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24 Maggio 2026
6:00

Da Iside ad Afrodite fino alla Madonna: come miti e leggende hanno reso la rosa la “regina dei fiori”

Le rose sono, fin dall'antichità, simbolo d'amore, di rinascita e di fertilità: essendo un fiore primaverile, venivano infatti associate alla vita, all'amore e alla fertilità, prima attribuite al culto di dee come Iside, Afrodite e Venere e poi alla Madonna cristiana, oltre che ad essere presenti nelle culture araba e persiana con lo stesso significato.

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Da Iside ad Afrodite fino alla Madonna: come miti e leggende hanno reso la rosa la “regina dei fiori”
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Le rose, fiori primaverili per eccellenza che fioriscono dal mese di maggio, sono da sempre simbolo d'amore, rinascita e fertilità. Miti e leggende, fin dall’antichità, associano le rose alle dee dell’amore e della vita – come Iside e Afrodite – e in tempi successivi alla figura della Madonna. Rose e roseti sono una simbologia ricorrente dall’Egitto, alla Persia, fino all’Antica Roma: ciò che accomuna miti e leggende millenarie è proprio il concetto di vita e rinascita, tanto che venivano utilizzate anche nei riti funebri per creare un collegamento tra la vita e la “nuova vita” dopo la morte. Quando sbocciano le rose, infatti, l’inverno è finito e con la primavera – a sua volta in diverse culture associata al Capodanno, che cade vicino all'equinozio – la natura torna a sbocciare.

Le rose e il culto di Iside nell’Antico Egitto

Nell’antico Egitto le rose erano associate alla dea Iside, conosciuta anche come “la Grande Madre”, dea della maternità e della fertilità, che si diceva avesse ricomposto il corpo del marito Osiride, sembrato dal fratello Seth, e aver concepito con lui il figlio Horus. Osiride diventerà poi il signore dell’Oltretomba, mentre Iside rimarrà sulla Terra per occuparsi del figlio e degli esseri umani. Iside, infatti, rappresenta l’amore fedele, il potere della rigenerazione e la volontà di dare la vita, tutti elementi espressi attraverso la presenza delle rose.

Iside legata alle rose compare anche nella narrazione dello scrittore romano Apuleio che, nel celebre testo Le Metamorfosi (composte nella seconda metà del II secolo d.C.) racconta come il giovane Lucio viene trasformato in asino per errore e, per riacquistare la sua forma umana, debba riuscire a mangiare rose, considerate proprio simbolo di ritorno alla vita. Lucio deve affrontare molte peripezie e, ogni volta in cui si avvicina alle rose, qualcosa gli impedisce di mangiarle: sarà solo grazie all’intervento della dea Iside, all’epoca divinità pagana il cui culto si stava diffondendo in Italia e a cui Apuleio era devoto, che il giovane riuscirà a procurarsele e a riacquistare le sue sembianze.

Perché le rose sono rosse? La leggenda di Afrodite nell’antica Grecia

Anche nell’antica Grecia le rose erano associate alla dea dell’amore e della fertilità, Afrodite: il mito narra che la dea, correndo in soccorso dell'amato Adone, ferito da un cinghiale e morente, si ferì a sua volta i piedi, correndo tra i rovi. Il sangue di Afrodite cadde sui petali bianchi, tingendoli di rosso vivo e dando origine alla prima rosa rossa. La leggenda narra che in principio le rose fossero tutte bianche.

Questa narrazione venne “adottata” anche dalla mitologia romana, associando la vicenda alla dea Venere: le rose poi, nell’antica Roma, erano anche protagoniste delle celebrazioni delle Rosalia, riti funerari privati durante i quali si decoravano le tombe dei defunti con le rose, proprio per celebrare il passaggio dalla vita terrena alla vita nell’oltretomba.

I romani associavano le rose anche al culto del dio Bacco, divinità del vino, dell’ebbrezza e della liberazione dei sensi che si diceva avesse creato la rosa per celare i segreti durante i momenti di ubriachezza, e tutelare quindi i suoi seguaci. Nasce quindi l’espressione latina “sub rosa”, ovvero “sotto la rosa”: quando veniva appesa una rosa in una stanza, significava che ciò che veniva rivelato doveva rimanere segreto.

In Persia e nell’Islam: rose come simbolo d’amore ed evoluzione spirituale

Anche spostandosi a Oriente troviamo narrazioni e miti legati alle rose simili a quelli dell’Egitto e dell’Antica Grecia e Roma: una leggenda persiana sufi, infatti, racconta che un usignolo si innamorò di una rosa bianca. Volò verso di lei, e provò a stringerla, ma si punse e morì, lasciandola libera, e nacquero così le rose rosse.

In questa novella, ripresa anche da Oscar Wilde (The Nightingale and the Rose, pubblicata nel 1888) la rosa diventa simbolo dell’amore che si sacrifica, tanto da perdere la propria vita.

Nell’Islam, si dice poi che le rose siano nate dal sudore stesso di Maometto durante il “viaggio notturno” con cui – si dice – il profeta abbia viaggiato da La Mecca a Gerusalemme, attraversando i sette cieli e arrivando al cospetto di Dio. Proprio per questo, la rosa è considerata un fiore sacro nell'Islam, che simboleggia la purezza e l’evoluzione spirituale del profeta, e che deve quindi essere venerato. Non a caso, nel mondo arabo, l’acqua di rose è utilizzata per lavare e profumare la Kaaba alla Mecca, il luogo più sacro dell'Islam, oltre che nei riti di passaggio, e per esempio quando si accoglie un ospite in casa.

Le rose nel Medioevo, simbolo di fertilità, associate anche a Maria

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Madonna del Roseto – Sandro Botticelli, 1469–70, Galleria degli Uffizi, Firenze, Public domain, via Wikimedia Commons

L'attribuzione delle rose alle grandi divinità femminili dell’antichità – Iside, Afrodite, Venere – si sviluppa ulteriormente nel Medioevo, con la diffusione del Cristianesimo. Fin dai primi secoli del Medioevo, la figura della Madonna, infatti, “assorbe” molte delle caratteristiche e simbologie delle divinità precedenti, tra cui l’associazione con le rose, simbolo di fertilità, purezza e rinascita. Maria, nei secoli, viene spesso raffigurata in mezzo alle rose: particolarmente celebre è il dipinto Madonna del Roseto di Sandro Botticelli, realizzato tra i 1469 e il 1470, oggi conservato alla Galleria degli Uffizi.  Non a caso, infatti, il mese di maggio in cui sbocciano le rose è dedicato, nella tradizione cristiano cattolica, proprio alla Madonna.

Ma non solo: la simbologia delle rose, in epoca medievale, oltre che alla fertilità viene associata anche all’erotismo, come testimoniato dal famoso poema Roman de la Rose (composto in francese, iniziato da Guillaume de Lorris nel 1237 e terminato da Jean de Meung intorno al 1280) narrazione allegorica della vita amorosa dove viene sviluppata la concezione erotica cortese medievale. L’Amante, infatti, deve conquistare La Rosa, simbolo sessuale della donna amata: riuscirà a farlo proprio attraverso gesta che simboleggiano la scoperta dell’amore.

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