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10 Marzo 2026
13:30

Quante guerre del Golfo ci sono state: la storia dei conflitti nel Golfo Persico dal 1980 a oggi

L’attuale conflitto scatenato dagli Stati Uniti e da Israele contro l’Iran è l’ultimo di una lunga serie. L’area del Golfo persico è interessata da molti anni da guerre e contese, dovute alle tensioni etnico-religiose e agli interessi delle grandi potenze per le risorse presenti nella zona.

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Quante guerre del Golfo ci sono state: la storia dei conflitti nel Golfo Persico dal 1980 a oggi
Rappresentazione grafica generata con IA3
Rappresentazione grafica generata con IA

L'attuale guerra in Iran e in Medio Oriente non è primo il conflitto internazionale nella regione del Golfo persico: non a caso si sta parlando di “Terza Guerra del Golfo”. Da alcuni decenni il Golfo persico è teatro di guerre e contrasti. Le ragioni sono da ricercare sia nelle tensioni etnico-religiose, con connesse aspirazioni egemoniche, dei Paesi dell’area, sia nelle ingerenze delle principali potenze, in primis gli Stati Uniti e i loro alleati, interessati al petrolio e alle altre risorse dell’area. Esaminiamo i principali conflitti degli ultimi anni, che hanno preceduto l’attuale conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran:

  • la guerra tra Iran e Iraq degli anni 1980-1988;
  • la guerra del Golfo del 1990-1991;
  • la guerra in Iraq (o Seconda guerra del Golfo) del 2003;
  • i conflitti nei quali è coinvolto lo Stato di Israele.

Il Golfo persico e le tensioni internazionali: contesto geopollitico

Il Golfo persico, come sappiamo, è situato tra la Penisola araba e l’Asia centrale. Sulla sua sponda occidentale si affacciano sette Paesi arabi: Iraq, Kuwait, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Bahrain, Qatar e Oman; la sponda orientale è completamente occupata dall’Iran.

Il Golfo Persico (Wikimedia Commons)
Il Golfo Persico (credit Wikimedia commons)

Il Golfo è interessato da contese geopolitiche e guerre da molto tempo. È infatti un’area particolarmente importante dal punto di vista economico, perché i Paesi affacciati sulle sue sponde sono ricchi di riserve petrolifere, e perché costituisce una via marittima di primaria importanza per il trasporto delle risorse. Tra le popolazioni dell’area, inoltre, sussistono tensioni etniche e religiose. Nei Paesi arabi la maggioranza della popolazione è  di confessione sunnita (la confessione maggioritaria dell’Islam), mentre gli iraniani, oltre a non essere arabi ma persiani, sono di confessione sciita (principale confessione islamica dopo quella sunnita).

Di seguito una breve sintesi delle principali guerre combattute dagli anni ’80 a oggi.

Guerra tra Iran e Iraq (1980-88)

La guerra tra Iran e Iraq è durata dal 1980 al 1988. Entrambi i Paesi intendevano esercitare una egemonia sull’area e nel 1980 l’Iraq, guidato dal dittatore Saddam Hussein, invase il territorio iraniano per ottenere una modifica dei confini. In Iran era stata instaurata da poco tempo la repubblica islamica, guidata dall’ayatollah Ruhollah Khomeini, che resistette all’invasione. L’Iraq godeva del sostegno degli Stati Uniti, ma, ciò nonostante, le truppe iraniane, dopo essere state costrette a indietreggiare, recuperarono i territori perduti. Entrambi gli eserciti si servirono di armi chimiche e condussero le operazioni con estrema brutalità.

Soldati iraniani feriti (credit Wikimedia Commons)
Soldati iraniani feriti nella guerra Iran–Iraq (via Wikimedia Commons).

Le vittime furono numerosissime: il numero dei morti è compreso tra 500.000 e un milione. La guerra terminò nel 1988 con un cessate il fuoco mediato dall’Onu, che lasciò i confini pressoché inalterati.

