Domenica 31 ottobre è iniziato a Glasgow il 26° vertice annuale sui cambiamenti climatici, la COP26, che durerà fino a venerdì 12 novembre 2021. La UN Climate Change Conference vede la partecipazione di più di 190 leader mondiali che dialogheranno per raggiungere un accordo comune sulla questione climatica. L'obiettivo è quello di riunire i Paesi per concordare un risultato ambizioso, globale ed equilibrato che porti avanti un'azione coordinata per il clima, risolvendo le questioni chiave relative al protocollo di Kyoto e all'accordo di Parigi del 2015. La XXVI Conferenza delle Parti dell'UNFCCC è stata definita come l'ultima opportunità reale per fronteggiare l'emergenza climatica.

Vediamo brevemente cosa è successo in queste prime giornate e di cosa si è parlato finora.

I primi giorni della COP26

La XXVI Conferenza delle Parti è stata aperta formalmente il 31 ottobre scorso presso lo Scottish Event Campus di Glasgow. La cerimonia di apertura si è tenuta il giorno successivo alle ore 12.00 in presenza del Primo Ministro Boris Johnson, del Segretario Generale delle Nazioni Unite António Guterres e del Segretario Esecutivo dell'UNFCCC Patricia Espinosa Cantellano. Seguono due giorni di interviste, dichiarazioni, interventi e negoziazioni sui temi della decarbonizzazione e della deforestazione, assieme al raggiungimento delle emissioni zero entro il 2050.

I grandi assenti: Cina, Russia e Brasile

Non è affatto strano che qualcuno non si presenti a questo genere di incontri internazionali: i presidenti di Cina, Russia e Brasile – rispettivamente Xi Jinping, Vladimir Putin e Jair Bolsonaro – non hanno partecipato al summit di Glasgow. A fargli compagnia anche Turchia, Portogallo, Messico e Sudafrica.
Il presidente brasiliano Bolsonaro, a seguito degli eventi avvenuti al G20 di Roma, ha preferito ritirarsi e non presenziare.
Jinping ha solo inviato un suo intervento scritto ribadendo gli impegni già presi in passato, ma senza presentarsi fisicamente. Questa scelta è stata aspramente criticata dall'opinione pubblica – secondo noi giustamente – e dal presidente Biden che ha affermato che la Cina ha sbagliato di grosso a non presentarsi.
Ricordiamo che la Cina è il Paese che emette più gas serra in senso assoluto. Questo valore non va confuso però con le emissioni pro-capite che, invece, corrispondono a quanto viene emesso in rapporto al numero di abitanti di quel Paese. In questo caso, infatti, l'infelice primato spetta al Qatar.

Il ruolo dell'Italia e le dichiarazioni di Draghi

L'Italia ha preso parte alla conferenza già dal primo giorno, mettendo subito in chiaro alcuni punti chiave che riguardano la collaborazione tra Paesi. Solo evitando di "puntare il dito" e facendo pressione ai Paesi si potranno perseguire gli obiettivi con diplomazia evitando inutili scontri, in grado solamente di inasprire la situazione geopolitica già difficoltosa.

Ci sono comportamenti poco coerenti e questo indebolisce la posizione dei Paesi cosiddetti "virtuosi". Non credo si ottenga molto in termini del progresso sul fronte climatico indicando i Paesi colpevoli e i Paesi innocenti, perché i veri innocenti sono pochissimi e i colpevoli sono tantissimi.

Queste le parole del Premier Draghi,  in cui ribadisce la necessità di cooperazione verso un obiettivo comune.

Un altro punto che si è affrontato è quello delle nuove tecnologie, in cui il Ministro della transizione ecologica Roberto Cingolani ha dichiarato la necessità di uno sforzo globale, mirato soprattutto ad avviare con forza lo sviluppo tecnologie nuove che consentiranno di raggiungere zero emissioni nette in tempi più brevi.
Gli obiettivi di neutralità climatica entro il 2050 sono un target talmente complesso e difficile che le sole rinnovabili, per quanto importanti (intendiamo eolico e solare) potranno coprire solamente una parte della domanda energetica globale. Serviranno dunque nuove soluzioni e sviluppare al meglio quelle ancora "immature", come l'idrogeno verde, la cattura e stoccaggio di CO2. Siamo davanti ad una delle più grande sfide della storia umana e saranno necessari grossi investimenti, possibili solamente con un grande lavoro di squadra a livello globale.

A tal proposito il Premier Draghi ha fatto appello al settore finanziario privato, nella speranza di mobilizzarlo: la Banca Mondiale e le banche multilaterali di sviluppo devono attivarsi in tal senso, perché il loro impegno nei confronti del clima è, per ora, limitato.

L'India posticipa la neutralità climatica al 2070

Il Premier indiano Narendra Modi annuncia che l'India raggiungerà l'obiettivo net carbon zero non prima del 2070. Verranno inoltre ridotte le emissioni di gas nocivi di un miliardo di tonnellate e verranno soddisfatte le richieste energetiche sfruttando il 50 % di energia da fonti verdi. La transizione ecologica di Paesi come l'India costa molto, il che si rivela un ostacolo piuttosto grosso: può risolversi solamente se ci sarà supporto da parte delle altre potenze mondiali in un progetto di cooperazione.

Stop alla deforestazione entro il 2030

Visti gli eventi disastrosi avvenuti negli ultimi anni alle grandi foreste (l'Amazzonia e la Taiga russa  in primis), si è vista necessaria la redazione di un accordo formale per la protezione di questi ambienti. I leader mondiali si impiegano a porre fine alla deforestazione entro il 2030: questo il punto focale della dichiarazione, firmata il 2 novembre. Con questo accordo gli stati membri si impiegano a porre fine alla deforestazione e a invertire la tendenza del fenomeno entro il 2030, stanziando oltre 19 miliardi di dollari. Le foreste infatti sono la fonte primaria di stoccaggio della CO2 e la loro protezione è responsabilità globale. Oltre a ciò, verranno stanziati ulteriori fondi per supportare le comunità indigene locali nella protezione e la tutela di questi habitat essenziali.
Anche il fondatore di Amazon Jeff Bezos, presente alla COP26, si è impegnato nella salvaguardia delle foreste: ha previsto una donazione di 2 miliardi di dollari per permettere la rigenerazione dei terreni devastati dal clima in Africa.

Articolo a cura di
Redazione