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Lo squalo mako a Gallipoli non ha “attaccato” la barca: la spiegazione del biologo marino

Nessun "attacco" di uno squalo mako nelle acque pugliesi. Quello dell'esemplare immortalato nel video mentre urta un motoscafo, per il biologo marino Andrea Spinelli, è un tipico comportamento esplorativo. L'allarmismo dei media per questo predatore, al secondo avvistamento a largo del Salento, è ingiustificato.

27 Aprile 2026
14:00
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Lo squalo mako a Gallipoli non ha “attaccato” la barca: la spiegazione del biologo marino
Con il contributo di Andrea Spinelli
Biologo marino e ricercatore scientifico
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Squalo mako avvistato a largo di Gallipoli. Credit: Giuseppe Zacà. via Facebook

I titoli che stanno rimbalzando in queste ore sull'incontro ravvicinato con uno squalo mako al largo di Gallipoli sono ingannevoli. "Ha attaccato la barca", "Momenti di paura". A innescare il tam-tam mediatico è stato il video del pescatore Giuseppe Zacà, che sui social ha raccontato il secondo avvistamento della specie nelle acque del Salento: «Con un movimento improvviso, potente, ha cambiato direzione e ha colpito sotto la barca». Tuttavia, come spiega il biologo marino Andrea Spinelli, la narrazione di queste ore risulta non solo fuorviante, ma anche dannosa per la specie.

Parlare di "attacco" è scorretto e alimenta una psicosi ingiustificata verso una creatura che, nei fatti, ha assecondato la sua natura senza alcun intento aggressivo verso l'uomo. Stiamo parlando dello squalo mako pinna corta (Isurus oxyrinchus), il predatore più veloce degli oceani (capace di toccare i 70 km/h), ma soprattutto una specie classificata come "In Pericolo" (Endangered) dalla Lista Rossa IUCN. Un animale presente in tutti i mari temperati e tropicali (compreso il Mediterraneo), le cui popolazioni globali, decimate dalla pesca, si sono dimezzate negli ultimi 75 anni e che andrebbe tutelato, non demonizzato.

Il video dello squalo mako che ha colpito la barca a Gallipoli: non è un attacco

I fatti risalgono a domenica 26 aprile, nelle acque a largo di Gallipoli (Puglia). Il video diffuso mostra il grande esemplare nuotare attorno allo scafo per qualche istante, prima di produrre un movimento brusco che urta il motore e fa sobbalzare la prua. Lo stupore e il brivido a bordo sono reazioni perfettamente comprensibili e reali: «Per un attimo nessuno ha respirato. Ci siamo guardati, occhi spalancati, metà tra lo stupore e quella paura primitiva che ti prende quando capisci che non sei tu al comando», racconta Zacà. Pochi attimi dopo il colpo, però, lo squalo si allontana e torna la calma.

Il biologo marino Andrea Spinelli, chiarisce che l'errore sta nell'interpretazione del gesto. Lo squalo mako è un predatore formidabile, ma non attacca le imbarcazioni. Quello che si osserva è molto probabilmente un comportamento esplorativo, comune negli squali, soprattutto quando sono presenti stimoli alimentari come esche o pesce pescato.

Gli squali possiedono un sistema sensoriale estremamente sofisticato, tra cui le ampolle di Lorenzini, che permettono loro di percepire i campi elettromagnetici emessi da organismi viventi e oggetti in acqua. Questo li porta inevitabilmente ad avvicinarsi a fonti di interesse, come una barca con attività di pesca in corso.

Colore e dimensioni dell'Isurus oxyrinchus

Lo squalo mako (Isurus oxyrinchus) appartiene alla famiglia Lamnidae insieme al grande squalo bianco e rappresenta insieme a Isurus paucus (il mako pinna lunga) l'unico genere del suo tipo. Il nome scientifico deriva da Isurus dal greco isos (uguale) e ourá (coda), in riferimento ai lobi quasi simmetrici della pinna caudale. Mentre oxyrinchus da oxýs (appuntito) e rýnchos (muso) per descrivere il rostro (l'estensione allungata e rigida del muso) acuminato.

Isurus oxyrinchus
Squalo mako pinna corta (Isurus oxyrinchus).

Il mako ha occhi grandi e neri, denti stretti e uncinati a bordi lisci e una colorazione blu acceso sul dorso e bianco sul ventre. La pinna caudale lunata, con i due lobi di dimensioni simili, massimizza l'efficienza idrodinamica mentre la pinne dorsale e anale secondarie sono ridottissime. Un adulto misura tra 2,5 e 3,2 metri e pesa tra 60 e 140 kg. Le femmine sono significativamente più grandi dei maschi con una lunghezza massima registrata di 4,45 metri per un esemplare catturato al largo della Francia nel 1973, con un peso record di circa 570 kg.

Dove vive e cosa mangia

Lo squalo mako è una specie che vive in acque aperte, lontano dalle coste, in tutti i mari temperati e tropicali del pianeta. La sua distribuzione copre l'Atlantico, il Mediterraneo, l'Indo-Pacifico e il Pacifico orientale. Vive prevalentemente tra la superficie e i 150 metri di profondità, con la capacità di immergersi fino a quasi 900 metri.

distribuzione squalo mako
Distribuzione dello squalo mako pinna corta nel mondo. Credit: IUCN Red List

Questi predatori si nutrono principalmente di pesci ossei (come il pesce spada) e gli adulti cacciano anche cefalopodi (calamari di grandi dimensioni), altri squali e piccoli cetacei.

Stato di conservazione dello squalo mako

Nel 2019, l'IUCN ha aggiornato lo status del mako pinna corta da Vulnerabile a In Pericolo (Endangered) e nel Mediterraneo sempre la IUCN lo classifica come in grave pericolo critico (Critically Endagered). Come documentato dall'ente, si stima un declino mediano del 46,6% della popolazione, con la più alta probabilità di riduzione compresa tra il 50 e il 79% nell'arco di tre generazioni.

Le cause sono essenzialmente due:

  • La pesca diretta, il mako è una specie altamente pregiata in Oriente (Hong Kong) per la qualità della carne e delle pinne.
  • Il bycatch, la cattura accidentale nelle reti e nei palangari per tonno e pesce spada.
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Matteo Galbiati
Junior Content Editor
Sono diventato Content Editor di Geopop dopo una laurea in Biotecnologie Mediche e Farmaceutiche e un'esperienza da ricercatore tra biomateriali e colture cellulari, ho infatti lasciato il laboratorio per la mia passione: la divulgazione scientifica. Quello che era nato come un gioco sui social per raccontare le biotecnologie si è trasformato in una professione, consolidata da un Master in Comunicazione Scientifica. Sono anche un instancabile sportivo, con una passione che spazia dal calcio al basket, passando per la corsa, il tennis e il football americano. Una passione a 360 gradi che oggi unisco al mio lavoro, raccontando il mondo dello sport anche nei miei articoli.  
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