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1 Settembre 2026
17:30

I costi della guerra in Iran a 6 mesi, l’impatto energetico in Italia da 12 mld: +276€ in bolletta

Sei mesi di crisi nello Stretto di Hormuz: 276 euro in più di bollette a famiglia, benzina e diesel oltre i 2 euro e la spesa più cara del 30% in 5 anni.

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I costi della guerra in Iran a 6 mesi, l’impatto energetico in Italia da 12 mld: +276€ in bolletta
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La guerra in Iran sta pesando sull'Italia con un conto energetico stimato in quasi 12 miliardi di euro, e con rincari diretti su bollette e carburanti causati dal blocco dello Stretto di Hormuz. È la stima della CNA, Confederazione Nazionale dell'Artigianato e della Piccola e Media Impresa: tra il 1° marzo e il 31 agosto famiglie e imprese italiane hanno speso 11,8 miliardi di euro in più per carburanti, energia elettrica e gas rispetto ai livelli precedenti alla crisi. Circa la metà riguarda la mobilità, con 5,8 miliardi solo di benzina e gasolio, mentre la bolletta elettrica pesa per 3,7-3,8 miliardi e il gas consumato direttamente da famiglie e imprese per altri 2-2,2 miliardi.

È il conto di sei mesi di conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran. Nello stesso periodo, a livello globale, chi importa combustibili fossili ha pagato 330 miliardi di dollari in più rispetto a quanto i mercati si aspettavano prima della guerra: è il più grande shock petrolifero prolungato dalla Guerra del Golfo del 1990, secondo il Centre for Research on Energy and Clean Air. L'Italia compare al quinto posto tra i venti Paesi più colpiti, con un costo netto di 10 miliardi di dollari pari allo 0,42% del PIL: l'equivalente di un giorno e mezzo di reddito nazionale. Davanti a noi solo Cina, India, Giappone e Francia.

Conseguenze economiche guerra in Iran: il prezzo del petrolio arriva a casa nostra

Dal petrolio vengono estratti numerosi derivati tra cui il gasolio, che muove camion, trattori e macchinari: quando aumenta, l'aumento si trasferisce lungo tutta la filiera, dai trasporti all'agricoltura fino agli scaffali del supermercato. Era il 57% sopra le attese a marzo, è il 65% ad agosto, e nei sei mesi è costato in media 161 dollari al barile contro i 101 previsti prima della guerra. Discorso simile per il gas: il prezzo europeo è passato dal 44% sopra le attese di giugno al 76% di agosto, e la stagione del riscaldamento deve ancora cominciare.

Bollette, 276 euro in più a famiglia in un anno

A cascata i prezzi dell'energia si scaricano sulle famiglie. Secondo le stime dell'ufficio studi di Facile.it, nei prossimi dodici mesi una famiglia con una tariffa indicizzata nel mercato libero spenderà circa 276 euro in più rispetto a quanto era previsto prima dello scoppio del conflitto. La spesa complessiva tra luce e gas supererà i 2.200 euro, con un aumento del 14%.

Il peso è quasi tutto sul gas, che arriverà a 1.510 euro con 200 euro di aumento, mentre la bolletta della luce si ferma a 714 euro con 77 euro in più. Il motivo è che il gas viene acquistato sui mercati internazionali ed è la voce più direttamente esposta alle tensioni su Hormuz. Sulla bolletta elettrica, invece, il costo dell'energia è solo una parte del totale: accanto ci sono trasporto, oneri di sistema, imposte e IVA, voci che non si muovono con i mercati e che attutiscono il rincaro.

Un primo effetto è già arrivato. Per i clienti vulnerabili ancora serviti in Maggior Tutela, ARERA ha stabilito un aumento della bolletta elettrica del 4,6% nel terzo trimestre rispetto a quello precedente.

