
Ogni anno milioni di automobilisti italiani fanno i conti con una spesa e una scadenza che conoscono bene: il bollo auto. Si tratta di una tassa automobilistica, un tributo legato al possesso di un veicolo iscritto al Pubblico Registro Automobilistico (PRA). Dal 1° gennaio 2028 entreranno in vigore alcune novità relative a questa tassa: va subito specificato, però, che la riforma non riguarderà l'ammontare della tassa. A cambiare saranno piuttosto tempistiche e scadenze per i pagamenti, con il termine per il primo pagamento della tassa che sarà fissato «nell’ultimo giorno del mese successivo a quello di immatricolazione».
L'importo di questa tassa, comunque, non è uguale per tutti: dipende da elementi come il tipo di veicolo, la classe ambientale e la potenza effettiva del mezzo. È possibile calcolare automaticamente l'importo del proprio bollo auto tramite il portale dedicato dell'ACI, disponibile a questo link.
La tassa automobilistica è gestita dalle Regioni e dalle Province Autonome di Trento e Bolzano, con due sole eccezioni: il Friuli-Venezia Giulia e la Sardegna, dove la gestione è affidata all'Agenzia delle Entrate. Secondo i dati più recenti rilasciati dalla Corte dei Conti, per le Regioni a statuto ordinario le entrate derivanti dalle tasse automobilistiche equivalgono a circa 7,1 miliardi di euro, circa il 5,7% del totale delle entrate tributarie per le Regioni a statuto ordinario (oltre 125,3 miliardi di euro).
Come si calcola l'importo del bollo auto: la potenza e la classe
Come anticipato, l'importo del bollo auto dipende dalla classe del veicolo. Per le autovetture, gli autobus, gli autoveicoli a uso speciale e i motocicli, la tassa si calcola sulla potenza effettiva del mezzo espressa in kilowatt (kW), un dato presente nella carta di circolazione.
Classe ambientale
Per autovetture, autoveicoli a trasporto promiscuo e motocicli, la tassa è differenziata in base alla classe Euro sulle emissioni inquinanti: più il veicolo è di classe elevate (e quindi meno inquinante) e meno si paga.
Fanno eccezione i mezzi con alimentazione (esclusiva o doppia) elettrica, a metano, a GPL o a idrogeno, che vengono sempre tassati con l'importo più favorevole previsto per i veicoli Euro 4.
Potenza
Per le autovetture e gli autoveicoli a trasporto promiscuo che superano i 100 kW, la parte eccedente viene tassata con una tariffa maggiorata: si moltiplica l'importo base per i primi 100 kW e si aggiungono i kW in più moltiplicati per la tariffa maggiorata.
L'ACI riporta un esempio concreto: un'autovettura Euro 3 da 110 kW potrebbe pagare 2,70 euro a kW fino a 100 kW, più 4,05 euro per ogni kW oltre i 100, per un totale di 310,5 euro di bollo auto.
Attenzione però: le tariffe vengono stabilite da ogni singola Regione o Provincia autonoma, quindi lo stesso veicolo può costare importi differenti a seconda di dove è immatricolato.
E il superbollo? Come confermato dall'ACI, quando la potenza dell'auto supera i 185 kW, oltre al bollo ordinario scatta un'addizionale erariale, appunto definito superbollo. In particolare, si tratta di un'aggiunta di 20 euro per ogni KW di potenza del veicolo superiore a 185 KW: mentre il bollo auto è un tributo che finisce alle Regioni, il superbollo è un'addizionale statale, cioè destinata all'erario.
Per intenderci, un'utilitaria moderna varia generalmente tra i 45 kW e i 75 kW, mentre vetture sportive e SUV di grandi dimensioni superano la soglia dei 185 kW.
Le entrate dalle tasse automobilistiche equivalgono a circa 7,1 miliardi di euro
Ma quanto pesano le tasse automobilistiche sulle entrate tributarie delle Regioni? I dati più aggiornati arrivano dalla Corte dei conti, nella Relazione sulla gestione finanziaria delle Regioni e Province autonome relativa agli esercizi 2021-2024.
Partiamo dai numeri. Nel 2023, per le Regioni a statuto ordinario, per la tassa automobilistica sono state accertate entrate per circa 7,1 miliardi di euro, in crescita rispetto ai 6,6 miliardi del 2021.
Questa cifra, comunque, va messa in prospettiva: nello stesso anno il totale delle entrate tributarie delle Regioni a statuto ordinario ha superato i 125,3 miliardi di euro. Il bollo auto, quindi, pesa per circa il 5,7% del totale.
Il peso complessivo di queste tasse automobilistiche, quindi, è relativamente contenuto e questo si spiega guardando alla composizione delle entrate regionali. La fetta più grande è infatti assorbita dai tributi destinati alla sanità: la compartecipazione all'IVA per la sanità, la principale fonte di entrata, vale da sola oltre 68,4 miliardi di euro accertati nel 2023.
C'è poi un dettaglio da tenere conto: il bollo auto è tra le entrate più difficili da riscuotere. Nel 2023 la sua capacità di riscossione per le Regioni a statuto ordinario si è fermata all‘80,17%, contro percentuali che per i tributi legati alla sanità sfiorano o superano il 94-98%.
La Corte dei Conti non ha ancora pubblicato dati più recenti relativi al 2025: tuttavia, secondo uno studio del Codacons (basato sui dati Siope) lo scorso anno l'insieme di bollo auto, imposta di iscrizione al PRA e imposta sulle assicurazioni RC auto ha portato a Regioni e Comuni un gettito complessivo di 11,3 miliardi di euro, pari in media a 438 euro a famiglia residente. Questo dato, però, fa riferimento a tre tributi differenti e considera insieme Regioni e Comuni e non è quindi direttamente confrontabile con il 5,7% calcolato sulle sole entrate tributarie regionali.