
Il linguaggio scritto è tra i pochi elementi che distinguono la nostra specie dagli altri animali: nonostante in molte specie animali si siano evoluti sistemi di comunicazione complessa, nessuna ha sviluppato l'associazione tra concetti, parole e simboli scritti corrispondenti, tipica delle nostre civiltà. Ma esistono alcuni casi di animali con elevate capacità cognitive che imparano a riconoscere, se opportunamente addestrati, parole umane anche scritte. Si tratta di esemplari particolarmente dotati e in grado di apprendere, e poi utilizzare, parole, simboli e pittogrammi per interpretare informazioni e comunicare con noi. A volte, gli animali – soprattutto quelli domestici – sembrano reagire a determinate parole scritte come se fossero in grado di leggerle anche se non addestrati, ma si tratta di una reazione ai nostri segnali corporei invece che alle parole in sé. Questi animali "leggono" il nostro linguaggio corporeo invece che quello scritto, una dimostrazione delle loro sottovalutate capacità di comprensione emotiva.
Quali specie sono in grado di riconoscere parole e simboli
In termini evolutivi, la scrittura per come la intendiamo oggi (fatta di ideogrammi oppure alfabetica, fatta di grafemi e fonemi corrispondenti) è una invenzione recentissima, risalente a circa 3500 anni Avanti Cristo. Nessun'altra specie, neppure quelle a noi più vicine, ha evoluto niente di simile: probabilmente, ciò è da attribuire a una combinazione di complessità di comunicazione, range vocale e mente simbolica che ha portato alla nascita dei linguaggi, in aggiunta alla precisa manualità che ci consente di trasferire questo linguaggio su un supporto fisico. In nessuna altra specie si è verificata questa combinazione di fattori che ha portato alla nascita della scrittura – tuttavia, alcune specie possiedono i presupposti per la lettura del linguaggio umano, almeno a livello molto basilare.
Alcune specie di pappagallo come kakatua o pappagalli grigi, per esempio, possiedono elevate capacità di mimica e comprensione del linguaggio umano e se cresciuti in ambiente domestico sono in grado di portare avanti brevi conversazioni con noi esseri umani. Queste capacità cognitive si estendono anche ai simboli scritti: ricercatori della Northeastern University hanno insegnato pappagalli a riconoscere parole e ideogrammi e a disegnare lettere dell'alfabeto tramite appositi tablet. Secondo il Roatan Institute in Honduras, i loro delfini addestrati sono in grado di interpretare dei simboli disegnati come comandi, e rispondere di conseguenza.

Dei piccioni sono invece stati addestrati, in un esperimento della Duke University, a riconoscere fino a 60 parole e distinguerle da sequenze senza senso di lettere: utilizzando un touchscreen, dovevano beccare la parola corretta in mezzo a quelle non esistenti, oppure beccare su un simbolo a stella se erano tutte senza senso, dimostrando così la capacità di riconoscimento ortografico di lettere e sequenze.
E' importante puntualizzare che è comunque necessario un qualche tipo di addestramento prolungato perché questi animali imparino a leggere: gli esemplari vanno esposti quotidianamente, di solito in età giovanile, al linguaggio umano, e motivati con un sistema di ricompense in un ambiente controllato. Individui della stessa specie ma cresciuti in stato selvatico, senza essere mai stati esposti a parole scritte, non sono in grado di riconoscere alcun simbolo scritto.
Altrettanto importante distinguere tra "lettura" di una parola e la sua effettiva comprensione: un animale potrebbe imparare a riconoscere una specifica sequenza di lettere e reagire di conseguenza, ma non è detto che capisca davvero il significato di quella parola. Per questo, senza una comprensione del linguaggio umano, che nessun'altra specie sembra possedere, anche gli esempi più sofisticati non vengono considerati vera e propria "lettura" nel senso comune del termine.
Lettura dei pittogrammi nei primati: la storia di Kanzi
La maggior parte degli esperimenti di laboratorio per la comprensione del linguaggio negli animali coinvolge i primati a noi più vicini – scimpanzé, bonobo e oranghi. Il più celebre tra questi è senza dubbio Kanzi, un bonobo al quale è stato insegnata la lingua inglese e il linguaggio dei segni sin dall'infanzia. Morto nel Marzo 2025 dopo 44 anni di vita, Kanzi è considerato il primo primate non umano a essere in grado di comprendere un linguaggio umano, associando parole inglesi pronunciate a simboli corrispondenti.

Kanzi comunicava con i ricercatori tramite un'apposito pannello di ideogrammi, chiamati lexigram. Questi 384 simboli stilizzati non rappresentano oggetti e azioni in maniera visiva, ma costituiscono un vero e proprio linguaggio scritto artificiale (lo Yerkish) appositamente creato dai ricercatori. Tra tutti i primati sottoposti agli esperimenti, Kanzi è stato quello a dimostrare maggiore padronanza di linguaggio, rispondendo alle richieste, comunicando le proprie emozioni ed esibendo una limitata capacità di combinazione creativa: spaventato da un castoro, che non aveva mai visto prima, Kanzi lo ha chiamato "gorilla d'acqua" combinando i lexigram delle due parole. Anche se si tratta di capacità limitate rispetto a quelle della nostra specie, mostrano che gli elementi basi per la lettura e l'associazione tra simboli e significati sono presenti negli animali più evolutivamente prossimi a noi.
Il caso di Kluge Hans e la lettura del linguaggio corporeo
A volte quella che può apparirci come una reazione a una parola scritta da parte di un animale può essere invece nascondere quella che è la nostra reazione a quella parola. Molti padroni di animali domestici riportano casi di cani e gatti che mostrano interesse e sembrano riconoscere parole scritte come se fossero in grado di leggere. Quello che accade invece è che l'animale sta rispondendo ai segnali del nostro corpo: se di fronte ai nostri animali domestici reagiamo (spesso inconsciamente) a una determinata parola, questi finiranno per associare la reazione alla parola stessa.
Il caso più emblematico è quello di Kluge Hans, Hans l'Intelligente, un cavallo addestrato che sembrava essere in grado di fare lo spelling e risolvere calcoli. Di proprietà del matematico Wilhelm von Osten, che lo esibiva in spettacoli, Hans in realtà aveva imparato a interpretare le reazioni del suo padrone quando gli veniva sottoposta la risposta giusta, battendo gli zoccoli. Dopo un esperimento di verifica nel 1911, si è scoperto che Hans non era in grado di dare una risposta quando il suo padrone non la conosceva o non era presente, e che non sapeva distinguere simboli e numeri tra loro. Lo stesso Von Osten a quanto pare, non intendeva nemmeno truffare gli spettatori ed era davvero convinto delle capacità logiche del cavallo, senza essere consapevole che quest'ultimo stesse reagendo, in realtà, al suo linguaggio corporeo.