Benzina e diesel: carburanti oltre i 2 euro al litro

Sui carburanti l'estate ha segnato una svolta. Dal 4 luglio, con la scadenza del precedente intervento sulle accise, i prezzi alla pompa hanno ripreso a crescere proprio mentre la rottura della tregua tra Iran e Stati Uniti riportava lo Stretto di Hormuz al centro delle tensioni sul greggio. Secondo i dati dell'Osservatorio prezzi del Ministero delle Imprese aggiornati al 31 agosto, la media regionale della benzina self service è di 2,023 euro al litro e quella del gasolio di 2,136. Un anno fa la benzina stava intorno a 1,70 euro e il gasolio a 1,63: significa oltre 16 euro in più per un pieno da 50 litri con un'auto a benzina e più di 25 euro con una diesel.

Le differenze tra territori sono contenute ma non nulle: si va dai 2,003 euro al litro della benzina nel Lazio ai 2,061 della provincia di Bolzano, che è la più cara anche sul gasolio con 2,181 euro contro i 2,113 delle Marche.

C'è poi un dato che colpisce, perché va nella direzione opposta a quella che ci si aspetterebbe. A luglio la domanda di benzina ha raggiunto 900mila tonnellate, il livello più elevato degli ultimi sedici anni e il 3,1% in più rispetto a luglio 2025, mentre il gasolio per autotrazione ha registrato una flessione dell'8,4%. Sull'auto privata, insomma, gli italiani non hanno rinunciato nonostante i prezzi record; a tagliare i consumi è stato soprattutto il trasporto merci.

Il carrello della spesa e la stangata d'autunno

L'energia non resta confinata alla bolletta e al distributore: si trasferisce sui prezzi di tutto ciò che va prodotto e trasportato. E a valanga si scarica su un carrello della spesa già appesantito da anni di rincari. Secondo una simulazione del Sole 24 Ore su un paniere di 31 prodotti, lo scontrino settimanale di una coppia con un figlio è passato da 100 a 129,5 euro tra luglio 2021 e luglio 2026: un aumento del 29,5%, molto superiore all'inflazione generale dello stesso periodo, ferma al 21%. I picchi riguardano il caffè (+51%), l'olio extravergine (+47%) e gli ortaggi (+39%).

È un dato che va letto per quello che è: un movimento di cinque anni, iniziato ben prima della crisi di Hormuz. Ma spiega perché anche un rincaro contenuto oggi pesi più di quanto peserebbe in condizioni normali. Non a caso la quota di famiglie che dichiara di aver ridotto quantità o qualità dei prodotti acquistati è salita dal 24,3% del 2021 al 31% del 2024, e da allora i prezzi alimentari hanno continuato a crescere.

Sul trimestre che si apre, il Codacons stima una "stangata d'autunno" fino a 633 euro in più a famiglia – il calcolo riguarda un nucleo con due automobili e un figlio in età scolastica. La voce più pesante è l'energia, con 205 euro in più di luce e gas tra settembre e novembre se i prezzi resteranno ai livelli attuali. Seguono i carburanti, con una maggiore spesa trimestrale stimata in 145 euro per l'auto a gasolio e 93 per quella a benzina, ipotizzando due pieni al mese per ciascuna. Poi gli alimentari (circa 70 euro, nell'ipotesi di listini in crescita del 3%), i trasporti (68 euro), il rientro a scuola tra libri e materiale (32 euro) e i pasti fuori casa (20 euro).

Non tutti concordano: Elettricità Futura, l'associazione del comparto elettrico aderente a Confindustria, ha definito quello scenario "un inutile allarmismo", ricordando che la maggior parte delle famiglie ha un contratto a prezzo fisso e che per chi ha una tariffa indicizzata gli aumenti si tradurrebbero in pochi centesimi al giorno. È una precisazione che conta: le stime di rincaro circolate in questi giorni, comprese quelle citate in questo articolo, riguardano chi ha un contratto a prezzo variabile, cioè – secondo Elettricità Futura – una minoranza dei clienti domestici.

Sullo sfondo resta la questione dei redditi. Secondo la CGIL, dal 2021 i salari reali in Italia sono diminuiti di oltre l'8%: il caro energia si somma quindi a un potere d'acquisto che era già in arretramento prima che la crisi cominciasse.

Cosa dicono i dati ISTAT su inflazione e prezzi

A luglio 2026 i prezzi al consumo sono cresciuti del 2,9% su base annua, in leggero calo rispetto al 3,0% di giugno. Dietro quel numero, però, ci sono movimenti opposti: rallentano i carburanti e gli alimentari freschi, mentre accelerano nettamente le tariffe regolamentate di luce e gas, passate dal +9,2% al +14,8%.

