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30 Dicembre 2022
17:10

Com’è distribuita la povertà nel mondo e come si misura? I dati più aggiornati e le cause

Secondo i dati e le stime, nel 2030 ci saranno ancora 500 milioni di persone in stato di povertà, soprattutto nel continente africano. Le cause del fenomeno sono molteplici così come le possibilità di intervenire per ridurla.

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Com’è distribuita la povertà nel mondo e come si misura? I dati più aggiornati e le cause
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Sconfiggere la povertà nel mondo è il primo degli obiettivi dell’Agenda 2030, il programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo Sostenibile. La fame, la difficoltà ad accedere all’istruzione, la mancanza di cure adeguate sono spesso causate dalla povertà presente ancora in tanti Paesi del mondo, anche in quelli più ricchi. Vediamo più da vicino questo fenomeno, dati alla mano, e quali sono i fattori che ne rendono difficile l’estinzione.

Cos’è la povertà?

L’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) definisce la povertà come una condizione che “va oltre la mancanza di reddito e di risorse per garantire mezzi di sussistenza sufficienti. Include fame e malnutrizione, accesso limitato all'istruzione e ad altri servizi di base, discriminazione ed esclusione sociale e mancanza di partecipazione ai processi decisionali”.

povertà e soglia di reddito

Quindi la povertà è un fenomeno sfaccettato e multidimensionale: guardarla soltanto in termini di soglia di reddito sotto alla quale una persona non è più in grado di soddisfare i propri bisogni fondamentali ci porterebbe a credere che basti redistribuire il denaro per poterla contrastare. Come vedremo più avanti, ci sono molti più fattori che entrano in gioco.

Origini e cause della povertà nel mondo

Le origini e le cause della povertà sono molte e variano nel tempo e nello spazio; nonostante ciò, possiamo distinguere alcune cause che hanno un ruolo più incisivo di altre:

  • Guerre e conflitti: riducono le persone in povertà perché le portano a perdere tutto.
  • Ambiente e sfruttamento delle risorse: siccità, uragani, terremoti, alluvioni, tempeste tropicali, colture intensive ed estensive e deforestazione impoveriscono i territori e costringono alla migrazione milioni di persone.
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  • Colonialismo e schiavitù: l'utilizzo, sia ora che in passato, di manodopera a basso costo nei Paesi più svantaggiati da parte dei paesi colonizzatori genera povertà.
  • I boom demografici e l’analfabetismo: nei Paesi poveri la popolazione è in costante crescita generando un circolo vizioso. Secondo gli studi di settore, questo fenomeno è legato anche ad alti tassi di analfabetismo, che influisce quindi sia sui trend demografici che sulla povertà.
  • Discriminazione, disuguaglianza ed esclusione sociale: aumentano la vulnerabilità delle persone. È povero chi non può godere di una rete sociale solida, della solidarietà da parte della comunità o chi non può accedere ai diritti civili, politici e sociali.
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Come si misura la povertà?

Misurare la povertà è un processo complesso, che coinvolge molte variabili e indicatori. In termini generali, possiamo dire che può essere misurata con due approcci:

  • Quello monetario, definendo una soglia di reddito al di sotto della quale un individuo o una famiglia vengono considerati poveri. Questa linea corrisponde alla quantità minima di denaro necessaria per acquistare un paniere di beni di base, ossia un insieme di beni ritenuti indispensabili.
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  • Quello non monetario: una misura abbastanza recente e innovativa è quella presentata dall’UNDP (il Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo) nel suo Rapporto del 2010. È l’Indice di povertà multidimensionale (MPI) e tiene in considerazione le molteplici privazioni che una persona povera può affrontare in termini di scolarizzazione, salute e condizioni di vita.
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Il fatto che generalmente si utilizzino delle variabili economiche non risiede nel fatto che gli altri aspetti non siano ritenuti importanti, ma perché sono più difficili da misurare. Sicuramente il reddito è un mezzo di primaria importanza per permettere a un individuo di autodeterminarsi, ma non è l’unico (ad esempio non è detto che gli Stati con un PIL elevato abbiano sconfitto la povertà al loro interno).
La Banca Mondiale ha stabilito la soglia di 1,90 dollari al giorno a persona per definire la povertà estrema. Aggiustato ai prezzi di oggi, il valore attuale è 2,15 dollari al giorno.

Secondo le ultime stime a disposizione, il 10% della popolazione mondiale vive con poco più di 1 $ al giorno, il 20% con 2,15 $ e ben il 60% con meno di 10 $.

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Com'è distribuita la povertà nel mondo?

Il World Data Lab e Our World in Data forniscono una panoramica della povertà presente nei vari continenti. La soglia di povertà è fissata rispettivamente a $ 1.90 e $ 2.15.
In percentuale la povertà mondiale è in gran parte concentrata:

  • Nel continente africano e in particolare nell’Africa subsahariana, dove la percentuale di persone in povertà arriva a toccare picchi del 60-70% (Angola, Mali, Madagascar, Zambia, Sud Sudan);
  • in Asia meridionale, con livelli che oscillano tra il 5 e il 10% in India, Myanmar e Pakistan;
  • in America Latina, intorno al 5-7%, in Brasile, Bolivia, Colombia e Venezuela.
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Mappa della quota di popolazione che vive al di sotto della soglia di povertà estrema (2,15 $ al giorno) nel 2019 nei vari Stati del mondo. I dati sono calibrati rispetto all’inflazione e alle differenze nel costo della vita tra i diversi Paesi (fonte: Our World in Data e World Bank)

Le conseguenze della povertà

Così come le cause, anche le conseguenze della povertà sono molte. Tra le principali, troviamo anzitutto l’abbassamento dell'aspettativa di vita (specialmente in presenza di malnutrizione e mancanza di assistenza sanitaria), ma anche i risvolti sociali non sono da meno: i poveri rischiano in misura maggiore di essere esclusi dalla società, con il conseguente abbassamento dell’autostima e la mancata partecipazione alla vita attiva, culturale e decisionale dei gruppi a cui apparterrebbero.

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Altre conseguenze frequenti sono:

  • Una più alta probabilità di vivere problematiche familiari (come divorzio e conflitti familiari);
  • Una più alta probabilità di godere di cattiva salute;
  • Migrazioni verso Paesi economicamente più ricchi in cerca di migliori condizioni di vita;
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  • Il protrarsi della condizione di povertà per tutta la vita: se un bambino nasce povero ha maggiori probabilità di rimanere povero anche da adulto, di abbandonare la scuola, di diventare genitore in età adolescenziale e avere problemi occupazionali.
  • Aumento della criminalità, dei comportamenti antisociali ma anche delle rivolte sociali.
  • La più facile adesione a gruppi estremisti e terroristi: sebbene il nesso causale non sia immediato, l’impatto che la povertà ha sul fenomeno è da tenere in considerazione.

In definitiva, bisogna tenere presente che, sebbene la riduzione ed eliminazione della povertà rientri tra gli obiettivi fondamentali di ogni Paese, le misure di sradicamento della povertà non possono passare unicamente dalla disponibilità di reddito, ma devono promuovere anche obiettivi più complessi: la dignità umana, la violenza, la discriminazione e l’alfabetizzazione.

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