Prima guerra del Golfo (1990-91)

La prima guerra del Golfo scoppiò nel 1990, quando l’Iraq invase e occupò l’emirato del Kuwait, annettendone il territorio. Saddam Hussein ordinò l’invasione perché l’Iraq si era pesantemente indebitato per la guerra contro l’Iran e, oltre a non voler pagare i debiti contratti con il Kuwait, intendeva appropriarsi delle sue risorse. L’esercito iracheno ebbe facilmente ragione delle forze armate kuwaitiane. La comunità internazionale, però, reagì pesantemente: su impulso degli Stati Uniti, guidati dal presidente George H. W. Bush, si formò una coalizione di 35 Stati, che nel gennaio 1991 attaccò l’Iraq. Gli Stati Uniti si trovavano in una posizione di forza: avevano di fatto sconfitto l’Unione Sovietica (che nello stesso 1991 si sciolse) nella guerra fredda ed erano restati l’unica superpotenza. Poterono perciò attaccare senza preoccuparsi delle reazioni internazionali. Non tutta l’opinione pubblica, però, supportò la guerra: in tutti i Paesi coinvolti erano presente una componente contraria, secondo la quale la vera ragione dell’attacco era il petrolio.

Le operazioni militari, però, si svolsero come previsto. Tra gli Stati che vi parteciparono figuravano l’Italia, vari Paesi europei e alcuni Paesi arabi, tra i quali l’Arabia Saudita. La coalizione condusse una campagna di bombardamenti aerei, durata più di un mese.

Veicoli distrutti durante la guerra (credit Wikimedia commons)
Veicoli distrutti durante la Prima guerra del Golfo (via Wikimedia commons).

Il 24 febbraio, dopo che le difese irachene erano state distrutte, le truppe di terra invasero il Kuwait, liberando il Paese dall’occupazione e assicurandogli nuovamente l’indipendenza. I soldati, però, non penetrarono in profondità in territorio iracheno, perché il mandato dell’Onu prevedeva solo la liberazione del Kuwait, e lasciarono Saddam al potere.

Seconda guerra del Golfo (2003)

La seconda guerra del Golfo, nota anche come guerra in Iraq, scoppiò nel 2003. Il Paese si trovava in condizioni disastrose:  dopo la guerra del 1991 gli Stati Uniti avevano imposto dure sanzioni economiche, che avevano provocato una profonda crisi umanitaria. All’interno del Paese, inoltre, erano esplose le tensioni etnico-religiose e le minoranze curde e sciite erano state vittime della brutale repressione da parte del governo di Saddam.

La scoppiò nel 2003. Gli Stati Uniti, guidati da George W. Bush (figlio del presidente della prima guerra del Golfo) e ancora scossi perché due anni prima erano stati colpiti dagli attacchi dell’11 settembre 2001, accusarono l’Iraq di sostenere il terrorismo e di possedere armi di distruzione di massa. Le accuse erano infondate: nessuno dei terroristi che avevano compiuto gli attentati dell’11 settembre era iracheno né esistevano legami tra il governo di Baghdad e al-Qaeda. Inoltre, non era vero che il regime di Saddam avesse avviato la produzione di armi di distruzione di massa, come gli Stati Uniti avevano dichiarato.

Fatto sta che le truppe americane, supportate da contingenti britannici, polacchi e australiani, il 20 marzo 2003 invasero il Paese. Il 9 aprile conquistarono Baghdad e rovesciarono il regime di Saddam (che fu catturato pochi mesi dopo e giustiziato nel 2006).

Veicoli americani a Baghdad (credit Wikimedia Commons)
Veicoli americani a Baghdad durante la Seconda guerra del Golfo (via Wikimedia Commons).

Per l’Iraq iniziò una fase di profonda instabilità politica e di crisi umanitaria, continuata anche dopo il 2011, quando gli Stati Uniti ritirarono le loro truppe.

Le operazioni israeliane e la possibile Terza guerra del Golfo

Oltre alle guerre principali, nel Golfo persico si sono svolte altre operazioni militari, in parte dovute alla rivalità tra alcuni Paesi costieri, Iran e Iraq, e lo Stato di  Israele. Gli israeliani hanno attaccato l’Iraq nel 1981, effettuando un bombardamento aereo per distruggere un reattore nucleare. Da diversi anni, inoltre, si è sviluppata una sorta di guerra a bassa intensità tra Iran e Israele, condotta con operazioni di intelligence e sostegno alle milizie armate. Fino al 2023, tuttavia, i due Paesi non si sono mai affrontati direttamente. Nel 2024 Israele ha attaccato il consolato  iraniano a Damasco e ha ucciso un leader di Hamas a Teheran. L’Iran ha replicato in entrambi i casi attaccando il territorio israeliano con missili e droni. Nel 2025 Israele, insieme agli Stati Uniti, ha attaccato di nuovo l’Iran nella guerra dei dodici giorni.

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