Attenzione a non confondere i due piani: il rallentamento riguarda il confronto con un anno fa, non i prezzi assoluti, che nel frattempo hanno continuato a salire. I dati ISTAT lo mostrano bene: a luglio la dinamica dei carburanti è stata in sensibile calo nella prima parte del mese e in rapido rialzo nella seconda, con il gasolio passato dal +21,6% annuo di giugno al +18,8% e la benzina dal +10,3% all'8%.

La spiegazione dei tempi sta nel meccanismo delle tariffe. Quelle regolamentate vengono aggiornate ogni tre mesi dall'autorità pubblica, quindi arrivano in bolletta con mesi di ritardo rispetto a quello che è già successo sui mercati all'ingrosso. È il motivo per cui, mentre il prezzo del petrolio scendeva, la bolletta di molte famiglie continuava a salire. All'interno di quella voce, il gas nel mercato tutelato viaggia al +22,1% annuo e l'elettricità tutelata al 9,7%.

La rata del mutuo variabile: 52 euro in più entro fine anno

Il terzo canale è il credito. L'11 giugno la Banca centrale europea ha alzato i tassi di riferimento, poi il 23 luglio si è fermata: Christine Lagarde ha motivato la pausa con una crescita ancora modesta nell'Eurozona e con le tensioni in Medio Oriente, che continuano a generare uno shock energetico persistente sui prezzi.

L'effetto sulle rate è già visibile. Su un mutuo standard da 126.000 euro in 25 anni, la rata è passata dai 578 euro di gennaio ai 599 di luglio, e le proiezioni indicano circa 630 euro entro dicembre: 52 euro al mese in più rispetto all'inizio dell'anno.

Il tasso variabile oggi costa meno del fisso, ma quasi nessuno lo sceglie: nel secondo trimestre del 2026 il tasso fisso è stato selezionato nel 92% dei casi. Dopo tre anni di rate ballerine, le famiglie preferiscono pagare qualcosa in più pur di sapere in anticipo quanto pagheranno.

Perché il PIL italiano ha retto (e chi ha pagato il conto)

L'impatto più duro lo assorbono le piccole imprese. Come rileva la CNA, hanno meno strumenti rispetto alle aziende maggiori per proteggersi dalle oscillazioni dei mercati energetici, una minore capacità contrattuale negli acquisti e più difficoltà a trasferire gli aumenti dei costi sui prezzi finali. Per l'associazione si tratta di una tassa energetica straordinaria sull'economia italiana, con il rischio che una crisi geopolitica si trasformi in un freno alla competitività e agli investimenti.

Quello che invece non si è avverato è il disastro annunciato sulla crescita. Nel secondo trimestre il PIL italiano è cresciuto dello 0,2% rispetto ai tre mesi precedenti e dell'1,0% su base annua, portando la crescita già acquisita per il 2026 allo 0,8%, e l'Ufficio parlamentare di bilancio ad agosto ha rivisto al rialzo la stima per l'anno al +0,9%.

Il motivo è che l'urto è stato assorbito su altri fronti. Da un lato la crescita è arrivata dai servizi, mentre industria e agricoltura – i settori più esposti al costo dell'energia – hanno segnato una flessione, e a sostenere il quadro sono stati soprattutto gli investimenti legati al PNRR. Dall'altro, gli interventi pubblici hanno impedito che i rincari si scaricassero per intero sui prezzi finali: solo nel semestre marzo-agosto sono stati mobilitati oltre 2,3 miliardi di euro tra riduzioni delle accise, crediti d'imposta e altre misure.

L'economia italiana, insomma, ha retto meglio di quanto si temesse a marzo, ma il costo non è sparito: si è spostato. Lo hanno assorbito le famiglie, che pagano di più in bolletta e alla pompa e mettono da parte meno, e lo Stato, con aiuti che coprono solo una parte dei maggiori costi. È una copertura parziale, e con l'inverno ancora davanti il conto dei prossimi mesi dipenderà da quanto durerà la crisi nello Stretto di Hormuz.

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