
Negli ultimi mesi si è tornati a parlare ampiamente di Jeffrey Epstein, dei reati da lui commessi e dei suoi legami con le intelligence USA e Israeliane – come recentemente dichiarato dal vicepresidente statunitense J.D. Vance. Ma quello che spesso viene sottovalutato è il ruolo della sua isola, Little Saint James, il luogo in cui venivano commessi molti dei suoi crimini. Quest'isola, situata nell'arcipelago delle Isole Vergini americane e valutata oggi 60 milioni di dollari, ha una superficie di circa 70 acri e fu acquistata dal finanziere negli anni '90. Ma come era organizzata questa cittadella? E come faceva a funzionare? Rispondiamo a queste domande analizzando i documenti desecretati, le immagini catturate via drone e le testimonianze emerse negli anni.
Dove si trova l'isola di Epstein
L’isola protagonista della nostra storia si chiama Little Saint James, nel Mar dei Caraibi. Ha una superficie di appena 0,3 km2 e fa parte delle Isole Vergini Americane. Per raggiungerla sono possibili due opzioni: via aerea o via mare. Nel primo caso è necessario salire a bordo di un elicottero, atterrando poi sull’eliporto privato dell’isola, sul lato orientale. Qui sono già stati predisposti edifici per la raccolta bagagli e per il trasporto degli ospiti tramite navetta alla zona residenziale – che a breve vedremo nel dettaglio. La seconda opzione è via mare, e per questo motivo sul versante opposto della punta è presente un molo. Da qui, in pochi passi, è possibile raggiungere gli alloggi.

La zona residenziale
La zona residenziale è dove Epstein e i vari ospiti trascorrevano la maggior parte del tempo – e dove, probabilmente, sono stati consumati la maggior parte dei crimini. Questa zona non è formata da un singolo edificio, ma è dislocata su tutta la penisola settentrionale.

L’edificio principale è in stile coloniale, si trova di fronte a una lunga piscina rettangolare e al momento non conosciamo la sua esatta planimetria. Sappiamo per certo che contiene una grande cucina e un salone che, dalla morte del finanziere nel 2019, è stato trasformato in un magazzino. Appena fuori da questo grande palazzo, attorno alla piscina, ci sono invece quattro “cabannas”, cioè quattro piccole dependances, ciascuna dotata di letto e bagno.

Poco più ad ovest invece troviamo la residenza del finanziere. Al suo interno c’è un grande bagno, dotato anche di bagno turco, e una camera matrimoniale, mentre poco più avanti, affacciato direttamente sull’oceano, si trova il suo ufficio. Qui gli elementi che saltano subito all’occhio, oltre al computer, sono le quattro poltrone in velluto, l’enorme libreria in legno e la lavagna – che all’epoca del rilascio al pubblico fu al centro di forti dibattiti e teorie a causa delle scritte qui presenti. Si possono vedere le parole, Potere, Inganno e Politico, più alcuni nomi che, al momento, sono oscurati. Alcuni ex-dipendenti di Epstein hanno confermato come in questa stanza sarebbero state presenti anche due casseforti – il cui contenuto, però, è ignoto ancora oggi.

Tra l’altro – piccolo inciso – in quanto ufficio, abbiamo visto che qui c’è uno dei vari computer del finanziere. Ma come arrivava esattamente internet su questa remota isola caraibica? La risposta si vede chiaramente dalle riprese via drone. Vedete questo cavo nero? È un cavo sottomarino per la trasmissione dati tramite fibra ottica.

Nello specifico, la sua posa è avvenuta nel 2004 e – grazie ad alcuni articoli pubblicati all’epoca, prima dello scandalo – sappiamo che l’intera operazione costò circa 1,2 milioni di dollari, interamente a carico del proprietario dell’isola. Per completare l’infrastruttura, sul punto più alto di Little Saint James è stata costruita una torre per le telecomunicazioni mentre ogni edificio è dotato di ripetitore di segnale. Accanto allo studio di Epstein però è presente anche una stanza…… particolare, quella del dentista. Si tratta di un salone con poltrona, apparecchiature mediche e strane maschere appese alle pareti. La sua funzione non è ancora del tutto chiarita nella misura in cui non risulta che ci fossero dentisti sull’isola. Certo, una delle fidanzate di Epstein, Karyna Shuliak, era effettivamente dentista, ma non ci sono ancora conferme in merito a un suo coinvolgimento in questo contesto.

