
Imponenti, intelligenti e affascinanti, gli elefanti sono i mammiferi terrestri più grandi del pianeta. L'elefante africano della savana (Loxodonta africana) e quello asiatico (Elephas maximus) sono due specie profondamente diverse. Separati dall'evoluzione e adattati ad habitat quasi opposti (le calde savane e i deserti dell'Africa da una parte, le fitte foreste e le praterie dell'Asia dall'altra) hanno sviluppato caratteristiche fisiche, abitudini e strutture sociali uniche. Dalla celebre forma delle orecchie ai dettagli della proboscide, fino al numero di unghie, ecco come si distinguono questi due pachidermi e qual è il loro delicato stato di conservazione.
Dimensioni a confronto dei due mammiferi: pesi e altezze da record
L'elefante africano di savana raggiunge un'altezza di 3-4 metri, con i maschi più imponenti che si avvicinano ai 4 metri. Il peso si aggira tra le 4 e le 7 tonnellate, con esemplari da record che sfiorano le 10 tonnellate.
L'elefante asiatico è più piccolo. I maschi arrivano al massimo a circa 3,5 metri, le femmine restano intorno ai 2,4-2,75 metri. Il peso va dalle 3 alle 5 tonnellate.
C'è anche un altro dettaglio utile: la forma della schiena. Nell'elefante africano è concava, con una specie di sella che scende dalle spalle verso i fianchi. Nell'elefante asiatico è convessa (o comunque piuttosto piatta), con il punto più alto al centro della schiena.

Orecchie e forma del cranio dell’elefante africano e asiatico
Il dettaglio più immediato da notare sono le orecchie. Quelle dell'elefante africano sono grandi, a ventaglio, con una sagoma che ricorda (con un po' di fantasia) il continente africano. Quelle dell'elefante asiatico sono più piccole e arrotondate. Lo studio "Anatomical, physiological, and behavioral mechanisms of thermoregulation in elephants" spiega che le orecchie degli elefanti, ricche di vasi sanguigni, sono un ottimo alleato per la termoregolazione e la dispersione del calore, un processo fondamentale in un clima come quello della savana.
Anche il cranio cambia forma. L'elefante africano ha una testa arrotondata, con un'unica cupola in cima. L'elefante asiatico ha una testa a doppia protuberanza, con un solco centrale che separa due rigonfiamenti, uno per lato.

Pur avendo entrambi la pelle scura, gli elefanti asiatici presentano spesso caratteristiche "lentiggini" depigmentate su muso e orecchie e hanno una cute più liscia, vivendo in habitat tendenzialmente umidi. Al contrario, gli elefanti africani possiedono una pelle molto rugosa che funziona anch'essa come un sistema di raffreddamento trattenendo enormi quantità d'acqua in climi aridi.
Habitat e differenze sociali tra le due specie
Come facilmente intuibile, la differenza principale tra questi due enormi pachidermi è la loro "casa". L'elefante africano occupa un areale ampio e variegato: savane, foreste, deserti e zone paludose dell'Africa subsahariana. In questi luoghi formano grandi e uniti branchi matriarcali, caratterizzati da legami profondi e una gerarchia ben definita.

L'elefante asiatico vive oggi in popolazioni frammentate tra il subcontinente indiano e il Sud-est asiatico, in foreste, praterie e zone di boscaglia. Al contrario dei "cugini" africani, gli asiatici vivono in gruppi più piccoli (da 5 a 15 femmine), con legami sociali più deboli e una spiccata tendenza a separarsi e riunirsi nel tempo.

Pur essendo entrambi erbivori, la loro dieta varia in base all'habitat. Gli elefanti asiatici consumano prevalentemente palme, bambù e talvolta colture umane come banane e canna da zucchero; gli elefanti africani, invece, si nutrono principalmente di foglie, corteccia e radici.
La proboscide, le zanne e le unghie
La proboscide è la fusione evolutiva di naso e labbro superiore ed è composta da decine di migliaia di fasci muscolari. Come spiegato nello studio pubblicato su Communications Biology, all'estremità le due specie si differenziano. L'elefante africano ha due protuberanze prensili, simili a dita opposte, che permettono una presa fine su oggetti piccoli. L'elefante asiatico ne ha una sola e si affida più spesso alla tecnica dell'avvolgimento attorno al cibo.

Per quanto riguarda le zanne, nell'elefante africano sia i maschi sia le femmine possono sviluppare grandi zanne visibili ricurve utili per spostare oggetti, raccogliere cibo, scortecciare gli alberi, scavare e trovare falde acquifere sotterranee o per difendersi. Nell'elefante asiatico sono soprattutto i maschi a portare zanne evidenti più piccole. Le femmine ne sono quasi sempre prive, o hanno al massimo piccoli abbozzi non visibili all'esterno.
Il numero di unghie sulle zampe è un'altra differenza. L'elefante africano della savana ne ha 4 sulle zampe anteriori e 3 su quelle posteriori. L'elefante asiatico ne ha 5 davanti e 4 dietro.

Stato di conservazione dei due pachidermi
Sullo stato di conservazione, la IUCN Red List classifica entrambe le specie come Endangered (in pericolo). L'elefante africano di savana ha ottenuto questa classificazione nel 2021, quando è stato separato dall'elefante di foresta: da allora si stima una perdita di oltre il 60% della popolazione negli ultimi 50 anni.
Dopo nuove analisi genetiche, l'IUCN riconosce anche l'elefante africano di foresta (Loxodonta cyclotis), più piccolo e con zanne diritte rivolte verso il basso. Quest'ultimo è classificato come Critically Endangered – in pericolo critico – con un calo superiore all'86% in 31 anni.
L'elefante asiatico è classificato Endangered dal 1986, con un calo di almeno il 50% della popolazione nelle ultime tre generazioni (60-75 anni). In entrambi i casi le cause principali sono il bracconaggio per l'avorio e la perdita di habitat.
Quando si parla di "elefante indiano" non ci si riferisce a una specie a sé, ma a una sottospecie dell'elefante asiatico, il cui nome scientifico completo è Elephas maximus indicus. Le altre sottospecie riconosciute sono l'elefante dello Sri Lanka (Elephas maximus maximus) e l'elefante di Sumatra (Elephas maximus sumatranus).