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2 Giugno 2026
18:30

Gli edifici più strani al mondo a forma di animale: strutture dell’architettura Novelty come l’elefante in USA

Nata tra Ottocento e Novecento negli Stati Uniti, la Novelty Architecture ha dato vita ad alcuni degli edifici più eccentrici mai costruiti: strutture zoomorfe e architetture dalle forme più disparate, anche di oggetti comuni, progettate per attirare l’attenzione degli automobilisti lungo le highway e comunicare, senza l'ausilio di insegne, il tipo di attività commerciale o il prodotto in vendita al loro interno.

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Gli edifici più strani al mondo a forma di animale: strutture dell’architettura Novelty come l’elefante in USA
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Dallo storico hotel-elefante di Coney Island alle opere di Santiago Calatrava che ricordano scheletri di creature preistoriche e marine, il rapporto tra architettura e mondo animale assume nel tempo forme e connotazioni molto diverse. Gli edifici a forma di animale (o "architettura zoomorfa") sono strutture progettate per riprodurre fedelmente o stilizzare le fattezze di creature viventi e si trovano in tutto il mondo.

Sebbene l’ombrello dell’architettura "zoomorfa" sia dunque piuttosto ampio, in questo articolo ci soffermeremo sugli esiti più letterali e figurativi del fenomeno, ossia su quegli edifici che non si limitano a evocare il regno animale, ma ne riproducono esplicitamente le sembianze in scala monumentale. Il loro significato può essere simbolico o commemorativo, retaggio della celebrazione del sacro e del potere, basti pensare alla Grande Sfinge di Giza o alla ben più recente statua equestre di Gengis Khan in Mongolia.

In altri casi, queste architetture rispondono a logiche prettamente commerciali, figlie della cultura pop e del consumismo americani. A questo proposito, gli architetti postmodernisti Robert Venturi e Denise Scott Brown coniarono il termine "duck" architecture per etichettare quegli edifici la cui forma esteriore dichiarava esplicitamente la funzione e il servizio reso all’interno. Il nome deriva dal The Big Duck, negozio di Long Island costruito nel 1931 a forma di gigantesca anatra e destinato alla vendita di uova e pollame. Si tratta di un esempio di quella che, più comunemente, viene definita novelty o mimetic architecture, categoria che comprende strutture dalle forme parlanti – non necessariamente animali – concepite con finalità pubblicitarie e pensate soprattutto per catturare l’attenzione degli automobilisti di passaggio.

Che cos’è l’architettura novelty zoomorfa

Con il termine architettura zoomorfa si indicano tutti quegli edifici che riprendono in modo più o meno esplicito la forma di un animale, assumendone esteriormente le sembianze. Le sue radici affondano nell’antichità, con la Grande Sfinge di Giza che ne è la primissima antesignana, benché si tratti di una creatura ibrida con corpo leonino e volto umano. Tuttavia, sino all'età moderna, il repertorio animale rimarrà prevalentemente confinato all’apparato ornamentale e scultoreo degli edifici, prima assumendo significati religiosi, araldici e apotropaici – si pensi ai doccioni-gargoyle delle cattedrali gotiche, ai leoni-guardiani cinesi e alle api barberiniane, tra i tantissimi esempi – e in seguito, con l’avvento dell’Art Nouveau e il crescente utilizzo del ferro battuto, ispirando strutture più organiche, sinuose e leggere, caratterizzate da elementi che, pur in modo astratto, richiamano anatomie, carapaci e ossa di animali.

Venendo alla contemporaneità, le opere di Santiago Calatrava riprendono i concetti sopra enunciati estremizzandoli attraverso la pratica strutturale e l'uso dell'acciaio, grazie a tecnologie e strumenti di calcolo avanzati. Elementi architettonici rigorosamente bianchi ricordano dunque vertebre e scheletri di gigantesche balene, di dinosauri, di uccelli in volo, come potremmo facilmente constatare attraversando la Città della Scienza di Valencia o in occasione di una visita al Milwaukee Art Museum, dove "le ali" dell'enorme brise-soleil che copre l'edifico si aprono e si chiudono. Potremmo definirle architetture zoomorfe, in un certo senso, mentre strutture che attingono, per il loro funzionamento, dai principi e dalle strategie propri del mondo animale rientrano più propriamente nella categoria dell'architettura biomimetica. L’Eastgate Centre di Harare, progettato da Mick Pearce, si ispira ad esempio ai termitai africani, sfruttando ventilazione passiva e massa termica per mantenere stabile la temperatura interna e ridurre drasticamente il consumo energetico per la climatizzazione.

