
È stato il sistema anti-skid, disattivato per un guasto, a causare l'incidente del Boeing 737 Max di Ryanair che il 1° ottobre 2024 ha bloccato per quasi dodici ore l'aeroporto di Orio al Serio. Questa è la conclusione dell'Agenzia nazionale per la sicurezza del volo, che nella relazione finale sull'incidente del volo Ryanair FR846, decollato da Barcellona con 162 passeggeri a bordo, indica due cause concorrenti. Da un lato il sistema anti-skid, l'anti-bloccaggio delle ruote, che era stato disattivato prima della partenza, dall'altro i piloti, che hanno azionato i freni un istante prima che il velivolo fosse stabilizzato al suolo.
L’atterraggio a Orio al Serio con 162 passeggeri
Il volo FR 846, partito da Barcellona El Prat con 162 passeggeri e sei membri d'equipaggio, è atterrato sulla pista bergamasca alle 7.55. Dalla torre di controllo sono state notate subito delle fiamme, mentre in cabina i piloti avvertivano uno scoppio a sinistra e poi altri sul lato destro. L'aereo ha comunque completato l'atterraggio con tutti e quattro gli pneumatici del carrello principale scoppiati, di cui i due di destra completamente distrutti, rischiando di strisciare sulla pista con il motore. Sull'asfalto è rimasta una striscia di gomma di 450 metri. Non si sono registrati feriti tra i passeggeri, che sono sbarcati alle 8.40 senza accorgersi di nulla.
Le comunicazioni registrate confermano lo smarrimento dei primi istanti. «Abbiamo visto il fuoco sui motori», ha avvisato la torre alle 7.55.31. «Negativo, abbiamo problemi con i freni», ha risposto il pilota, che poco dopo ha chiesto assistenza perché l'aereo non era in grado di muoversi da solo. È stato il controllore a fornire il primo indizio sulla dinamica, considerati i frammenti di pneumatico sparsi sulla pista, 220 metri dietro la coda: «Forse è stata un'esplosione degli pneumatici».
Dodici ore di scalo bloccato
Su 308 movimenti previsti quel giorno, 129 voli sono stati cancellati, con 21 mila passeggeri coinvolti, mentre gli arrivi sono stati dirottati su Verona e Malpensa e i bus sostitutivi hanno effettuato 22 corse. Per gestire l'emergenza si sono mobilitate 120 persone tra personale aeroportuale, Enac e imprese esterne. L'aereo è rimasto sulla pista cinque ore e mezza, fino alle 13.30, quando è stato trasferito nell'hangar Ryanair e preso in carico dai manutentori della Seas. L'aeroporto ha riaperto solo alle 19.39. Gli investigatori dell'Ansv, intervenuti subito dopo l'incidente, hanno esaminato pista, velivolo e registratori di volo, oltre agli interventi tecnici eseguiti in Spagna nelle ore precedenti.
L’indagine e il ruolo dell’anti-skid
Secondo la ricostruzione, prima del decollo era stata rilevata un'anomalia all'anti-skid e, per consentire il rientro, i tecnici avevano spento entrambi i canali del sistema, benché le segnalazioni riguardassero solo quello interno. Alla base della scelta, secondo l'inchiesta, ci sarebbe una contraddizione tra il manuale di manutenzione e la lista degli equipaggiamenti minimi, che avrebbe spinto a escludere l'intero dispositivo invece di isolare la sola parte guasta.
In seguito, la pressione involontaria dei pedali dei freni, avvenuta prima che l'aereo fosse completamente a terra e senza la protezione elettronica attiva, avrebbe portato le pinze a serrarsi all'istante sui cerchioni. Gli spoiler, gli aerofreni sulle ali, non sono stati aperti in tempo in modalità manuale e il peso del velivolo ha tardato a scaricarsi sulle ruote, ormai ferme. Di conseguenza gli pneumatici hanno smesso di rotolare e sono strisciati sull'asfalto fino a disintegrarsi.
Le raccomandazioni a Boeing e alle compagnie
Una volta conclusa l’indagine, l’Agenzia nazionale per la sicurezza del volo ha rivolto delle raccomandazioni di sicurezza, a Boeing e alle compagnie aeree, chiedendo di introdurre un addestramento specifico al simulatore, con sessioni dedicate all'atterraggio senza anti-bloccaggio, e di uniformare le procedure di manutenzione, perché un guasto parziale non porti più alla disattivazione totale dell’anti-skid.