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22 Aprile 2022
12:06

Giornata della Terra: quando l’idea di sostenibilità è troppo debole o troppo forte

Oggigiorno i concetti di sostenibilità e sviluppo sostenibile per fortuna sono conosciuti e diffusi. Tuttavia spesso sono interpretati in modo o troppo blando o troppo rigido. Capiamo queste due criticità.

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Giornata della Terra: quando l’idea di sostenibilità è troppo debole o troppo forte
Giornata della Terra sostenibilità

Quando i concetti di sostenibilità e sviluppo sostenibile diventano estremisti rischiano di essere controproducenti e la Giornata della Terra è il momento giusto per parlarne. In senso generale, per sviluppo sostenibile si intende uno sviluppo della società che permetta sia alle generazioni presenti sia a quelle del futuro di soddisfare le proprie esigenze vitali, di godere, cioè, della possibilità di vivere sul Pianeta Terra senza che questo venga compromesso. Idealmente dovremmo consentire ai nostri figli, nipoti e pronipoti di mantenere la nostra stessa possibilità di accedere alle risorse naturali, di non essere preda di un clima estremo, di poter ammirare i medesimi animali e piante.

Idee di sostenibilità

A partire da questa idea generale, però, si sono sviluppate nel tempo due visioni “estremiste” del concetto di “sostenibilità” che possono essere rappresentate come abbiamo fatto nella figura qui accanto: la prima viene definita “debole”, la seconda “forte”.

Alcune teorie e, quindi, politiche economiche, – per fortuna sempre meno, più il tempo passa – mirano alla crescita a tutti i costi e sostengono la linea “debole”. Secondo questa prospettiva il Capitale Naturale (cioè l‘insieme di clima, risorse naturali, biodiversità animale e vegetale e altre componenti) sarebbe solo un mezzo, uno strumento per la crescita e sarebbe completamente sostituibile con il Capitale Umano (tecnologia, strutture e infrastrutture, merci e prodotti ecc.). In concreto e banalizzando un po', questo paradigma sostiene che una foresta vale tanto quanto una città e in questo modo giustifica lo sfruttamento più o meno indiscriminato dell’ambiente.

All'estremo opposto, alcune associazioni e movimenti ambientalisti sostengono la linea “forte”: Capitale Naturale e Capitale Umano sarebbero del tutto differenti nella loro essenza, separati e quindi non sostituibili. In particolare, il Capitale Naturale, in progressiva e pericolosa diminuzione, andrebbe tutelato integralmente, riportato il più vicino possibile ai suoi valori "originari" e mantenuto tale.

Entrambe le teorie spesso si rivelano dannose. Da un lato, la visione di una “sostenibilità debole” rischia di minacciare la sopravvivenza stessa dell’uomo: ormai consumiamo globalmente più di una volta e mezza le risorse che la Terra riesce a rigenerare ogni anno. Dall’altro, la visione di una “sostenibilità forte” rischia di ingabbiare il cambiamento. Inoltre, la separazione tra noi e tutto ciò che è ritenuto "natura" e la volontà di tutelare integralmente quest’ultima hanno creato l’impressione di dover difendere l’esistenza di una realtà che però ci è preclusa.

Nel suo fondamento il concetto di sviluppo sostenibile va oltre quest’opposizione: l’uomo è parte integrante dell’ambiente naturale e non esiste alcuna separazione effettiva tra Capitale Naturale e Umano. La nascita, l'evoluzione e l'azione dell'uomo si inseriscono infatti all’interno dello sviluppo del sistema Terra. Tuttavia, è proprio la consapevolezza che quest'ultimo presenta delle risorse finite, che si regge su un equilibrio fragile e che per sopravvivere come specie è necessario preservarlo, a rendere utile separare in modo funzionale Capitale Naturale e Capitale Umano. Solo in questo senso possiamo agire sul mondo in modo cosciente, volta per volta e caso per caso, utilizzando determinate risorse piuttosto che altre e preservando o tutelando temporaneamente certi contesti per impedirne la scomparsa, ma sempre senza frenare il cambiamento.

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Alessandro Beloli
Redattore
Viaggiare e raccontare il mondo è la mia passione: luoghi, usi e costumi, storie, geopolitica… Da bambino adoravo Piero Angela e Indiana Jones. Classe ‘88, sono laureato in Scienze Geografiche e prima di Geopop ho lavorato per lo sviluppo di progetti socio-ambientali, scritto un romanzo di viaggio, insegnato Geografia, Storia e Lettere alle superiori e fatto divulgazione su YouTube e RaiGulp.
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