
Quando pensiamo alla Nuova Zelanda quello che subito ci viene in mente è l'arcipelago nell'Oceano Pacifico, situato dall'altra parte del globo rispetto all'Italia. Ma esiste una “Vecchia Zelanda” a cui i colonizzatori si ispirarono per nominare questo nuovo territorio? Ebbene sì, e questo luogo si trova nei Paesi Bassi, in Europa: la Zelanda (Zeeland in olandese) è una regione situata nella parte sud-occidentale dei Paesi Bassi (a circa 70 km dalla città di Anversa), formata da diverse isole nel Mare del Nord e che dista oltre 17.700 km dalla Nuova Zelanda. Il suo nome significa “terra di mare”.

Il legame tra le due “Zelande” risale al dicembre 1642, quando il navigatore olandese Abel Janszoon Tasman divenne il primo europeo ad avvistare l'Isola del Sud di quella che è attualmente la Nuova Zelanda, che in lingua maori si chiamava Aotearoa (“terra della lunga nuvola bianca”). A quel punto, i cartografi olandesi ribattezzarono quel territorio Nieuw Zeeland: l'associazione, comunque, non fu del tutto casuale, ma dovuta al fatto che entrambe le regioni sono insulari.

Si tratta di una pratica tipica dell'epoca coloniale: gli occidentali, infatti, erano soliti assegnare ai luoghi appena scoperti il nome di città o regioni del Paese di origine degli esploratori, anteponendovi l'aggettivo “nuovo”. Non a caso, furono sempre gli olandesi a fondare la città di Nieuw Amsterdam (poi sostituito in New York dagli inglesi) o a inserire nelle mappe la Nieuw Holland (Nuova Olanda), l'antico nome con cui era inizialmente conosciuta l'Australia, prima di essere ribattezzata così dai britannici.
Dopo essere stata “scoperta” da Tasman, gli europei lasciarono la Nuova Zelanda inesplorata fino al 1769, quando l'inglese James Cook (a cui si deve il nome dello Stretto di Cook, che separa l'isola del Nord dall'isola del Sud) ne mappò le coste in una spedizione realizzata in nome della Corona britannica. Con la firma del Trattato di Waitangi nel 1840, la Nuova Zelanda divenne formalmente una colonia della Corona britannica: questo diede il via all'insediamento europeo e a una serie di scontri con la popolazione indigena dei Maori. Nel 1852 la Nuova Zelanda ottenne l'autogoverno come colonia autonoma dell'Impero Britannico, per poi vedersi riconoscere la piena indipendenza legislativa nell’ambito del Commonwealth con lo Statuto di Westminster del 1931, ratificato formalmente dal Paese nel 1947.