Prendiamoci un momento. Questo è – o meglio – era la parte principale dell’isola, ma non dobbiamo pensare che tutto fu costruito da zero: molti degli edifici erano già presenti al momento dell’acquisto.
Storia di Little Saint James: prima era un resort di lusso
Dopo essere passata sotto il dominio danese e statunitense infatti, Little Saint James finì nelle mani dell’ imprenditore Arch Cummin, il quale realizzò qui un resort di lusso. Alcuni degli edifici della zona residenziale sono gli stessi, come ad esempio la residenza principale e alcune delle dependance degli ospiti. Ma non solo: anche a livello di infrastrutture c’era già qualcosa, come l’eliporto, il molo e il sistema di desalinizzazione – che approfondiremo tra poco.

Nel 1998 però il signor Cummin mise in vendita Little Saint James, riuscendo a ricevere da Epstein un assegno stimato tra gli 8 e i 10 milioni di dollari. La scelta di Epstein non fu casuale: l’isola non solo era lontana da occhi indiscreti ma qui il finanziere avrebbe potuto godere di esenzioni fiscali fino al 90%. Nel 2016 Epstein espanse ulteriormente la sua presenza nell'arcipelago acquistando Great Saint James, l’isola adiacente, sulla quale costruì opere abusive e commise svariati reati ambientali.
Tornando a Little Saint James, l’isola divenne presto una vera e propria cittadella pesantemente video-sorvegliata anche attraverso telecamere nascoste. Ma per sostenersi necessitava di tutta una parte meccanica e di servizio, concentrata principalmente lungo una piccola spiaggia sulla costa orientale.
I generatori di corrente
Ci sono principalmente quattro edifici, alcuni dei quali parzialmente integrati nel paesaggio. Tra tutti forse il più importante è quello centrale. Al suo interno troviamo i generatori di corrente. Questi erano presenti già al momento dell’acquisto dell’isola e, in passato, erano l’unico modo che aveva il resort per avere energia elettrica. Erano alimentati a gasolio e proprio le cisterne di questo combustibile sono ancora presenti all’interno dell’edificio.

Con l’arrivo di Epstein però le cose sono un po’ cambiate. Dal 2004 infatti l’isola è stata raggiunta da un cavo sottomarino in rame direttamente dalla vicina Red Hook, con l’obiettivo di trasportare fin qui l’energia elettrica. Quest’opera sottomarina, parallela e adiacente al cavo per il trasporto dati che abbiamo visto prima, ha una lunghezza di circa 5 km e una tensione nominale di 35 kV. Una volta giunto sull’isola, il cavo si collega a un’infrastruttura presente proprio in questi locali che permette di smistare l’elettricità tra i vari edifici.
I generatori quindi non servono più? Tendenzialmente no, ma probabilmente sono stati tenuti per sopperire ad eventuali picchi di richiesta oppure per garantire il corretto funzionamento di tutti gli impianti anche durante blackout o uragani. Discorso simile per i serbatoi di gasolio: questi da una parte servono ancora per alimentare i generatori di emergenza e, dall’altra per alimentare tutti i veicoli che si muovono sull’isola, siano essi quad o grandi mezzi per lo spostamento terra – mezzi che, tra l’altro, sono parcheggiati in buona parte all’interno di questi due edifici a destra della sala generatori.
L'impianto di dissalazione
Arriviamo così all’ultimo edificio dell'area tecnica, che contiene un magazzino e – soprattutto – un impianto di desalinizzazione. Trattandosi di un’isola caraibica, il metodo più comodo per ricavare acqua potabile è proprio quello di dissalarla, cioè di trattarla per togliere parte dei sali e renderla potabile. Nello specifico dai documenti emerge come si tratti di un sistema a osmosi inversa.

