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7 Luglio 2026
7:00

Il 42% degli incendi è causato dalle ondate di caldo: lo studio su roghi e meteo estremo

Secondo un nuovo studio Science Advances, il 42% degli incendi è causato delle ondate di caldo: la vegetazione, infatti, subisce uno stress idrico immediato, perdendo il proprio scudo termico. La ricerca è stata realizzata a partire da dati raccolti tra il 2001 e il 2024 negli Stati Uniti occidentali, un'area dove spesso ci sono roghi fuori controllo.

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Il 42% degli incendi è causato dalle ondate di caldo: lo studio su roghi e meteo estremo
Struttura incendio
Gli incendi boschivi sono causati sempre più dalle condizioni meteo estreme

Un nuovo e dettagliato studio pubblicato sulla rivista Science Advances ha analizzato i dati dal 2001 al 2024 negli Stati Uniti occidentali, un'area tristemente nota per i suoi roghi fuori controllo, e ha portato a una scoperta sbalorditiva: ben il 42% di tutta la superficie andata a fuoco in quasi un quarto di secolo è bruciato durante, o subito dopo, un'ondata di calore. Non parliamo di una semplice coincidenza, ma di un legame fisico e meteorologico strettissimo che sta cambiando le regole del gioco.

Se pensiamo a un'ondata di calore, la prima cosa che ci viene in mente è l'aria soffocante, il condizionatore acceso al massimo e i record del termometro che saltano uno dopo l'altro. Le ondate di calore, però, non si limitano a farci sudare, ma si comportano quindi come un vero e proprio "interruttore" capace di attivare e pompare incendi boschivi in tutto il pianeta.

Questa prolungata e intensa calura sta avendo pesanti ripercussioni sul territorio italiano, alimentando roghi in diverse zone della penisola: la Sardegna si trova nuovamente nella morsa del fuoco, con elicotteri e mezzi aerei della flotta regionale intensamente impegnati a contrastare le fiamme nelle campagne di Lotzorai e Cabras. Massima allerta anche in Puglia, dove un enorme incendio ha colpito il foggiano lambendo l'Oasi di Lago Salso e richiedendo la messa in sicurezza di un centinaio di persone al Camping Lido Salpi di Manfredonia.

La situazione rimane critica a livello internazionale ed europeo: oltre ai vasti incendi attualmente in corso sui Pirenei, al confine tra Spagna e Francia (nei Pirenei Orientali il rogo ha già devastato oltre 4.600 ettari di bosco e secondo la prefettura francese sono impegnati quasi 750 vigili del fuoco), nella regione di Girona in Catalogna, ampie porzioni di territorio in Portogallo centrale e Grecia (Mandra, Oraiokastro e Salonicco), l'emergenza legata ai roghi boschivi sta colpendo ora anche l'Albania.

La fisica dell'atmosfera dietro i roghi: il ruolo dei fulmini per lo studio

Un'ondata di calore alle latitudini più settentrionali non è solo l'arrivo di "aria calda", ma è una complessa configurazione sinottica dominata da grandi aree di alta pressione: questo blocco atmosferico genera una fortissima compressione dell'aria verso il basso che ne aumenta la temperatura e ne abbatte l'umidità relativa. Quando questo accade, la vegetazione subisce uno stress idrico immediato, trasformandosi in una polveriera pronta a esplodere alla minima scintilla.

Ma lo studio fa un passo avanti ed evidenzia un fenomeno puramente meteorologico e termodinamico: le ondate di calore sono associate a un aumento drastico dei fulmini nube-terra o nube-suolo. Com'è possibile però se c'è l'anticiclone? Questo accade perché il calore estremo al suolo genera fortissime spinte convettive (aria calda che sale violentemente). Se in quota è presente anche una minima infiltrazione di aria più fresca, si creano i cosiddetti temporali secchi: le nuvole producono fulmini, ma la pioggia evapora in gran parte prima di toccare terra a causa dello strato d'aria caldo e secco sottostante. Risultato? Centinaia di inneschi naturali simultanei su foreste che sono state letteralmente "disidratate" dal caldo dei giorni precedenti.

