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19 Gennaio 2026
13:01

Dendrocnide moroides, è la pianta più dolorosa al mondo la cui puntura fa male per mesi

Il dolore della sua puntura può durare mesi o anche anni: basta sfiorare la gigante ortica australiana per rompere microscopici aghi sulle foglie e liberare la tossina.

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Dendrocnide moroides, è la pianta più dolorosa al mondo la cui puntura fa male per mesi
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Un dolore lancinante paragonato a "essere bruciati col l'acido" e che dura tantissimo tempo: questa la tipica reazione alla puntura di Dendrocnide moroides, considerata come la pianta più dolorosa al mondo e chiamata "pianta dei suicidi". Appartenente alla famiglia delle Urticacee e con le dimensioni di un piccolo albero, la Dendrocnide moroides ha foglie rivestite da minuscoli aghi che si spezzano nella cute di chiunque la sfiori rilasciando tossine urticanti, chiamati gympietidi, responsabili del forte dolore riportato da chi è entrato in contatto con la pianta. Il problema si amplifica a causa della persistenza sia delle tossine, che degli aghi, che possono rimanere sottopelle molto a lungo prima di dissolversi. La Dendrocnide moroides è così urticante che anche solo frammenti di aghi sospesi nel pulviscolo attorno alla pianta sarebbero in grado di scatenare fortissime reazioni con sintomi simili a quelli delle allergie: arrossamenti, gonfiori e rossore della zona colpita.

La strategia difensiva delle ortiche

La Dendrocnide moroides è presente solo sul territorio malesiano e australiano, dove viene chiamata Gympie-Gympie nel linguaggio degli indigeni locali Kabi Kabi. Come tutte le Urticacee, ha evoluto un efficace deterrente contro gli erbivori: sulla superficie delle foglie sono presenti migliaia di tricomi, ovvero delle cellule allungate specializzate a forma di ago che contengono alla loro base sostanze urticanti. Questo ago è lungo dagli 1 ai 3 mm a seconda della specie, le pareti esterne sono calcificate e la punta è rivestita da ossido di silicio. La forma appuntita e la struttura rigida fanno sì che i tricomi delle ortiche si rompano facilmente al contatto, rimanendo incastrati sotto la pelle di erbivori che provano a mangiarle o di chiunque le sfiori anche per sbaglio. La composizione della tossina varia da specie a specie ma di solito include istamine, neurotrasmettitori che provocano dolore e infiammazione nell'area interessata. Nell'ortica comunemente presente nei nostri prati, Urtica dioica, la reazione urticante svanisce dopo pochi minuti o al massimo entro una giornata. Ma per la Gympie-Gympie è diverso.

ago urticante
Un tricoma a forma di ago dell’ortica comune Credit: Peacemaker, CC BY–SA 4.0, via Wikimedia Commons

La tossina della Gympie-Gympie

La Dendrocnide moroides si distingue dalle altre ortiche per la potenza della sua tossina e soprattutto per la durata della reazione. Per molto tempo non era chiaro quale specifica sostanza potesse causare un dolore così lancinante: solo di recente, uno studio dell'Università del Queensland avrebbe identificato come responsabili una nuova classe di neurotossine, battezzate gympietidi. La loro composizione chimica è simile a quella del veleno altamente neurotossico dei molluschi conidi; si tratta inoltre di composizione molto stabile, e quindi duratura una volta entrata nel corpo. Anche gli aghi della Gympie-Gympie sono molto più resistenti della norma e possono rimanere sotto la pelle anche per un anno, continuando a rilasciare la tossina ogni volta che vengono smossi.

Gli effetti della puntura sull’uomo

Le testimonianze di chi ha sfortunatamente toccato le foglie della Dendrocnide moroides raccontano tutte di un dolore fortissimo nella fase acuta della reazione, che può durare diversi giorni e che è caratterizzata, oltre che da dolore intenso, da sintomi simili a una reazione allergica: arrossamenti, starnuti, lingua gonfia, vie aree ostruite. Il dolore viene accumunato a quello di un forte acido sulla pelle e rende incapaci di dormire o concentrarsi su qualsiasi attività. Superata la fase acuta, il forte dolore si ripresenta ogni volta che l'area interessata viene mossa a toccata, sparendo del tutto dopo molto tempo – la durata di questa fase dipende dalle circostanze ma di solito va da due settimane fino a diversi mesi. Ernie Rider, addetto alla conservazione ambientale che fu colpito al petto da questa pianta nel 1963, ha dichiarato che il dolore si è ripresentato nell'area colpita ogni volta che si faceva una doccia fredda, fino a due anni dopo l'evento.

gympie gympie pianta suicida

Sembra che anche solo la vicinanza alla pianta potrebbe causare forti reazioni, senza nemmeno toccarla: poiché gli aghi sono fragili al punto da rompersi con una folata di vento, frammenti di ago e tracce di tossina potrebbero permanere nel pulviscolo circostante. Ma mancano conferme sperimentali. In ogni caso, chi studia la Gympie-Gympie indossa protezioni su pelle, occhi e naso non solo quando la maneggia, ma anche quando la osserva.

Oltre che casi di cavalli impazziti per il dolore al punto da dover essere abbattuti, il botanico HJ Winkler riporta anche un caso certificato di un uomo la cui morte è attribuibile alla puntura della Gympie-Gympie, avvenuto intorno al 1920.  Leggenda vuole anche che un ufficiale australiano si sia suicidato per il dolore dopo aver usato le sue foglie come carta igienica, ma si tratta con ogni probabilità di una diceria che accresce la già temibile reputazione di questa pianta.

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