
Il 4 settembre 476 il capo barbaro Odoacre depose l’ultimo imperatore d’Occidente, il giovane Romolo Augustolo, e, invece di nominare un successore, inviò le insegne del potere imperiale a Costantinopoli, riconoscendo come unico imperatore legittimo quello d’Oriente. L’evento è considerato il momento della caduta dell’Impero romano d’Occidente, parte occidentale dell'Impero Romano nata ufficialmente 395 d.C. con la morte dell'imperatore Teodosio I – contrapposta all'Impero romano d'Oriente. All’epoca dei fatti, però, nessuno percepì la deposizione dell’imperatore come un cambiamento significativo e solo con il passare degli anni fu riconosciuta come un evento importante. Oggi gli storici riconoscono la continuità tra il prima e il dopo e considerano la caduta dell’impero come un processo graduale.
La data del 4 settembre 476 d.C. è dunque solo una convenzione, sebbene la deposizione di Romolo Augustolo e la fine della successione degli imperatori avesse costituito una frattura almeno sul piano simbolico.
Cosa accadde il 4 settembre 476 e chi sconfisse l’Impero Romano d’Occidente
Il 4 settembre è la data convenzionale che segna la caduta dell’Impero romano d’Occidente. Nella suddivisione più diffusa delle epoche storiche, la data rappresenta la fine dell’età antica e l’inizio del Medioevo.
Per capire cosa accadde realmente il 4 settembre 476 è necessario considerare in che condizioni si trovava l’Impero. Sin dal IV secolo, il territorio era stato diviso in due grandi settori indipendenti: l’impero d’Occidente e quello d’Oriente, con capitale Costantinopoli. L’impero d’Occidente nel V secolo era ridotto all’ombra di se stesso: controllava solo la Penisola italiana e doveva affrontare difficoltà economiche, instabilità politica e attacchi dei popoli barbari. Persino la città di Roma non era al sicuro, al punto che nel 410 fu saccheggiata dai Visigoti guidati dal re Alarico: era la prima invasione della città eterna dai tempi dell’attacco dei Galli Senoni nel 390 a. C., cioè 800 anni prima.

Nel V secolo l’impero continuava formalmente ad esistere, ma il potere degli imperatori era molto ridotto. I veri detentori dell’autorità erano i comandanti militari barbari, che potevano deporre gli imperatori a loro piacimento.
Nel 476 Odoacre, capo delle milizie mercenarie, guidò una rivolta contro l’imperatore, il quattordicenne Romolo Augustolo (che agiva per conto del padre, il generale Flavio Oreste). Tuttavia, a differenza di altri capi barbari, dopo averlo deposto non nominò un nuovo imperatore, né assunse per sé il titolo imperiale, ma spedì le insegne del potere imperiale a Costantinopoli, riconoscendo come unico imperatore quello d’Oriente, cioè Zenone. Quest’ultimo sul momento accettò il «colpo di Stato» di Odoacre, riconoscendolo, di fatto, come suo rappresentante in Italia.
La deposizione di Romolo Augustolo non fu una rottura traumatica, ma segnò la fine della successione degli imperatori d’Occidente ed ebbe conseguenze nel lungo periodo.

Cosa rappresentò la deposizione dell’ultimo imperatore: la percezione del crollo
Sul momento, pressoché nessuno percepì il cambiamento che la scelta di Odoacre comportava. Solo a partire dal VI secolo alcuni intellettuali riconobbero che la deposizione di Romolo Augustolo rappresentava un evento significativo. Nessuno, però, pensava che l’Impero fosse crollato: sopravviveva, infatti, l’Impero d’Oriente (all’epoca chiamato semplicemente Impero romano), che rappresentava la continuità con il passato.
L’idea che il 476 costituisse un cambio di civiltà, con il crollo del mondo antico e l’inizio dei «secoli bui» del Medioevo, si è affermata solo in tempi relativamente recenti, a partire dal Settecento e dall’Illuminismo, e oggi è considerata solo una convenzione: serve per suddividere le epoche storiche, ma non è considerata una frattura radicale.
Le cause della caduta dell’impero: un processo lento di crisi interne ed esterne
La storiografia più autorevole riconosce che la caduta dell’impero fu un processo graduale, nel quale ragioni esterne (l’ascesa dei popoli barbari) e cause interne (crisi economico-sociale, instabilità politica, ecc.), si associarono, provocando, tra il IV e il V secolo, una lenta ma inesorabile erosione del potere imperiale, la cui fine porto l'Europa occidentale alla divisione in diversi regni romano-barbarici.

Gli storici, inoltre, sottolineano anche la continuità tra il prima e il dopo: nel 476 non crollò un mondo per lasciare spazio a uno nuovo e molte cose restarono invariate. Non a caso, dagli anni ’70 è stato introdotto il concetto di tarda antichità per designare il periodo compreso all’incirca tra il IV e il VI secolo d. C., nel quale si passò, gradualmente, dal mondo antico al medioevo: un’epoca segnata dalla caduta dell’ultimo imperatore d’Occidente, ma anche dalla continuità di numerose caratteristiche economiche, sociali e culturali.