Milwaukee Art Museum
Milwaukee Art Museum

Le statue equestri giganti

A costituire un eccezione nell'ambito dell'architettura zoomorfa sono forse le statue equestri, erette dunque per scopi prettamente celebrativi e talvolta in dimensioni più che significative. Un caso interessante è quello dell'enorme gruppo bronzeo raffigurante Vittorio Emanuele II a cavallo, innalzato al Vittoriano. L'opera, ideata dallo scultore Enrico Chiaradia e ultimata da Emilio Gallori nel 1910, richiese cinquanta tonnellate di materiale e risultò alta 12 metri e lunga 10. Fu necessario assemblarla sul posto e, prima che la pancia del cavallo – cava per ragioni di peso e stabilità – venisse richiusa, vi fu allestita una lunga tavolata a cui sedettero più di 20 persone. La "cena nella pancia del cavallo", che rimbalzò sulle prime pagine dei giornali dell'epoca, rimane un fatto curioso e naturalmente slegato dalla concezione della statua, che comunque vantava dimensioni di tutto rispetto. La più grande al mondo, al contrario pensata per essere percorribile al suo interno – con tanto di museo e piattaforme panoramiche – è la Statua equestre di Gengis Khan a Ulaanbaatar, in Mongolia. Alta oltre 4o metri e realizzata in acciaio, è stata inaugurata nel 2008 in occasione dell’ottocentesimo anniversario della fondazione dell’Impero Mongolo.

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Statua equestre di Gengis Khan a Ulaanbaatar, in Mongolia

Gli edifici a forma di elefante: da James V. Lafferty all'hotel di Coney Island

Vere e proprie strutture zoomorfe vengono costruite negli Stati Uniti tra Ottocento e Novecento. Si tratta delle opere dell'inventore e speculatore immobiliare James Vincent de Paul Lafferty, Jr. il quale, nel 1882, ottenne il brevetto n. 268503 che gli conferiva, per una durata di 17 anni, il diritto esclusivo di realizzare, utilizzare o vendere edifici a forma di elefante.

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Immagine tratta dal brevetto di James V. Lafferty

Il primo, risalente al 1882 e ancora esistente, fu Lucy the Elephant. Alto e lungo quasi 20 metri, per un peso di 90 tonnellate, venne costruito impiegando una struttura di legno e ferro e un rivestimento di lamiera metallica che consentì di ricavare numerose finestre. La funzione era quella di attrazione turistica roadside: l'elefante era destinato a promuovere la vendita di terreni e ad attirare turisti nella località balneare di Margate City, non molto lontana da Atlantic City. Servì nel tempo come ristorante, ufficio commerciale, cottage e taverna.

Lucy the Elephant
Lucy the Elephant

A raddoppiare le dimensioni di Lucy, con gli esterni che erano una replica in scala quasi esatta, fu la seconda realizzazione di Lafferty: l'Elephantine Colossus di Coney Island, New York City. Costruito nel 1885, accoglieva su sette piani negozi, camere d'albergo, un museo e un osservatorio con vista panoramica sul mare da un'altezza di oltre 30 metri. Le persone entravano dalle zampe, del diametro di 5,5 metri e salivano fino alla sommità percorrendo scale interne. La sua struttura in legno, ferro e stagno, bruciò in occasione di un incendio sopraggiunto nel 1896, quando l'edificio era già in disuso da diversi anni.

La terza e ultima architettura-elefante di Lafferty, Light of Asia, non ebbe successo e venne demolita nel giro di 16 anni. Venne costruita a Cape May, New Jersey, nel 1884, ed era una versione leggermente più piccola di Lucy. Lafferty non fu direttamente coinvolto nella realizzazione ma concesse i diritti del brevetto a Theodore M. Rieger, promotore immobiliare che cercò di fare per Cape May quello che Lafferty aveva fatto anni prima con Lucy per Atlantic City, senza successo.

Architettura Novelty: quando l’edificio racconta sé stesso

Rovine, torri medievaleggianti, piramidi, pagode cinesi, templi classici, grotte, eremi, castelli in miniatura… già nel Settecento i giardini aristocratici inglesi erano disseminati di capricci (follies), ovvero costruzioni decorative ed eccentriche, spesso prive di una reale funzione, realizzate per stupire o evocare atmosfere pittoresche.

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Torre di Broadway

Se questa usanza può costituire una sorta di precedente storico, saranno tuttavia gli edifici-elefante di James V. Lafferty ad anticipare la stagione della Novelty o Mimetic architecture, esplosa negli anni Trenta del Novecento in America con l’aumento esponenziale del numero di automobili e il consolidarsi della cultura del viaggio on the road. Si tratta di strutture macroscopiche in termini di scala e “parlanti” per mezzo della loro stessa forma – figurativa, non necessariamente zoomorfa – progettate lungo le grandi arterie stradali per catturare l’attenzione degli automobilisti in transito e invitarli a fermarsi in un ristorante, una caffetteria, un negozio e qualsiasi altra attività commerciale o attrazione turistica.

