
Se dovessimo pensare al posto più improbabile per trovare tracce di uno squalo gigante, il deserto dell'Egitto sarebbe tra i primi posti nella lista: niente mare per centinaia di chilometri, solo sabbia, roccia e un caldo che d'estate sfiora i 50 °C. Tuttavia, è proprio sull'altopiano di Abu-Tartur (a circa 650 km a sud-ovest del Cairo), che un team di paleontologi ha riportato alla luce un intero cimitero di denti di squalo, risalente a circa 75 milioni di anni fa. Tra i protagonisti già noti di questo giacimento c'è Cretoxyrhina mantelli, uno squalo che poteva superare gli 8 metri di lunghezza. Il nuovo studio che amplia la scoperta è stato pubblicato ad agosto 2026 sulla rivista Cretaceous Research da Tarek Yassin della Cairo University, insieme a Jorge D. Carrillo-Briceño dell'Università di Zurigo. I denti analizzati provengono dalla Formazione Duwi, uno strato geologico del Cretaceo superiore (circa 83-72 milioni di anni fa) e sono stati raccolti in due fasi di lavoro sul campo tra il 2020 e il 2025.
La scoperta del cimitero di denti di squalo nel Sahara
Nella campagna di raccolta più recente, condotta nel settore Maghrabi-Liffiya dell'altopiano, i ricercatori hanno recuperato 14 denti isolati, appartenenti ad almeno cinque specie di squali lamniformi:
- Cretalamna cf. C. maroccana, prima segnalazione in Egitto
- Scapanorhynchus cf. S. raphiodon, prima segnalazione in tutta l'Africa, parente stretto dell'attuale squalo goblin
- Serratolamna cf. S. serrata, prima segnalazione in Egitto
- Squalicorax bassanii, prima segnalazione in Egitto
- Squalicorax pristodontus

Questi cinque taxa si aggiungono a due specie già individuate dallo stesso gruppo di ricerca in una spedizione precedente nello stesso sito: Scapanorhynchus (cf. S. rapax) e Cretoxyrhina (cf. C. mantelli). Il totale sale così a sette specie di squali lamniformi tutte provenienti dallo stesso strato, un numero che rende Abu-Tartur uno dei siti con la maggiore diversità di squali fossili mai documentati in Egitto.
Cretoxyrhina mantelli: il gigante della lista
Cretoxyrhina mantelli, conosciuto tra i paleontologi come "squalo Ginsu", apparteneva alla famiglia Cretoxyrhinidae ed è uno degli squali fossili meglio conosciuti al mondo, grazie ad alcuni scheletri quasi completi ritrovati soprattutto nel Kansas (USA), un'area che nel Cretaceo era coperta dal cosiddetto Mare Interno Occidentale. Anche se in questo caso ad Abu-Tartur ne restano solo i denti dato che lo scheletro cartilagineo di uno squalo si degrada rapidamente dopo la morte. I ritrovamenti più completi hanno permesso di stimare con buona affidabilità le sue dimensioni: fino a 7-8 metri di lunghezza, un peso stimato attorno ai 5.000 kg e una corporatura molto simile a quella dell'attuale squalo bianco (Carcharodon carcharias).

Dai resti fossili con segni di morso è emerso che Cretoxyrhina cacciava mosasauri, plesiosauri e grossi pesci ossei (tutti animali molto grandi a loro volta) posizionandosi in cima alla catena alimentare marina di quel periodo.
Perché nel deserto c'era il mare
Ma come ci finiscono i denti di uno squalo di 8 metri in mezzo al Sahara? Durante il Cretaceo (145-66 milioni di anni fa) la Terra era molto più calda di oggi, i ghiacci polari erano quasi assenti e il livello dei mari poteva superare quello attuale anche di 170 metri. Il risultato era che porzioni di terra oggi emersa, al tempo, erano sommerse da un mare basso, caldo e ricco di vita.

L'area di Abu-Tartur, in particolare, si trovava lungo il margine esterno della piattaforma continentale. Proprio in questa zona si trovi anche un giacimento di fosforite, roccia sedimentaria che si forma dall'accumulo di resti di organismi marini e che è considerata un indicatore di ambienti ad alta produttività biologica. Tanta abbondanza di nutrienti significava tanto cibo e quindi spazio per una comunità di predatori diversificata, dai quelli intermedi come Squalicorax e Cretalamna fino al gigante Cretoxyrhina all'apice della piramide. Come sottolineato dagli stessi autori dello studio, la presenza di più specie nello stesso strato non significa necessariamente che abbiano convissuto nello stesso preciso momento storico ma che i denti potrebbero essersi accumulati nel sedimento in tempi diversi.