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20 Agosto 2026
15:00

Gli incendi bruciano 585mila ettari in Europa: lo studio sugli infrasuoni per prevenire i roghi boschivi

Mentre i roghi divorano oltre 585.000 ettari in Europa, la ricerca apre una nuova strada per il monitoraggio, ascoltando gli infrasuoni del fuoco per individuare gli incendi in anticipo. Quando divampa, un rogo emette onde sonore, ma la loro ampiezza è così bassa che il nostro orecchio non può percepirle.

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Gli incendi bruciano 585mila ettari in Europa: lo studio sugli infrasuoni per prevenire i roghi boschivi
Gravi incendi boschivi in Grecia
Uno dei roghi attivi in Europa ripreso dai satelliti Sentinel–2. Credit: European Union, Copernicus Sentinel–2 imagery

Secondo le rilevazioni di EFFIS, il sistema di monitoraggio del programma europeo Copernicus, tra il 1° gennaio e il 19 agosto 2026 le fiamme hanno divorato 585.531 ettari di territorio, e ben 78.522 di questi sono andati in fumo soltanto negli ultimi sette giorni. Quello in corso si sta rivelando un anno particolarmente difficile sul fronte dei roghi che stanno devastando i boschi italiani ed europei, alimentati in buona parte dagli effetti della crisi climatica e le prospettive tracciate dagli scienziati non lasciano spazio all’ottimismo, considerato che entro la fine del secolo, il continente europeo potrebbe trovarsi a gestire eventi incendiari estremi fino a dieci volte più frequenti di oggi, ma stanno nascendo soluzioni alternative che possano aiutare a contrastare il fenomeno.

Come gli infrasuoni rilevano gli incendi

Un’idea potrebbe provenire da uno studio del 2024 (Infrasound produced by a small pile fire), portato avanti dai ricercatori della Boise State University, che hanno dimostrato che gli infrasuoni sono in grado di rilevare incendi in maniera precoce ed essere d’aiuto in questa attività di monitoraggio. Questo perché un incendio, mentre divampa, emette onde sonore, ma la loro ampiezza è così bassa che il nostro orecchio non può arrivare a percepirle.

Lo studio è stato pubblicato sul Journal of Applied Acoustics e i risultati raccontano come il “puffing” di un incendio, il soffio, lo sbuffo per certi versi, ovvero quel processo durante il quale il fuoco rilascia colonne di gas caldi, genera onde di pressione che possono arrivare a frequenze di appena 1 hertz, e ascoltare quel suono di un incendio potrebbe fornire segnali fondamentali per la rilevazione precoce degli incendi boschivi. Un'osservazione interessante è che la frequenza di questi sbuffi sembra diminuire all'aumentare del diametro della fiamma. Durante l'esperimento, nell'arco di un'ora, la frequenza picco è passata da 1.3 Hz a 1 Hz, compatibile con l'evoluzione del fuoco che dalle fiamme alte e strette iniziali si è allargato al letto di carboni ardenti (passando da circa 1,3 a 2,3 metri di diametro).

Il primo test è stato condotto su scala ridotta, ovvero una catasta piramidale di pino e abete secchi, alta 2 metri e larga circa 3, bruciata in condizioni di freddo intenso e assenza di vento vicino a Stanley, in Idaho. Registrando il rogo con array di microfoni infrasonici piazzati a 50 e a 600 metri, gli autori hanno dimostrato che “anche piccoli incendi di scala metrica possono produrre infrasuoni tra 1 e 20 Hz, rilevabili a una distanza superiore a mezzo chilometro”.

“Le nostre registrazioni degli incendi di cumuli si estendono da una frequenza di puffing compresa approssimativamente tra 1,0 e 1,3 Hz fino alla banda udibile delle basse frequenze”, scrivono gli autori, “Questo risultato della sorveglianza a distanza è incoraggiante, perché prevediamo che incendi più grandi e più vigorosi possano essere rilevati a distanze molto maggiori, consentendo di sviluppare gli infrasuoni come un efficace strumento di telerilevamento da terra”.

La verifica su un rogo più reale

Il passo successivo è arrivato con un nuovo studio pubblicato di recente su Geophysical Research Letters. Rispetto al test iniziale, i ricercatori hanno ampliato il campo d'azione, verificando la tecnica su fiamme di dimensioni superiori e in uno scenario più aderente alla realtà. Infatti, i ricercatori hanno circondato un incendio programmato più grande e realistico con 90 sensori, organizzati in otto array di infrasuoni da 3 a 44 elementi. Il risultato più interessante riguarda proprio l'array più numeroso che, pur essendo più lontano dal fuoco, è stato il più preciso nel tracciare gli infrasuoni dell'incendio, seguendoli a oltre 2 chilometri di distanza e distinguendoli perfino dal rumore dell'elicottero utilizzato per appiccare le fiamme.

Come spiegano gli autori dello studio, “Gli incendi di vegetazione sono eventi pericolosi e complessi, difficili da monitorare con strumenti collocati a terra. Gli attuali sistemi di rilevamento aereo e satellitare si basano su tecniche che richiedono una linea di vista e che sono sensibili alla presenza di fumo e al punto da cui viene effettuata l’osservazione. Al contrario, la propagazione e il rilevamento del suono non sono influenzati dalla presenza di fumo e consentono di monitorare le sorgenti sonore quasi in tempo reale”. Per questo, secondo lo studio, “Queste informazioni, rilevabili persino nel caso di incendi di modesta intensità, possono contribuire al monitoraggio degli incendi di vegetazione e fornire dati utili su un’ampia gamma di scale temporali e spaziali”.

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