Nel 1972 la coppia di architetti postmodernisti americani Robert Venturi e Denise Scott Brown, in collaborazione Steven Izenour, pubblicano Learning from Las Vegas, volume esito di una ricerca condotta insieme a dodici studenti della Yale School of Architecture. Oggetto dello studio è la Strip di Las Vegas, punteggiata di casinò, motel, insegne luminose, parcheggi ed edifici commerciali. Secondo gli autori anche questi paesaggi urbani meritano di essere analizzati, perché il loro vocabolario di segni riflette il modo in cui le persone "leggono" la città e si orientano all'interno del suo tessuto nell’epoca dell’automobile e della comunicazione di massa. A Las Vegas, città concepita per essere attraversata quasi esclusivamente in automobile, chi è alla guida coglie insegne e simboli ben prima degli edifici stessi; la loro funzione viene quindi affidata a elementi visivi immediatamente riconoscibili e leggibili lungo la strada.

learning from las vegas duck decorated shed
Dal libro Learning from Las Vegas

Ecco dunque che nel libro viene teorizzata, per così dire, la "duck architecture". È un esplicito riferimento al The Big Duck, storico negozio di Long Island costruito nel 1931 a forma di anatra gigante dall'allevatore di anatre Martin Maurer per vendere uova e carne. In questo caso le fattezze esteriori coincidono con il prodotto venduto all' interno, servendo da dispositivo pubblicitario. La provocazione teorica di Venturi, Scott Brown e Izenour serve sostanzialmente a distinguere due approcci opposti nel concepire l’architettura commerciale: la “duck” è l’edificio-scultura in cui forma e messaggio corrispondono; mentre il “decorated shed”, è un edificio generico su cui vengono applicate delle insegne o degli ornamenti indipendenti.

Altri strutture bizzarre a forma di animale e non solo

I Cabazon Dinosaurs lungo l’Interstate 10, in California, vennero costruiti dallo scultore e theme park artist Claude K. Bell a partire dagli anni Sessanta come attrazione per gli automobilisti di passaggio; l’obiettivo era quello di attirare più clienti presso il vicino ristorante Wheel Inn, aperto dal 1958 al 2013, e da lui gestito. Il complesso comprendeva inizialmente due dinosauri monumentali di ferro-cemento alti 20 e 45 metri; nel più grande si poteva entrare e fu la prima struttura al mondo "abitabile" di questo genere. Oggi il parco ospita numerose attrazioni analoghe.

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Cabazon Dinosaurs

Il Dog Bark Park Inn, nell'Idaho, è un bed & breakfast a forma di cane beagle gigante. Allo stesso modo un asilo di Wolfartsweier (Karlsruhe), in Germania, somiglia a un enorme gatto bianco. Il tutto senza un apparente perché.

Il Phraya Khan Khak, presso il parco pubblico Phaya Thaen di Yasothon, in Thailandia, è un museo di cinque piani dedicato al folklore tradizionale e alla biologia animale, ricavato all'interno di un enorme edificio-rana.

La sede del National Fisheries Development Board (NFDB) di Hyderabad, in India, non può che avere le fattezze di un pesce; analogamente molti edifici direzionali di aziende suggeriscono il servizio reso. Il caso più emblematico è forse quello della Longaberger Basket Company di Newark, in Ohio, la cui sede, a forma di gigantesco cestino – detiene il Guinness World Record – riproduce in scala il prodotto di maggior successo dell’azienda, il Medium Market Basket.

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Longaberger Basket Company

La California meridionale resta comunque la regina indiscussa della Novelty Architecture, anche per via dei vicini studios hollywoodiani. Diner, ristoranti e punti vendita di qualsiasi genere, costruiti facendo uso e abuso di stucco e cemento sono raccolti nel volume fotografico California Crazy, pubblicato negli anni Ottanta da Jim Heimann, e ancora edito da Taschen.

Se, andando a fare acquisti, ti capitasse di comprare dolci in un mulino a vento, gelati in un gigantesco contenitore per panna o fiori dentro un enorme vaso, potresti iniziare a chiederti se non avessi attraversato lo specchio o imboccato la tana del Bianconiglio, aspettandoti di vedere comparire il Cappellaio Matto o la Regina Bianca dietro l’angolo successivo.

Anche grazie alle testimonianze di visitatori anonimi, il libro restituisce perfettamente il carattere vernacolare e al contempo surreale di questi paesaggi roadside, contribuendo alla loro riscoperta e ad alimentare un interesse critico verso la dimensione semiotica di questo fenomeno architettonico.

Fonti
Novelty Architecture Revisiting the Heyday of California’s ‘Crazy’ Novelty Architecture
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