprevedibili: consente a uno Stato membro di ripristinare i controlli in via immediata e senza preavviso, per un massimo di un mese, informando contestualmente Commissione, Parlamento europeo, Consiglio e altri Stati membri. È il motivo per cui la misura dura esattamente trenta giorni: nella notifica registrata dalla Commissione va dal 1° agosto al 1° settembre 2026. Eventuali proroghe non possono portare il totale oltre i tre mesi.
Nel merito, la misura riguarda soltanto i cittadini di Paesi terzi in arrivo da porti e aeroporti spagnoli e si traduce, nella pratica, in verifiche dei documenti definite dal Viminale "mirate" e "selettive", cioè controlli a campione. Chi ha passaporto italiano, spagnolo o di un altro Stato dell'Unione non subisce verifiche aggiuntive. Nella motivazione trasmessa a Bruxelles l'Italia indica il rischio di "movimenti secondari" dentro l'area Schengen dopo gli ingressi di massa a Ceuta: è il presupposto su cui poggia l'intera misura, ed è anche il primo a non reggere alla prova dei fatti.
Cosa prevede il codice frontiere Schengen
Il primo problema della misura è geografico. Ceuta non si trova nell'Europa continentale ma in Nord Africa, e proprio per questo il Codice frontiere Schengen le riserva regole speciali. La Commissione europea le ha ricostruite in una risposta a un'interrogazione parlamentare del 2022: l'acquis di Schengen si applica integralmente a Ceuta e Melilla, ma alla partenza verso la Spagna peninsulare o verso un altro Paese dell'area devono essere effettuati controlli d'identità e dei documenti. Il controllo che l'Italia ha ripristinato all'uscita da Ceuta esiste già ed è obbligatorio.
A questo si aggiungono due dettagli pratici. Nell'exclave non c'è un aeroporto commerciale, quindi l'unica via verso la penisola è il traghetto, dove i documenti vengono verificati all'imbarco. E Italia e Spagna non condividono alcun confine terrestre: chi volesse raggiungere l'Italia via terra dovrebbe attraversare la Francia, che i controlli alla frontiera spagnola li ha già ripristinati per conto proprio.
Cosa dicono i dati Frontex sugli arrivi dal Marocco in Italia
Il secondo problema sono i numeri. L'agenzia europea della guardia di frontiera e costiera pubblica ogni mese i rilevamenti di attraversamento illegale delle frontiere esterne dell'Unione, disaggregati per rotta, tipo di frontiera e nazionalità. Abbiamo analizzato la serie completa nell'estrazione dell'8 giugno 2026, che copre i dati fino ad aprile.
Il quadro generale mostra due rotte di dimensioni molto diverse. Nel 2025 la rotta del Mediterraneo centrale, quella che porta in Italia, ha registrato 66.551 rilevamenti; quella del Mediterraneo occidentale, che porta in Spagna, 19.195. Nel cumulato tra il 2021 e l'aprile 2026 il divario è di 473.294 contro 92.123. È la stessa asimmetria a cui faceva riferimento Sánchez rispondendo a Roma.
Il dato che riguarda più da vicino la crisi di Ceuta è però un altro: quanti cittadini marocchini arrivano effettivamente in Italia. La risposta è: pochissimi, e da anni. Nel 2023 erano stati 347, nel 2024 348, nel 2025 sono risaliti a 814, pari all'1,2% dei rilevamenti sulla rotta. Nei primi quattro mesi del 2026 sono 136 su 8.577. Non è un canale che si apre e si chiude a seconda delle crisi: è una quota marginale e stabile.
Il motivo è che le due rotte trasportano popolazioni diverse. Nel 2025 le prime cinque nazionalità rilevate sulla rotta spagnola sono state Algeria (10.375), Marocco (3.551), Somalia (1.593), Mali (1.133) e Guinea (919). Sulla rotta italiana Bangladesh (20.416), Egitto (9.154), Eritrea (7.585), Pakistan (4.399) e Sudan (4.204). Nessuna nazionalità compare in entrambe le classifiche. Chi parte dalla Libia per la Sicilia e chi parte dal Marocco o dall'Algeria per l'Andalusia appartengono a filiere migratorie distinte, con reti, costi e destinazioni diversi.