Questo impianto però ci interessa particolarmente perché dalle email di Epstein sappiamo che all'inizio del 2017 l'isola ha avuto diversi problemi legati alla qualità dell'acqua. Per risolverli, fu fatto un grosso ordine di acido solforico. In un primo momento, dopo la pubblicazione delle email private, questo acquisto fu visto con sospetto dalle autorità e dall’opinione pubblica, che pensarono a qualche scopo losco. In fondo, con tutto quello che si è sentito, insomma… tutto è lecito. In realtà però, almeno in questo caso specifico, la pubblicazione di ulteriori email personali pare confermare la versione della manutenzione, con l’acquisto di circa 416 litri di acido solforico (usato come pre-trattamento), oltre che di 4 pallet di carbonato di calcio e di vari filtri a cartuccia, per un totale di oltre 6.200 dollari.
Bene. Questi, in breve, erano i principali edifici che permettevano all’isola di funzionare a dovere. Ce ne sarebbero anche altri, come la discarica, a sud, oppure una struttura non meglio identificata accanto al molo che, molto probabilmente, fungeva da magazzino. Ma insomma, le installazioni chiave sono quelle viste finora. Ne resta solamente una da vedere, quella in assoluto più discussa: il cosiddetto Tempio.

Cos'è veramente il tempio di Epstein?
Attorno al tempio se ne sono dette di ogni colore. Secondo alcuni, sotto alla sua base sarebbe presente il passaggio per accedere a una porzione sotterranea dell’isola; secondo altri, qui dentro sarebbero stati compiuti rituali esoterici; mentre secondo altri ancora qui dentro venivano imprigionate persone. Ora, in questa sede il nostro compito è quello di raccontare ciò che dicono i documenti ufficiali. E i documenti ufficiali dicono innanzitutto una cosa molto interessante, e cioè che questo edificio è stato costruito in maniera molto diversa da come è stato progettato. Il progetto originale prevedeva un padiglione musicale ottagonale da circa 325 metri quadrati, al cui interno sarebbe stato ospitato un grande pianoforte a coda.

Ad oggi invece il tempio risulta totalmente diverso. Non è ancora stato chiarito cosa abbia portato il finanziere a cambiare in maniera così radicale il progetto, e purtroppo non sappiamo nemmeno per cosa sia stato usato in tutti questi anni. Nel 2019 infatti un drone ha catturato delle immagini dei suoi interni e si vedevano chiaramente delle impalcature e una sala sostanzialmente smantellata. Ciò è stato confermato anche dalle immagini pubblicate dal Dipartimento di Giustizia nel 2025, rendendo complicato confermare se, effettivamente, sia mai stata utilizzata come sala per la musica. Ad oggi, non abbiamo molte informazioni.

Una cosa interessante che vorrei sottolineare però è questa. In passato diverse persone hanno fatto notare come sul portone d’ingresso sia presente una sbarra per bloccare le porte dall’esterno dell’edificio. E questo quindi è un meccanismo che non servirebbe per evitare che qualcuno entri nell’edificio, ma per evitare che qualcuno esca… peccato che quelle porte, in realtà, siano dipinte. Già: si tratta di una finta entrata. Infatti oltre a quella parete non troviamo una porta ma una libreria in legno. La vera entrata si trova su un altro fianco dell’edificio.

Discorso diverso per un’altra teoria, che riguarda in realtà tutta l’isola, cioè la presenza di passaggi segreti e stanze sotterranee. Negli Epstein Files non ci sono indicazioni di alcun tipo né per confermare né per smentire questa teoria. Quello che possiamo dire però è che varie persone che si sono introdotte clandestinamente sull’isola hanno scoperto come molte di queste porte, in realtà siano semplici locali tecnici o di servizio. Quindi ecco, non dico che sia impossibile che ci siano passaggi non ancora scoperti, ma quantomeno al momento non abbiamo prove certe. Però, casomai dovessero uscire nuovi documenti o prove in merito, saremo i primi a parlarvene.

Il futuro di Saint Little James
Il futuro di Little St. James (insieme alla vicina isola di Great St. James) prevede una trasformazione radicale per trasformare questi luoghi in una meta turistica esclusiva con resort a 5 stelle. Nel maggio del 2023, le due isole infatti sono state acquistate per 60 milioni di dollari dal miliardario Stephen Deckoff e metà dei ricavi della vendita di Little St. James saranno destinati a un fondo fiduciario creato per fornire supporto e risarcimento alle vittime degli abusi di Epstein.