Il dramma delle foreste: incendi raddoppiati per le ondate di caldo

Il dato che deve farci riflettere di più riguarda la differenza netta tra i vari ecosistemi. Mentre nelle zone di pianura e arbustive i roghi sono rimasti più o meno stabili, nelle aree forestali la situazione è letteralmente sfuggita di mano. Dal 2001 a oggi, l'area boschiva bruciata è aumentata di 2,5 volte, e quasi il 64% di questo incremento impressionante è avvenuto in concomitanza con le ondate di calore.

Perché la foresta reagisce peggio? È una questione di microclima. In condizioni normali, la chioma degli alberi protegge il sottobosco trattenendo l'umidità. Ma quando arriva un'ondata di calore estrema e prolungata, questo scudo termico salta. La domanda sorge spontanea: cosa succede quando l'ondata di calore finisce? La risposta della fisica è spietata: gli effetti persistono anche dopo il calo delle temperature. Il combustibile vegetale rimane talmente secco che l'incendio continua a espandersi con una velocità di propagazione impressionante, anche se il termometro è sceso di qualche grado.

Se la frequenza e l'intensità delle ondate di calore continueranno ad aumentare a causa del cambiamento climatico antropico, la gestione degli incendi dovrà cambiare radicalmente, basandosi sempre di più sui modelli di previsione meteo a breve termine, per capire dove l'atmosfera potrebbe decidere di lanciare la prossima scintilla.

Come riportato dall'Espresso (leggi l'articolo), a preoccupare profondamente gli scienziati è ora anche l'emergenza degli incendi in Groenlandia. Il cambiamento climatico sta infatti seccando la vegetazione della tundra a latitudini un tempo impensabili, creando un circolo vizioso spaventoso: i roghi non solo divorano il territorio, ma rilasciano enormi quantità di fuliggine scura che si deposita sui ghiacciai, accelerandone ulteriormente la fusione e destabilizzando ancora di più l'intero sistema climatico globale.

E in Italia? Anche da noi il clima gioca un ruolo fondamentale, i dati ISPRA e le previsioni

Se pensiamo che questo sia un problema confinato solo oltreoceano, ci sbagliamo. Anche in Italia il legame tra meteorologia estrema e roghi devastanti è diventato strettissimo. Secondo gli ultimi report dell'ISPRA (basati sui dati europei del sistema EFFIS), le annate con i picchi più drammatici di aree bruciate nel nostro Paese coincidono esattamente con le estati caratterizzate da ondate di calore record e prolungate, come il 2007, 2017 e 2021.

Sebbene la stragrande maggioranza degli incendi in Italia sia purtroppo innescata dall'uomo (per dolo o colpa), è il clima a stabilire quanto l'incendio diventerà distruttivo. Le anomalie termiche estive, dettate dalla persistenza degli anticicloni subtropicali africani, azzerano l'umidità del suolo e della vegetazione.

L'Italia è in questi giorni alle prese con una nuova, intensa, ondata di caldo che colpirà più duramente le regioni del Centro-Nord e il versante tirrenico, dove la colonnina di mercurio salirà vertiginosamente fino a raggiungere picchi diffusi tra i 34°C e i 38°C, con punte locali che mercoledì toccheranno i 39°C nelle pianure interne. Secondo le proiezioni a lungo termine, non si tratterà di una fiammata isolata: la bolla africana insisterà sul nostro territorio e il caldo potrebbe tornare a livelli eccezionali e simili a quelli registrati a fine giugno anche nella decade successiva, in particolare nel periodo compreso tra il 10 e il 18 luglio, prima di un possibile sblocco instabile dopo il 20 sulle regioni settentrionali.

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