Un'ultima cifra aiuta a misurare l'eccezionalità di quanto accaduto il 30 luglio. La frontiera terrestre della rotta del Mediterraneo occidentale, cioè i valichi di Ceuta e Melilla, nel 2025 ha registrato in tutto 3.949 rilevamenti, con un massimo mensile di 612 tra settembre e ottobre. L'intero anno vale meno del 6% di quanto è successo in una sola giornata. Ceuta è stata investita da un evento di scala completamente diversa dalla sua normalità, ed è questo – non un flusso strutturale verso l'Italia – a rendere la giornata così impressionante.
Va detto che la rotta spagnola nei primi quattro mesi del 2026 è in crescita: 5.394 rilevamenti contro i 3.447 dello stesso periodo del 2025. È l'unica rotta principale in aumento, in un quadro europeo che invece scende: il totale dell'Unione nei primi quattro mesi si ferma a 29.001 rilevamenti, il 39% in meno rispetto al 2025, e Frontex ha certificato un calo del 37% nel primo semestre. Ma l'aumento sulla rotta occidentale è trainato soprattutto dalle partenze dall'Algeria, non dal Marocco e non da Ceuta.
Cosa ha detto l'Unione europea sulla crisi di Ceuta
La conferma più netta è arrivata dall'Unione stessa. Il 4 agosto i ministri dell'Interno dei ventisette si sono riuniti in videoconferenza in sessione straordinaria, su richiesta di una lettera firmata da 22 Paesi con Italia e Danimarca capofila. L'esito ha ribaltato le aspettative della vigilia: solidarietà unanime alla Spagna, apprezzamento per la rapidità della gestione, condoglianze per le vittime. Nessun accenno alla regolarizzazione spagnola, nessuna nuova misura di contrasto all'immigrazione, nessuna menzione della decisione italiana.
Soprattutto, il documento finale del Consiglio contiene la constatazione che smonta il presupposto della misura italiana: la stragrande maggioranza di chi aveva attraversato illegalmente il confine è stata rimpatriata e, si legge, "non vi sono stati ulteriori spostamenti verso la Spagna continentale o altri Stati membri". Il movimento secondario che i controlli in porti e aeroporti avrebbero dovuto intercettare, secondo le autorità spagnole e la Commissione, non c'è stato.
Perché la scelta è soprattutto politica e cosa succede ora
Se l'effetto pratico è modesto, il rendimento politico è alto. Il ripristino dei controlli è arrivato mentre l'Italia si avvicina alle elezioni politiche e mentre il governo è incalzato a destra dal nuovo partito del generale Roberto Vannacci: mostrarsi fermo sull'immigrazione ha un valore interno indipendente dai flussi reali. Lo hanno riconosciuto anche fonti della Commissione, secondo cui il calendario elettorale italiano sta influenzando il tono con cui i capi di governo commentano Ceuta. C'è poi il bersaglio esterno: il governo di Sánchez è quello con le posizioni più aperte sull'immigrazione in Europa, e la crisi ha offerto l'occasione per presentarlo come modello negativo.
Il costo, intanto, ricade sui viaggiatori: controlli aggiuntivi in porti e aeroporti nel mese di agosto potrebbero portare a code e ritardi in piena stagione turistica. Il provvedimento scade il 31 agosto e Piantedosi lo ha definito rivedibile: potrà essere prorogato, ridotto o lasciato decadere. La partita europea, invece, è stata rinviata: il Consiglio del 4 agosto si è chiuso senza decisioni operative, con il rimando alla prossima riunione ministeriale e al Consiglio europeo di ottobre.