
Hanno entrambi il corpo coperto di aculei e per questo vengono a volte scambiati l'uno per l'altro, ma riccio e istrice non sono neanche parenti: appartengono a due ordini di mammiferi diversi. Il riccio europeo (Erinaceus europaeus) è un piccolo insettivoro imparentato con talpe e toporagni che va in letargo d'inverno, mentre l'istrice (Hystrix cristata) – conosciuto anche come porcospino – è un roditore cugino di topi e scoiattoli. Se si va oltre l'analogia delle spine è tutto molto diverso: dalla dieta, alle dimensioni fino al modo di difendersi.
Come distinguerli a colpo d'occhio: peso e dimensioni
La differenza più immediata è la stazza. Il riccio, appartenente all'ordine degli eulipotifli (Eulipotyphla), è piccolo e compatto e, da adulto, misura circa 20-30 cm e pesa in genere meno di 1 kg arrivando a 1,5 solo nel periodo pre-letargo. Ha una corporatura tozza e schiacciata, con zampe corte e orecchie piccole. Il muso è corto e a punta con i lati del corpo sono ricoperti da una fitta pelliccia arricciata mista a piccole spine sottili.
L'istrice (ordine Rodentia, famiglia Hystricidae) è il roditore più grande presente in Italia, può arrivare a pesare 15-20 kg. La lunghezza del suo corpo supera i 60-70 cm a cui si aggiunge la coda. È massiccio e tozzo, caratterizzato da un muso allungato, orecchie ben visibili e artigli molto affilati.
Anche gli aculei sono diversi, quelli del riccio sono corti (1-3 cm), quelli dell'istrice sono vistosi, bianchi e neri, che posso arrivare fino a 30-40 cm di lunghezza.

Dieta e habitat in Italia
L'Erinaceus europaeus è un insettivoro-onnivoro: la sua dieta è costituita principalmente da invertebrati, uova, carogne e, in minor parte, materiale vegetale. Coleotteri, lombrichi e lumache sono tra i suoi "piatti" preferiti. L'istrice, invece, è un roditore erbivoro e scavatore con una dieta composta principalmente da radici, tuberi, cortecce e frutti. Grazie alle sue robuste unghie scava nel terreno alla ricerca di bulbi e rizomi o rosicchia le cortecce degli alberi. Allo stesso modo, rosicchiando ossa e corna abbandonate, riesce a limare i suoi potenti incisivi che crescono continuamente.
Nel nostro Paese è possibile incontrarli entrambi. Il riccio è diffuso in tutta la penisola e sulle isole maggiori e lo si trova sempre più spesso anche in ambienti urbani come parchi, giardini e cigli delle strade.

L'istrice, originario dell’Africa settentrionale e centrale, era storicamente legato all'Italia centro-meridionale ma negli ultimi decenni ha mostrato un'espansione verso nord, dagli Appennini fino ad alcune zone della Valle del Po come spiega lo studio pubblicato dall'Università di Siena sulla rivista The Italian Journal of Zoology.

A cosa servono le spine e gli aculei: difese a confronto
Le spine di questi animali sono peli modificati e induriti dalla cheratina. Il fatto che specie così lontane abbiano sviluppato la stessa "corazza" è un esempio di evoluzione convergente (quando animali diversi arrivano in modo indipendente alla stessa soluzione per rispondere a uno stesso problema, qui difendersi dai predatori).
Il riccio non attacca ma si arrotola. Sotto la pelle spinosa ha un ampio foglietto muscolare, il panniculus carnosus, ispessito lungo il bordo in un anello detto muscolo orbicolare. Quando l'animale è spaventato il muscolo si contrae e tira la pelle spinosa, mobile, intorno a tutto il corpo, mentre l'ispessimento sul bordo chiude il mantello attorno all'animale. A differenza di quelli dell'istrice, inoltre, gli aculei del riccio non si staccano e non sono velenosi.

Il mito secondo cui l'istrice "sparerebbe" i suoi aculei non ha una base scientifica. Durante la sua difesa, drizza aculei e cresta per sembrare più grande, sfruttando – come spiega l'ISPRA – lo stesso tipo di muscoli che nell'uomo provoca la "pelle d'oca". Solo se l'intimidazione fallisce carica all'indietro: gli aculei si conficcano nell'aggressore e si staccano. Non sono velenosi, ma le ferite che provocano possono mettere in difficoltà i predatori.
Cosa fare se si incontra un riccio o un istrice?
Si tratta, in entrambi i casi, di animali notturni. Come spiega OIPA (Organizzazione Internazionale Protezione Animali), i ricci sono animali selvatici tutelati dalla legge e non devono essere mai spostati o trattenuti, se non per affidarli tempestivamente a un Centro Recupero Animali Selvatici (CRAS) in caso di reale emergenza. L'intervento è necessario quando il riccio appare ferito, barcollante, con gli occhi incrostati o infestato da larve e parassiti. Se ci si imbatte in una cucciolata, è fondamentale non toccare nulla e allontanarsi per permettere alla madre di fare ritorno, soccorrendo i piccoli solo se appaiono sparsi, sofferenti o attaccati dalle mosche. Qualora un riccio si trovi in un punto pericoloso, come una strada trafficata (l'investimento stradale è una delle principali cause di morte per i ricci che raggiungono i centri abitati), può essere spostato in una zona sicura ma sempre nelle immediate vicinanze.
Se si incontra un istrice, la cosa importante che vale per tutti gli animali selvatici è mantenere la calma, non spaventarlo e non avvicinarsi per non farlo sentire minacciato o in pericolo. Se l'avvistamento avviene all'interno di un ambiente urbano, dove l'animale potrebbe essere disorientato o in pericolo, è possibile segnalarne la presenza all'ENPA (Ente Nazionale Protezione Animali) o al CRAS della zona.
Riguardo allo stato di conservazione, il porcospino è classificato dalla Lista Rossa IUCN a "Minor Preoccupazione" (LC) ed è protetto in Italia dagli anni '70. La situazione è invece più delicata per il riccio europeo, che nel 2024 è stato riclassificato come specie "Quasi Minacciata" (NT) a causa del calo delle popolazioni, vittime in gran parte del traffico stradale e dell'agricoltura intensiva.